Nel biennio 2025/2026, caratterizzato da temperature sopra la media e scarse precipitazioni che hanno innescato una siccità intensa e prolungata, i ghiacciai svizzeri hanno perso complessivamente il 5% del loro volume totale. Il record, reso noto dal programma Glacier Monitoring Switzerland (GLAMOS)sulla base dei dati raccolti su 23 siti distribuiti nelle Alpi, si colloca immediatamente alle spalle del primato negativo datato invece del 2022 (-3,13 metri).
La situazione dei ghiacciai svizzeri
La perdita media di massa registrata nell’anno idrologico compreso tra il 1° ottobre del 2025 e il 30 settembre del 2026 è stata per i ghiacciai svizzeri pari a -2,9 metri di acqua equivalente. Su dieci delle località analizzate il bilancio ha superato la soglia di -3 metri, un livello che prima del 2022 non era mai stato mai stato raggiunto in nessuna altra serie di osservazioni a decorrere dal 1914.
Tale risultato fa seguito a una stagione già di per sé esordita con un importante deficit di neve che alla fine dell’inverno si collocava attorno al 25%, soltanto in parte arginato dalle nevicate occorse tra febbraio e marzo. A fronte di un trimestre giugno-agosto 2026 considerato il più caldo mai registrato nel Paese, dalla metà di luglio la scomparsa precoce degli accumuli nevosi ha lasciato una superficie esposta quasi interamente costituita da ghiaccio nudo.
Un secondo indicatore degno di rilevanza coincide con lo zero termico, attestatosi tra il mese di maggio e il mese di settembre al di sopra dei 4 mila metri di quota per 76 giorni, più del doppio della media degli anni passati. Il cosiddetto “Glacier loss day”, ovverosia il momento dell’anno in cui è completamente consumata la neve accumulata durante l’inverno e il bilancio complessivo entra in territorio negativo, si è verificato lo scorso giovedì 2 luglio.
Qualche dato
Il bilancio annuale medio sull’intera superficie dei ghiacciai svizzeri varia dai -3,9 metri di acqua equivalente del Tsanfleuron (Canton Berna) ai -2,3 metri del Findel (Canton Vallese). Risultano preoccupantemente oltre la soglia dei -3 metri anche Basòdino (Canton Ticino), Corvatsch e Medel(Canton Grigioni), Gries e Otemma, Plaine Morte (tra Canton Vallese e Canton Berna) e Sex Rouge(Canton Vaud).
Particolarmente indicativo è peraltro il comportamento dei grandi ghiacciai se paragonati alle serie storiche estese alle loro spalle, per i quali come detto il 2026 risulta il secondo anno peggiore. Per Allalin e Rhonegletscher (Canton Vallese) nonché per Clariden (tra Canton Uri e Canton Glarona) l’anno corrente rappresenta addirittura quello con il bilancio più negativo mai registrato.
Sulla lingua del Rhonegletscher sono stati raggiunti localmente quasi 10 metri di ghiaccio perso nel corso del biennio, mentre nel settore più basso dell’Aletsch (circa 1.980 metri) la perdita ha raggiunto circa 13 metri di ghiaccio.
Anche i piccoli ghiacciai stanno scomparendo
Il rapporto GLAMOS rammenta che oltre 1.000 ghiacciai svizzeri sono scomparsi tra il 1973 e il 2016, mentre circa un centinaio sono venuti meno tra il 2016 e il 2023, un bilancio che prevede di aggravarsi nel prossimo inventario datato 2028. Le osservazioni fotografiche indicano la completa scomparsa del Bella Tola Gletscher (Canton Vallese) e del Griessfiren/Plattalvafirn (Canton Glarona), ambedue caratterizzati in passato da serie di osservazioni glaciologiche di rilievo.
Accanto alla progressiva perdita degli apparati di dimensioni minori, lo scritto segnala inoltre un ulteriore processo meno immediato da osservare, ovverosia il deterioramento interno del ghiaccio. L’acqua e l’aria relativamente calde possono creare cavità sotto la superficie, portando al collasso delle sue strutture portanti e alla formazione di depressioni profonde che possono contribuire alla disgregazione delle lingue glaciali.
Quasi un quinto del ghiaccio perso dal 2021
Estendendo le misure dei 23 ghiacciai all’intero territorio svizzero, GLAMOS stima per il biennio 2025/2026 un bilancio medio di -2,86 metri di acqua equivalente perduti. Il dato annuale, dunque, si inserisce in una sequenza particolarmente negativa, che, tra il 2022 e il 2026, vede raddoppiati i tassi di fusione rispetto a quelli osservati in qualunque precedente periodo quinquennale monitorato.
Il risultato cumulato suggerisce una riduzione di quasi il -20% del volume glaciale svizzero dal 2021, con una diminuzione stimata al -5,5% lungo il solo anno corrente. Alla fine dell’anno il Paese conserva circa 42,6 chilometri cubi di ghiaccio, oltre 30 chilometri cubi in meno rispetto al 2000, mentre la superficie glaciale è scesa a circa 714 quadrati, un terzo in meno rispetto a quella del 2000.
Tali perdite, che nel biennio attuale si sono attestate a circa 2,5 chilometri cubi, impattano anche sul ruolo dei ghiacciai come riserva di acqua, dinamica rilevante soprattutto nei periodi di grave siccità. Pur trattandosi di una quantità molto elevata, è bene rammentare che il volume assoluto dell’acqua di fusione tende a diminuire rispetto al passato perché la superficie e lo spessore dei ghiacciai si sono già ridotti.
Un fenomeno che attraversa tutte le Alpi
Nonostante sia evidente che i dati svizzeri non possano rappresentare un caso isolato, è vero anche che le modalità di monitoraggio e gli anni di riferimento non sono sempre identici tra i diversi Paesi.
In Italia, per esempio, la campagna 2025 del Comitato Glaciologico Italiano ha esaminato 191 ghiacciai e apparati glaciali alpini e appenninici, 16 dei quali sono sottoposti a misure di bilancio di massa per l’anno idrologico 2024/2025. Pur essendo stata tale annata meno intensa rispetto ai bienni 2021/2022 e 2022/2023, tutti hanno registrato un bilancio negativo, con una perdita mediana pari a -1.038 millimetri di acqua equivalente.
Per ciò che concerne la Francia, l’Institut des géosciences de l’environnement di Grenoble spiega che, nei soli ultimi 25 anni, è andato perduto circa il 40% del volume dei ghiacciai, con il caso più emblematico nel Sarenne scomparso nel 2023 dopo una progressione di 130 metri di spessore in 115 anni. Anche il Glacier Blanc (Hautes-Alpes) si assottiglia ogni anno di 5 milioni di metri cubi, mentre il Saint-Sorlin (Savoia) potrebbe scomparire prima del 2050 e la Mer de Glace (Alta Savoia) ridursi dell’80% della superficie entro il 2100.
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