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    Home » Articoli » Da Los Angeles a Martigny, Rembrandt e Van Gogh alla Fondation Gianadda
    Cultura e patrimonio

    Da Los Angeles a Martigny, Rembrandt e Van Gogh alla Fondation Gianadda

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino21 Giugno 2025
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    Vincent Van Gogh, Le Semeur (Il seminatore), 1888 circa, olio su tela (c) The Armand Hammer Collection, Gift of the Armand Hammer Foundation, Hammer Museum, Los Angeles
    Vincent Van Gogh, Le Semeur (Il seminatore), 1888 circa, olio su tela (c) The Armand Hammer Collection, Gift of the Armand Hammer Foundation, Hammer Museum, Los Angeles
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    La stagione espositiva estiva della Fondation Pierre Gianadda di Martigny si apre con un respiro internazionale, “Da Rembrandt a Van Gogh”, una selezione di circa quaranta opere provenienti dall’Hammer Museum dell’Università della California. Si tratta per il pubblico di una occasione per ammirare in territorio europeo la collezione normalmente custodita a Los Angeles, una parte della quale non aveva mai varcato l’Atlantico.

    Un itinerario attraverso quattro secoli di arte

    La mostra della Fondation Gianadda si propone quale narrazione visiva della storia dell’arte occidentale dal Rinascimento all’inizio del Novecento, con dipinti di Rembrandt, Van Gogh e altri nomi noti del panorama artistico mondiale. Accanto ad artisti francesi quali Fragonard, Chardin, Monet, Degas, Renoir, Vuillard e Bonnard, trovano spazio anche autori americani in un gioco di rimandi e confronti che mette in luce l’eterogeneità e la coerenza della raccolta.

    La cornice comune dietro alle opere in mostra è la figura di Armand Hammer imprenditore e collezionista le cui donazioni personali costituiscono il nucleo della collezione permanente dell’omonimo museo di Los Angeles. La sua raccolta non nasce come semplice accumulo di capolavori bensì come un progetto di diffusione e accessibilità all’arte nei panni di esperienza pubblica capace di generare riflessioni sul presente attraverso la memoria culturale.

    Rembrandt, Van Gogh e non soltanto alla Fondation Gianadda

    Tra le opere più emblematiche di “Da Rembrandt a Van Gogh” alla Fondation Gianadda spicca una Giunone dipinta attorno al 1662 da Rembrandt, dove la divinità è rappresentata con i tratti di una nobildonna olandese del XVII secolo. Van Gogh è presente con “Il seminatore”, reinterpretazione vibrante di un soggetto del francese Jean-François Millet nel quale l’energia del gesto e l’intensità cromatica parlano di modernità e alienazione.

    Molti lavori anche essi di artisti francofoni offrono scorci sulla vita quotidiana o sulla natura: le navi ancorate di Eugène Boudin, le peonie di Henri Fantin-Latour ma anche le scene urbane di Camille Pissarro e le ballerine di Edgar Degas, spesso colte in momenti intimi e non spettacolari. Opere come la “Vue sur Bordighera” di Claude Monet o la “Scène de rue” di Pierre Bonnard riflettono il gusto per la luce, la composizione aperta e la libertà espressiva.

    Accanto ai dipinti, l’esposizione dedica uno spazio significativo alla scultura satirica di Honoré Daumier, in particolare a una serie di bronzi derivati da figure modellate originariamente in argilla. La presenza di tali ritratti caricaturali di politici della Monarchia di Luglio fusi tra il 1929 e il 1948  introduce un elemento di critica sociale e di ironia visiva offrendo un punto di vista meno convenzionale sull’arte ottocentesca.

    Informazioni pratiche

    La mostra “Da Rembrandt a Van Gogh” è aperta tutti i giorni sino al prossimo martedì 2 dicembrecon orario continuato dalle 9 alle 18. La sede coincide, come specificato, con il polo della Fondation Pierre Gianadda, sito in Rue du Forum a Martigny (Cantone del Vallese).

    Il biglietto di ingresso al prezzo di 20,00 euro comprende anche la visita al Museo archeologico gallo-romano, al Museo dell’automobile e al Parco delle sculture. Sono disponibili riduzioni per gruppi, studenti e famiglie, con catalogo ufficiale acquistabile direttamente in loco.

    L’esposizione è stata curata da Cynthia Burlingham, vice direttrice e responsabile delle collezioni dell’Hammer Museum, e da Naoko Takahatake, direttrice e conservatrice capo del Grunwald Center for the Graphic Arts.

    LEGGI ANCHE: Edvard Munch e Joan Mirò: una doppia mostra a Torino

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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