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    Home » Articoli » “Fratelli in quota”: cadute e rinascite del Gruppo militare di alta montagna
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    “Fratelli in quota”: cadute e rinascite del Gruppo militare di alta montagna

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino27 Luglio 2025
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    Il Gruppo militare di alta montagna, Le Groupe militaire d’haute montagne (c) Claude Gardien, Éditions Paulsen
    Il Gruppo militare di alta montagna, Le Groupe militaire d’haute montagne (c) Claude Gardien, Éditions Paulsen
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    Dove finisce la via tracciata e inizia l’incertezza, lì si muove il Gruppo militare di alta montagna, la cui storia ultra decennale è riassunta e raccontata da Claude Gardien in “Frères d’altitude” (“Fratelli in quota”). Nel suo volume egli ripercorre imprese, silenzi e decisioni difficili che hanno segnato la rinascita di questo gruppo unico nel panorama militare e alpinistico europeo, una narrazione che intreccia il rigore dell’addestramento con la fragilità dell’uomo in parete.

    Il libro è il frutto del lavoro di raccolta di testimonianze di un appassionato di alpinismo e arrampicata nonché di un giornalista sportivo e per molti anni direttore della rivista “Vertical”. Esso è stato pubblicato nell’ottobre del 2016 per le Éditions Paulsen, sul sito web delle quali esso è acquistabile nella sua versione cartacea al prezzo di 56,00 euro.

    Il Gruppo militare di alta montagna

    Il Groupe militaire de haute montagne (Gruppo militare di alta montagna) è una delle unità più particolari dell’esercito francese, nato nel 1976 con sede a Chamonix e operativo quale squadra di ricerca e sperimentazione. Le sue missioni non si limitano all’alpinismo estremo: il gruppo è un banco di prova per nuove tecnologie, materiali e tecniche utili all’addestramento delle truppe di montagna e delle forze speciali in condizioni estreme di freddo, quota e isolamento.

    Sin dalla sua fondazione, il GMHM ha cercato di spingersi oltre i limiti conosciuti dell’alpinismo, partecipando a spedizioni in Himalaya, Alaska, Patagonia, Groenlandia, Antartide. Il tutto in una squadra che ha fatto della montagna la propria scuola di vita, rendendo l’alta quota un autentico banco di prova di resilienza, disciplina e passione. 

    Le origini

    La storia del Gruppo militare di alta montagna prende forma a metà degli Anni Settanta, quando il generale Laurens, comandante della neonata 27ª divisione alpina, intuisce che l’alpinismo di alto livello richiede una struttura stabile. L’idea è quella di creare una squadra in grado di competere con i migliori alpinisti del mondo su ogni tipologia di terreno montano, selezionata personalmente e guidata dal capitano Jean-Claude Marmier.

    Nasce così ufficialmente il GMHM, una piccola unità composta da dieci uomini formati con rigore e destinati a esplorare il mondo verticale con uno spirito di eccellenza. Nei primi anni il gruppo si concentra sull’arco alpino, perfezionando ogni tecnica e ripetendo itinerari impegnativi come la Direttissima dei Drus (Monte Bianco) o la via John Harlin all’Eiger (Alpi Bernesi) prima di lanciarsi, negli Anni Ottanta, nelle grandi spedizioni internazionali.

    Una storia che rinasce dal lutto

    Uno degli episodi centrali di “Fratelli in quota” risale all’autunno del 2003, sulle pendici dello Shishapangma, la quattordicesima cima più alta della Terra con i suoi 8.027 metri. L’improvviso cedimento di una cornice di neve trascina nel vuoto due dei suoi membri, un colpo durissimo per l’unità di élite dell’esercito francese, che finisce con il lasciarsi cogliere dal lutto e sopraffare dal timore.

    Laddove alcuni vacillano dallo scoraggiamento o abbandonano per lo sconforto, tre militari decidono di non arrendersi: ripartono da capo, ricostruiscono il gruppo, formano nuove cordate. Saranno necessari anni prima che la squadra torni a imporsi sulla scena alpinistica internazionale, una rinascita che culmina con la prima traversata riuscita della Cordigliera Darwin nella Terra del Fuoco datata 2011.

    Da quella svolta prendono le mosse imprese di rilievo assoluto: l’apertura di vie in Himalaya, le scalate in Patagonia e, nel 2014, il finale ritorno in vetta e in stile alpino sullo Shishapangma.

    LEGGI ANCHE: Il “Naufragio sul Monte Bianco” di François Henry e Jean Vincendon

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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