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Home » Articoli » “Sensa raïtz pas de flors”, senza radici non ci sono fiori, il Premio Ostana 2025
Eventi

“Sensa raïtz pas de flors”, senza radici non ci sono fiori, il Premio Ostana 2025

Cristina BrunoCristina Bruno27 Giugno 2025
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Premio Ostana 2025, cover
Premio Ostana 2025, cover

Il Premio Ostana 2025 sulle Scritture in Lingua Madre si svolge ai piedi del Monviso, nel piccolo villaggio alpino di Ostana, in provincia di Cuneo, dal 27 al 29 giugno 2025.

La diciassettesima edizione è uno spazio di ascolto, riconoscimento e celebrazione delle culture e delle lingue minoritarie, in cui storie, idee, musiche e arte si intrecciano non per parlare solo di territori considerati marginali, ma proporre le lingue storiche come risorsa viva per la cultura globale.

La cerimonia di premiazione, momento culminante delle tre giornate dedicate alle lingue madri, sarà trasmessa in streaming domenica 29 giugno alle 14:00.

Con lingua minoritaria si intende una lingua materna, spesso di origini antiche, parlata da una comunità che è in minoranza rispetto alla lingua ufficiale. Il primo documento a prenderne in considerazione la tutela è stato il ‘Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici’, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976.

Nel 1992 è stata redatta la ‘Carta europea per le lingue regionali o minoritarie (European Charter for Regional or Minority Languages, ECRML)’, a cui è seguita la ‘Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali’, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo nel 1995 ed entrata in vigore nel 1998.

In Italia le minoranze tutelate dalla legge 482 del 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche“, sono dodici, di cui quattro parlate in Piemonte e Valle D’Aosta.

Un progetto culturale globale nel cuore delle Alpi

Nato nel 2008 su iniziativa del Comune di Ostana e dell’associazione Chambra d’Oc, il Premio Ostana, ha ospitato negli anni oltre cento artisti provenienti da cinque continenti: scrittori, poeti, musicisti, registi e traduttori, con più di 50 le lingue madri rappresentate.

Il centro polifunzionale della borgata Miribrart, che ospita l’evento, diventa spazio di incontri, letture, proiezioni, performance multimediali e concerti, in un dialogo vivo fra comunità locali e realtà linguistiche lontane per affrontare la biodiversità linguistica con tante angolature.

Il programma riconosce e valorizza il contributo di artisti provenienti da diversi contesti geografici e culturali: dalla Bretagna al Burkina Faso, dall’Occitania francese alla Croazia, passando per l’Irlanda, la Galizia, il Madagascar e la Siria. Decine di lingue minoritarie vi trovano voce, dai navajo ai bretoni, dai baschi ai sami, dai catalani a parlate antiche e rare.

Alcune di queste lingue sono oggi parlate da pochi, come l’arbërisht, variante dell’albanese conservata da piccole comunità altre, come l’occitano, contano ancora una diffusione significativa, con una stima di circa due milioni di parlanti.

Edizione 2025, “Sensa raïtz pas de flors”

A guidare questa XVII edizione il motto “Sensa raïtz pas de flors”,  “senza radici non ci sono fiori” su cui Collettivo Artistico del Premio ha composto la canzone-inno omonima, ispirata al canto Can vei la flor del poeta trobadorico occitano Bernart de Ventadorn.

Coniuga suoni arcaici di ghironda, cornamusa, violino e clarinetto basso, con la musica a bordone e la polifonia delle tradizioni orali alpine e pirenaiche, e propone un ponte tra passato e presente, un inno all’amore, alla natura e alla solidarietà che rappresenta il senso della manifestazione.

Valore culturale ed effetti virtuosi

Il Premio Ostana valorizza le lingue “resistenti”, promuove il dialogo interculturale e sostiene la ricchezza del plurilinguismo come risorsa culturale e politica. Si configura come un modello replicabile in cui la cultura diventa motore di valorizzazione territoriale e identitaria, restituendo senso e dignità alle minoranze attraverso la parola. È una delle esperienze più significative a livello internazionale per tastare lo stato di salute delle lingue minoritarie, ma anche per risvegliare nei loro parlanti quel senso di appartenenza e di orgoglio che rende la lingua un corpo vivo da abitare.

Nel tempo, Ostana è diventata un appuntamento di riferimento a livello mondiale, riconosciuto dall’UNESCO, che ha proclamato il “Decennio Internazionale delle Lingue Indigene 2022–2032”,  e sostenuto da due importanti network internazionali impegnati nella difesa della diversità linguistica: ELEN (European Language Equality Network) e NPLD (Network to Promote Linguistic Diversity).

L’obiettivo non è la conservazione statica di lingue percepite in declino, ma il loro uso vivo come strumenti creativi per raccontare il presente, costruire immaginari contemporanei, generare relazioni. In questo orizzonte, il Premio Ostana lavora per creare un senso di radicamento, capace di accogliere chi arriva da altre culture perché le lingue storiche possano configurarsi non come barriere, ma ponti. Non chiusure identitarie, ma aperture relazionali: un nuovo esperanto con radici antiche.

Ostana protagonista: la rinascita di un’idea alpina

Collettivo Ostana (c) Premio Ostana
Collettivo Ostana (c) Premio Ostana

Quella di Ostana è una delle più emblematiche storie di rigenerazione alpina. Il villaggio, che fino a pochi decenni fa sembrava destinato a scomparire, ha beneficiato di una visione che ha coniugato istituzioni, cultura, architettura e paesaggio.

Nel 1921 Ostana contava quasi 1.200 abitanti. Poi l’emigrazione, l’abbandono dell’economia agro-pastorale e la crescente attrattiva delle città industriali del Piemonte ne svuotarono le case. Le alte valli occitane piemontesi sono state tra le aree dell’arco alpino europeo più duramente colpite dai processi di spopolamento del Novecento. Alla fine degli anni Ottanta, il paese contava appena cinque residenti stabili, per lo più anziani, mentre il patrimonio edilizio versava in condizioni di abbandono e degrado, con molte abitazioni ridotte a ruderi.

Dalla visione alla realtà

Il principale promotore della rinascita di Ostana è stato il sindaco Giacomo Lombardo, insieme a chi, come Ines Cavalcanti promotrice e direttrice artistica del Premio Ostana, Walter Giuliano, gli architetti Antonio De Rossi e Renato Maurino, ha coltivato con passione una visione, per ricucire il territorio attraverso l’ascolto e e motivazioni.

Un lavoro paziente che ha saputo concretizzarsi fornendo strumenti, accompagnando le persone, educando alla relazione con il luogo. È così che sono nati piccoli orti biologici, allevamenti di montagna, botteghe artigiane, spazi culturali.

Dal 1985 a Ostana non si edifica nulla di nuovo, le costruzioni sono state risistemate usando pietra e legno, secondo criteri di ristrutturazione coerenti con il paesaggio. Un’altra leva utilizzata è stata ed è la valorizzazione della lingua dei nonni, che negli Anni Ottanta gli abitanti hanno scoperto chiamarsi occitano.

Oggi Ostana conta circa ottanta residenti, in larga parte giovani e famiglie, ha un asilo nido, così come rifugi, spazi per il coworking e laboratori artigianali. La lingua occitana, a lungo silenziata, torna a essere parlata e insegnata. Vi si sperimentano forme cooperative, si costruiscono percorsi educativi e culturali, si monitora l’impatto del turismo per evitare derive speculative e la festa diventa momento di incontro, di confronto e progettazione.

Si punta sulla bellezza, “perché il bello porta altro bello” come ha detto il sindaco Lombardo. Un processo che ha valso al piccolo comune della Valle Po numerosi riconoscimenti a livello europeo, che ne hanno premiato la qualità paesaggistica, l’impegno per la sostenibilità e la coerenza tra il recupero del patrimonio edilizio e la visione sociale.

Un percorso possibile per territori spopolati delle Alpi?

La rinascita della montagna è possibile. Il trend dello spopolamento si è invertito a Ostana da ormai vent’anni. Diverse persone guardano alla montagna come opportunità ma l’attenzione ora dovrà spostarsi anche su un piano politico e di ridistribuzione delle risorse perché per il Governo Italiano la montagna cui guardare non sia solo Cortina d’Ampezzo, ma anche quella dei piccoli villaggi.

I semi piantati per anni ora stanno germogliando. A osservare l’esperienza di Ostana, la cultura che parte dal basso, dal lavoro capillare, dalle lingue minoritarie e dalle comunità locali può diventare un modello anche fuori dai confini di una valle che guidi i territori a crescere con competenze che possano mettere le basi per il futuro. Con questa visione parte la XVI edizione del Premio Ostana.

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Cristina Bruno

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