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Home » Articoli » Le relazioni italo-francesi al tempo di Giorgia Meloni
Politica

Le relazioni italo-francesi al tempo di Giorgia Meloni

Jean-Pierre DarnisJean-Pierre Darnis20 Giugno 2025
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Il presidente Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 3 giugno 2025 a Roma per le relazioni italo-francesi - pour les relations franco-italiennes (c) CC BY-SA 3_0 IT Presidenza del Consiglio dei Ministri
Il presidente Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 3 giugno 2025 a Roma per le relazioni italo-francesi - pour les relations franco-italiennes (c) CC BY-SA 3_0 IT Presidenza del Consiglio dei Ministri

Diffondiamo un articolo di Jean-Pierre Darnis, pubblicato in lingua francese su The Conversation, sulle relazioni italo-francesi e tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron.


Il 3 giugno 2025 Emmanuel Macron ha incontrato a Roma Giorgia Meloni: si è trattato della prima visita bilaterale tra il capo di Stato francese e il capo dell’esecutivo italiano da quando quest’ultimo è salito al potere nel settembre 2022. Ci sono voluti quasi tre anni per organizzare la visita, in netto contrasto con i decenni precedenti.

Dopo l’elezione di François Mitterrand nel 1981, i due Paesi, membri fondatori dell’Unione europea, hanno istituito vertici bilaterali annuali per promuovere e istituzionalizzare il dialogo. Queste relazioni sono state costanti e relativamente ininterrotte fino a poco tempo fa. Le relazioni si erano già deteriorate dopo la prima elezione di Emmanuel Macron nel 2017, in particolare a causa degli accordi relativi all’acquisizione dei cantieri navali di Saint-Nazaire da parte della società italiana STX Fincantieri e per i disaccordi sulla questione libica.

L’arrivo al potere a Roma nel 2018 di una maggioranza populista guidata dal Movimento 5 Stelle (M5S), associato alla Lega (Lega Nord), un partito che ha subito un’evoluzione estremista, ha acuito queste tensioni, che però si sono attenuate l’anno successivo con il cambio di coalizione, con il M5S che ha governato da allora in poi insieme al Partito Democratico.

Con l’ingresso di Mario Draghi a capo del governo italiano nel 2021, è emersa per breve tempo anche una forma di romanticismo bilaterale. Questo periodo è stato segnato dalla firma a Roma, nel novembre 2021, del cosiddetto “Trattato del Quirinale”, che ha segnato una svolta nell’istituzionalizzazione delle relazioni tra Francia e Italia.

Il meccanismo

Il testo stabilisce un meccanismo paragonabile a quello che regola le relazioni franco-tedesche dal Trattato dell’Eliseo del 1963. Il Trattato del Quirinale, che entrerà effettivamente in vigore solo nel 2023, mira a sistematizzare il lavoro bilaterale tra i vari ministeri francesi e italiani – un approccio che ha avuto effetti positivi.

Emmanuel Macron e Mario Draghi firmano il Trattato del Quirinale a Roma il 26 novembre 2021 (c) CC BY-SA 4_0 Wikimedia Commons

La crisi del 2018-2019 ha evidenziato la mancanza di comprensione reciproca tra i due Paesi. Ciò si è riflesso nelle diverse valutazioni della situazione nel Mediterraneo meridionale: la Francia ha voluto dare priorità alla lotta al terrorismo, mentre l’Italia ha proposto una visione di equilibrio regionale per gestire sia la pressione migratoria che le forniture energetiche.

Tuttavia, il lavoro svolto all’interno dei Ministeri degli Affari Esteri e della Difesa dei due Paesi ha contribuito a sviluppare delle convergenze. È notevole che la presenza di un contingente italiano in Niger dia a Roma un’impronta militare in Africa – e questo in un momento in cui l’intera presenza francese nell’area è stata ritirata. Questa capacità italiana conferisce a Roma un’autonomia di analisi che mancava nel periodo precedente e che corrisponde al cosiddetto “piano Mattei ” che Giorgia Meloni sta ora difendendo per l’Africa.

Percezioni reciproche tinte di diffidenza

In Italia, la percezione della storia della nazione italiana, quella del processo di unificazione del XIX secolo, è costellata di riferimenti contrastanti all’azione francese nella penisola: le due campagne napoleoniche, l’intervento di Napoleone III nella seconda guerra d’indipendenza italiana e la presa della Tunisia da parte dei francesi nel 1881 sono ancora oggi episodi dolorosi.

L’esercito francese entra a Roma il 15 febbraio 1798 (1834), Hippolyte Lecomte c) CC BY-SA 4_0 Wikimedia Commons Musée du Trianon/Wikipedia

Da parte francese, invece, l’enfasi era posta su riferimenti comuni e positivi alla latinità e al cristianesimo. Molti italiani, convinti di essere i detentori quasi monopolistici dell’eredità romana e cristiana, vedevano in questo una via d’uscita. Le due narrazioni storiche nazionali divergono e questo è il terreno fertile per molti malintesi.

Analisi incrociate

Lo stesso vale per le analisi incrociate della situazione politica interna.

Agli occhi degli italiani, il sistema semipresidenziale dellaQuinta Repubblica è sempre stato democraticamente sospetto, perché concentra troppi poteri nelle mani di un unico leader; agli occhi dei francesi, il sistema parlamentare italiano ha spesso suscitato una forma di incomprensione per l’interazione a volte bizantina tra i partiti.

Questa interpretazione costituzionale è alla base della tradizionale diffidenza degli italiani nei confronti dei Presidenti della Repubblica francesi – una diffidenza particolarmente sentita nei confronti di Emmanuel Macron, soprattutto perché l’attuale coalizione di destra si dichiara sovranista, il che la porta regolarmente a criticare un Presidente francese con il quale si percepisce in competizione su molte questioni.

Le maggioranze di destra italiane sono state spesso interpretate erroneamente in Francia come promotrici del liberismo economico. Tuttavia, la coalizione guidata da Giorgia Meloni dal 2022, pur essendo socialmente conservatrice, non ha intenzione di ridurre la portata dell’intervento statale in campo economico.

Va inoltre notato che la percezione di Giorgia Meloni in Francia è influenzata dalla particolare posizione di Marine Le Pen nel gioco politico, due fattori che trarrebbero beneficio da una differenziazione (la RN e Fratelli d’Italia, il partito della Meloni, ad esempio, non siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo).”L’Italie dans l’UE : la voie Meloni”, L’Essentiel du Dessous des cartes, Arte (maggio 2024).

La necessità di parlare con una sola voce

Infine, il quadro strategico suscita sia preoccupazioni che potenziali convergenze. Dal 2022, i governi francese e italiano hanno sempre sostenuto l’Ucraina di fronte all’aggressione russa. Questa posizione riflette anche una forma di ortodossia europea. D’altra parte, di recente è emersa una divergenza di fronte all’allontanamento dall’Europa della seconda presidenza Trump. Per i francesi, questo è un segno di rottura dell’alleanza transatlantica. Gli italiani condividono l’osservazione di fondo, ma continuano a ritenere che il “campo occidentale” debba essere mantenuto, con l’idea che gli eccessi dell’inizio della presidenza Trump lascino il posto a un ritorno al pragmatismo.

Su questo punto l’Italia si differenzia non solo dalla Francia, ma anche da tutti i Paesi europei, Germania e Polonia in testa, che non solo prendono estremamente sul serio una futura minaccia russa all’Unione, ma intendono anche mettere in atto meccanismi per compensare l’eventuale ritiro americano. Vale la pena notare che il cancelliere tedesco Friedrich Merz sembra ora essere una forza trainante per l’Europa.

Sebbene abbia avuto di recente incontri bilaterali di qualità sia con Emmanuel Macron che con Giorgia Meloni, le difficoltà di comunicazione tra questi ultimi due leader potrebbero causare problemi nel cuore di un’Europa che, nel contesto attuale, ha più che mai bisogno di parlare con una sola voce.

Le relazioni bilaterali devono essere rilanciate

Le relazioni bilaterali tra Parigi e Roma devono quindi essere rilanciate. Esso può basarsi su uno strumento già esistente, il Trattato del Quirinale, che prevede l’organizzazione di vertici bilaterali annuali e incontri regolari tra ministri, una serie di processi in grado di riprodurre con l’Italia la solidità del rapporto con la Germania. Inoltre, la ripresa degli incontri al vertice tra Francia e Italia – l’incontro tra Macron e Meloni ha portato all’annuncio di un vertice bilaterale di governo previsto per il primo trimestre del 2026 – è una buona notizia.

È fondamentale che l’intensità e la qualità del dialogo tra questi due pesi massimi dell’UE riflettano sia il loro livello di integrazione all’interno dell’Unione sia le loro opinioni condivise su questioni strategiche come la necessità di fornire un sostegno incrollabile all’Ucraina. L’incontro del 3 giugno ha fornito l’occasione per un primo confronto strategico tra i due leader, che hanno discusso le questioni più delicate e hanno espresso il desiderio di trovare una posizione comune per la prossimariunione del G7(in Canada, dal 15 al 17 giugno 2025) sulle sanzioni e la posizione sulla Russia.

Le peregrinazioni della seconda presidenza Trump offrono a Parigi e Roma un’ottima occasione per superare le guerre picrocoline e concentrarsi sul mantenimento, e persino sullo sviluppo, di un modello europeo comune.

LIRE AUSSI: dialogo Francia-Italia a Parigi sulla difesa, in un contesto di urgenza

Cet article est republié à partir de The Conversation sous licence Creative Commons.

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Jean-Pierre Darnis

Professore universitario, Direttore del Master in Relazioni italo-francesi, Université Côte d’Azur, Ricercatore associato presso la Fondation pour la Recherche Stratégique (FRS, Parigi), Professore e membro del CISS presso l'Università LUISS di Roma, Université Côte d’Azur

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