C’erano moltissime persone sabato 3 ottobre alla marcia No Tav da Sant’Ambrogio di Torino ad Avigliana contro la Torino–Lione, e non in generale, ma per la nuova tratta tra Avigliana e Orbassano.
Il corteo ha percorso circa quattro chilometri e mezzo, da piazza XXV Aprile, davanti al municipio di Sant’Ambrogio, ed è arrivata in piazza del Popolo ad Avigliana, lungo un percorso di circa 4,5 chilometri. Un primo dispaccio dell’Ansa, diffuso alla partenza, indicava circa un migliaio di partecipanti, per il comune di Avigliana erano 5 mila.
La mobilitazione ha ricevuto il sostegno dei Comuni di Sant’Ambrogio e Avigliana e dell’Unione montana Valle Susa. C’erano il presidente dell’Unione montana e sindaco di Caselette Pacifico Banchieri, l’ex sindaca di Torino e deputata Chiara Appendino (da sempre contro l’infrastruttura) e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi. Vi erano poi altri sindaci della valle, alcuni parlamentari ed esponenti del Consiglio regionale del Piemonte.
La manifestazione si è svolta pacificamente. Anche Legambiente, nell’annunciare la propria adesione, aveva richiamato il carattere nonviolento della protesta. Al corteo c’era un gruppo di oppositori francesi alla linea, tra cui Roland Borghi 4ème adjoint al sindaco di L’Isle d’Abeau, Comune non lontano da Lione, con delega (si tratta di un assessore) ai grandi progetti e all’ambiente.
La tratta Avigliana-Orbassano
Il collegamento tra il comune di Avigliana e lo scalo merci di Orbassano (dove si trova l’interporto) costituisce una parte dell’accesso italiano alla Torino–Lione, prima del tunnel di base transfrontaliero in costruzione tra Italia e Francia.
Il progetto di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) prevede circa 24 chilometri, otto in galleria naturale sotto la collina morenica e quattro in galleria artificiale. Per RFI la linea serve al trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e per lo spostamento dei treni merci dalla linea storica, così da liberare capacità per il trasporto di persone come collegamento metropolitano in Val di Susa, e qui siamo all’imbocco dopo Torino.
All’avvio della conferenza dei servizi (la riunione di concertazione con i titolari di diritti e di competenze pubbliche sulla tratta), l’11 febbraio 2026, RFI aveva indicato un costo di circa tre miliardi di euro, con 827 milioni già disponibili. L’avvio della fase di affidamento dei lavori dovrà comunque attendere l’intera copertura finanziaria, e quindi anche i tempi di realizzazione non sono certi.
Le contestazioni riguardano sia l’utilità della nuova infrastruttura sia le conseguenze dei cantieri. Nelle osservazioni rese pubbliche a luglio, le amministrazioni locali hanno segnalato lacune del progetto e risposte insufficienti su viabilità di cantiere, passaggio dei camion, gestione dei materiali di scavo e interferenze con il territorio e le risorse idriche. Chiedono inoltre di dare priorità al miglioramento dei collegamenti ferroviari utilizzati quotidianamente dai residenti.
Poca informazione e coinvolgimento del territorio
In generale, si percepisce una scarsa informazione del territorio, e nessun coinvolgimento locale sull’avanzamento del progetto, al di là della conferenza dei servizi prevista dalla legge. Per esempio, la riunione di informazione del 17 settembre, ad Avigliana, è stata organizzata dagli enti locali, per presentare le posizioni contrarie.
Il funzionamento culturale in questo ambito di RFI (e di altri soggetti centrali) viene dalla sua natura di monopolista di Stato del secolo scorso, abituato a esaminare i dossier con il ministero, e poi a procedere, con il seguito di continue frizioni, problemi vari e maggiori costi per compensazioni. D’altra parte, in Francia, dove esiste una legge e un’abitudine alla consultazione pubblica (per esempio per i Giochi olimpici del 2030) si registrano analoghe opposizioni, per quanto non così estese come sul versante piemontese e italiano.
La marcia arriva dopo le proteste dell’estate, segnate anche dagli assalti ai cantieri del 25 luglio, e dopo il presidio Sì Tav del 27 settembre a Torino, davanti al Municipio, con alcuni esponenti politici e a qualche centinaio di partecipanti.
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