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    Home » Articoli » Piccolo ritratto della Légion d’Honneur a Michel Moriceau
    Eventi

    Piccolo ritratto della Légion d’Honneur a Michel Moriceau

    Enrico MartialEnrico Martial1 Febbraio 2026
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    Michel Moriceau et Cécile Courrèges à Sallanches lors de la remise de la Légion d'Honneur, le 30 janvier 2026 (c) Nos Alpes
    Michel Moriceau et Cécile Courrèges à Sallanches lors de la remise de la Légion d'Honneur, le 30 janvier 2026 (c) Nos Alpes
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    Siamo stati alla cerimonia di consegna della Légion d’honneur a Michel Moriceau, a Sallanches, in Alta Savoia, il 30 gennaio 2026. Abbiamo lasciato la Fiera di Sant’Orso che si teneva ad Aosta, volevamo proprio esserci, di persona e per un amico, ma anche per vedere e capire. Per questo ne scriviamo, perché la cerimonia ha offerto un piccolo ritratto di questa parte delle Alpi, di una comunità, di una professione e di una persona per bene.

    Michel Moriceau è un medico, ed è ora presidente del Consiglio di sorveglianza degli Ospedali dei Pays de Savoie. È presidente e animatore del Salon international du livre de montagne Passy. Nos Alpes pubblica sue recensioni di libri di montagna, la domenica mattina. Inoltre, è un amico della Valle d’Aosta, dove ha molte conoscenze, e la Regione viene regolarmente ospitata a Passy.

    Le gente

    Intanto, c’era molta gente. La cerimonia ha avuto luogo a Sallanches, nella Petite Salle del grande Espace Curral, che ospita spettacoli e la Saison culturelle. Oltre alla famiglia, c’erano gli amici, il mondo della salute e dei medici (come la direttrice degli ospedali del Pays du Mont-Blanc, Aude Mallaisy) quello delle lettere e della cultura, alcuni esponenti politici, tra cui il presidente del Dipartimento, Martial Saddier, il sindaco di Chamonix, Éric Fournier, e vari altri dai comuni della Vallée de l’Arve, come Delphine Chatrian, adjointe à la culture a Passy.

    Sono presenze con storie che si intersecano con quella di Moriceau, ed emergevano dalle parole dei due discorsi della cerimonia, di Cécile Courrèges, la direttrice generale dell’Agence régionale de santé (ARS) Auvergne-Rhône-Alpes, e appunto di Michel Moriceau. Prima di sedersi, già gli aneddoti correvano, per esempio di un Moriceau studente e giornalista corrispondente di Le Maine Libre di Le Mans, con una penna già molto (o troppo) letteraria.

    Une partie du public à sallanches lors de la remise de la légiond'honneur à michel moriceau, le 30 janvier 2026 (c) nos alpes
    Une partie du public à Sallanches lors de la remise de la Légiond’honneur à Michel Moriceau, le 30 janvier 2026 (c) Nos Alpes

    Fare innovazione in medicina in un angolo delle Alpi

    Michel a scuola andava bene, i voti erano molto buoni. Tra le lettere e la medicina scelse la seconda.

    La direttrice Courrèges ha ricordato che se un medico può scrivere di lettere, è più difficile che uno che scrive di lettere possa poi fare il medico. Una scelta voluta, ha detto Moriceau, ed è in questa sua vicenda personale che si può leggere un pezzo di storia recente, di queste Alpi.

    Il Plateau d’Assy era conosciuto da inizio Novecento per le cure alla tubercolosi, e con diversi sanatori anche nelle località vicine. Con il dopoguerra, diversi edifici sono stati riconvertiti ma quello di Praz Coutant ancora oggi accoglie pazienti colpiti da malattie gravi e incurabili. Qui arrivò Moriceau, originario dai Pays de la Loire.

    Sono stati gli anni della professione, ma anche delle sfide e dei momenti difficili. Nei ricordi della cerimonia, si è ricordata l’epoca dell’AIDS, della battaglia medica e umana che comportò.
    Poi, soprattutto, è emerso che Praz-Coutant, con i suoi 1225 metri di altitudine, con il suo ospedale perso e lontano, è stata un laboratorio e un luogo d’inizio di molte politiche e di innovazioni in materia di salute in Francia (e quindi in Europa).

    Cure palliative, presa in carico del personale sanitario, partecipazione

    Qui si è iniziato a impiegare le cure palliative, le terapie del dolore, la piena presa in carico medica e umana di quella fase cruciale di vita delle persone. Moriceau ci ha scritto dei libri, che sono da leggere e sono diversi. Il primo da impugnare è La vie en parenthèses, che racconta appunto venti anni al servizio di ematologia, tra innovazione, professione, comunità, pazienti colpiti da tumore, leucemia, AIDS.

    Nella cerimonia sono emersi diversi momenti di quel percorso che è fondato sulla centralità della persona, come si ritrova nei suoi libri.

    L’innovazione delle cure palliative è stata accompagnata da altri progressi come quello del “prendere in carico” anche i medici e il personale sanitario. Coloro che prodigano le cure, hanno un impegno difficile di cui bisogna comprendere la dimensione psicologica e sociale. Inoltre, sono stati ricordati anche i casi di violenze contro il personale sanitario, a Sallanches e Annemasse, tra fine dicembre 2024 e inizio gennaio 2025. Ebbero forte impatto anche emotivo per il personale, già esposto per mestiere a un peso psicologico significativo.

    E poi, terzo progresso, il metodo partecipativo, dell’ascolto, della collaborazione come metodo per fare avanzare le politiche pubbliche della salute. È un altro tema che sembrava (o sembra ancora) lontano e astratto, ed è invece il percorso, ancora da consolidare, per progredire.

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    Praz Coutant nel 1929 (c) CC BY SA 4_0 Wikimedia Commons

    I discorsi

    I due discorsi sono stati leggeri, ricchi e a tratti allegri. Certamente la direttrice dell’ARS Cécile Courrèges è stata brava e preziosa, ma Michel Moriceau – forse perché era al centro della giornata – è stato splendido, capace di passare dagli argomenti più alti allo scherzo e alla leggerezza. Ha seguito un percorso narrativo che poteva essere scritto e che invece era detto a braccio, con almeno una quarantina di nomi citati, e solo alcuni erano in sala.

    Era la prima grande comunità della cerimonia, quella del progresso della cultura e delle cure mediche. Nel pubblico si vedevano alcuni volti che si illuminavano, nei diversi passaggi: storie di persone, di un progresso fatto insieme. Appunto per questo viene attribuita un’onorificenza, come la Légion d’Honneur: per un merito personale che diventa collettivo.

    Umiltà, dovere e rispetto

    Il profilo di Moriceau è poi particolare. È ricco di titoli, e ora è appunto presidente del Consiglio di sorveglianza degli ospedali del Pays du Mont-Blanc. Si presenta però – anche nella voce – con un profilo basso, di uno che agisce ma senza farsi troppo notare.

    “Bene seguire” ha detto, più che guidare. E in effetti, nella sua gentilezza e nel modo di rapportarsi agli altri si nota un tono di umiltà, proprio come scelta. Il suo essere umile però non è una scusa, un modo per stare indietro, per non fare, per proteggersi in seconda o terza fila.

    In uno dei momenti alti del discorso, ha detto di aver appreso da uno dei suoi capi medici, e già da giovane, tre principi che lo guidano ancora oggi: l’umiltà, il dovere, e il rispetto.

    In mezzo a queste tre parole accennava alle sue esperienze dirette: perché con l’umiltà si ascolta, si aggiusta il tiro, si agisce con proporzione, si partecipa. Poi il dovere: sembra intuitivo, ma significa darsi con responsabilità e attenzione, e “prendere in carico” le cose da fare, anche in situazioni difficili come quelle della salute, perché sullo sfondo si vedevano le persone, i malati.

    E poi il rispetto, che riguarda anche i corpi. Ricordava di un collega davanti a una persona in coma, con gesti di “gentilezza e rispetto”. Insomma, Moriceau è riuscito a infilare nel suo discorso, tra gli accenni di allegria, delle cose che lette separatamente sono pesantissime, piene di forza, responsabilità, di dolore, di umanità.

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    E poi le lettere

    Nel mondo che ha assistito alla cerimonia c’erano anche gli amici delle lettere. Il salone internazionale del libro di montagna di Passy è stato inventato da François Garde, ha ricordato. Era nelle prime file alla cerimonia e bisogna leggere un suo classico: Ce qu’il advint du sauvage blanc, da Gallimard.

    Michel Moriceau ne è ora il presidente e l’animatore insieme a Joëlle Chappaz e a un ampio gruppo di volontari. Si svolge ogni anno in un fine settimana della prima quindicina di agosto. Ha sempre una dimensione transfrontaliera, e coinvolge la Valle d’Aosta e la Svizzera romanda, ma con uno sguardo alle opere italiane e svizzere più in generale. Ci sono non solo presentazioni di libri, ma anche incontri utili: l’anno scorso se ne è ascoltato uno formidabile sul futuro della montagna nelle trasformazioni climatiche.

    Alla cerimonia, la vicenda delle lettere, come scelta parallela di vita di Moriceau, attraversava il pubblico, era condivisa come una grande priorità. Stava nell’idea che la parola sia importante per tenere insieme ciò che si fa, per capire il presente e il futuro, per capirsi tra di noi e con gli altri. La parola e le lettere, anche in questo momento storico.

    Alla fine, sono tutte cose umane, e questo mescolava nell’occasione il passato, i progressi realizzati e il futuro, la medicina, le lettere, gli amici e anche la sua famiglia. Erano in prima fila, e contenti, con i due figli – medici – la moglie (che è stata un grande capo della sanità), il fratello, le nuore, e i tre nipotini.

    LEGGI ANCHE: Salon du livre de montagne di Passy, quattro persone e un mondo intorno

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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