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    Home » Articoli » Modernité suisse, Ferdinand Hodler e la pittura svizzera al Palais Lumière di Évian
    Cultura

    Modernité suisse, Ferdinand Hodler e la pittura svizzera al Palais Lumière di Évian

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction21 Febbraio 2026
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    Modernité Suisse au Palais Lumière à Évian, extrait du flyer
    Modernité Suisse au Palais Lumière à Évian, extrait du flyer
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    La mostra “Modernité suisse. L’héritage de Hodler” al Palais Lumière di Évian presenta l’eredità di Ferdinand Hodler e la nascita della pittura svizzera moderna tra Otto e Novecento.

    Aperta fino al 17 maggio 2026 al Palais Lumière, con il suo profilo affacciato sul lago Lemano, riunisce oltre 130 opere di 55 artisti e riesce a documentare, tra il 1880 e il 1930, continuità e divergenze rispetto alla figura centrale di Hodler.

    Un progetto espositivo con 56 prestiti internazionali

    Curata da Pierre Alain Crettenand e Christophe Flubacher, con la consulenza artistica di William Saadé, la mostra parte da una decina di opere di Ferdinand Hodler (1853-1918), nato a Berna e attivo a Ginevra dal 1871.

    L’obiettivo è di valutare l’impatto della sua pittura sull’arte svizzera e, parallelamente, di proporre un panorama rappresentativo della produzione nazionale al passaggio tra XIX e XX secolo. Per il fatto che la mostra si svolga a Evian, sul lato francese del lago Lemano, rafforza inoltre la dimensione territoriale e l’effetto di quell’arte su uno spazio vasto e transfrontaliero.

    Il percorso comprende dipinti, disegni e incisioni provenienti da 56 prestatori, tra istituzioni svizzere e collezionisti privati. Tra i prestiti figurano opere del Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra, del Musée Jenisch di Vevey, del Leopold Museum di Vienna e del Kirchner Museum di Davos.

    In mostra anche Le Bûcheron (1910), un famoso olio su tela conservato al Musée d’Orsay di Parigi, che figura anche nel manifesti e nei dépliant della mostra, così come nella copertina di questo articolo.

    Affiliati e divergenti: una geografia della modernità

    L’allestimento è articolato in due sezioni. La prima riunisce artisti che hanno ripreso temi e soluzioni formali hodleriane, come il parallelismo delle composizioni, la simmetria e la frontalità dei ritratti. Tra questi compaiono Albert Schmidt, Cuno Amiet, Ernst Geiger, Edouard Vallet e Giovanni Giacometti (con le loro circolazioni svizzere ed europee, appunto per raccontare l’estensione degli effetti culturali di Holder).

    Una seconda parte è dedicata ai cosiddetti “divergenti”, artisti che, pur confrontandosi con soggetti analoghi, hanno scelto orientamenti differenti.

    Il gruppo ginevrino del Falot, fondato nel 1914 su iniziativa di Maurice Barraud, guarda alla pittura francese; François Barraud sviluppa un realismo di forte precisione formale. Altri autori si avvicinano al divisionismo, come Alexandre Perrier e Oskar Lüthy, o all’espressionismo, come Ernst Ludwig Kirchner e Paul Camenisch. Alice Bailly e Gustave Buchet si confrontano invece con il cubo-futurismo.

    Cuno Amiet, Giovanni Giacometti, Hermann Huber, Ernst Ludwig Kirchner, Hans Berger e Alice Bailly sono stati anche oggetto di una recente mostra ad Aosta, dedicata all’espressionismo svizzero.

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    François Barraud 1899-1934, La Tailleuse de soupe, 1933. Huile sur toile, 87 x 92 cm Collection privée, courtesy Dr. Corinne Charles. (c) Palais Lumière ville d’Évian Raphaël Fiorina, Grimisuat. 

    Temi: lavoro, malattia e paesaggio (alpino)

    Alcuni elementi ricorrono nella produzione di Hodler e dei suoi contemporanei. Il lavoro fisico e la figura maschile impegnata in attività manuali sono rappresentati da opere come Le Bûcheron. Sono accostate a dipinti di Hans Beat Wieland, Casimir Reymond e John Torcapel. Un’altra sezione affronta la malattia e la morte attraverso le rappresentazioni dell’agonia di Valentine Godé-Darel, compagna di Hodler, e opere di Albert Nyfeler e Johann Robert Schürch.

    I paesaggi lacustri e montani sono considerati elementi centrali nella definizione di un’identità visiva svizzera. Le vedute del lago di Thoune di Marcus Jacobi, i panorami alpini di Albert Schmidt e le composizioni di Ernst Geiger e Marcel Victor D’Éternod mostrano affinità e scarti rispetto alle soluzioni di Hodler, caratterizzate da una resa nitida degli sfondi e da primi piani più sintetici. In ogni caso, sono rappresentazioni di grande impatto visivo ed emotivo.

    modernité suisse
    Ludwig Kirchner 1880-1938, Le Pont de Wiesen, 1926. Huile sur toile, 120 x 120 cm. Inv. N° Gordon 844. Kirchner Museum, Davos. Don de la Municipalité de Davos, 1982. (c) Palais Lumière Ville d’Évian Stephan Bösch 

    Il Palais Lumière e la rete culturale del Lemano

    Inaugurato nel 2006, il Palais Lumière è il principale spazio espositivo della riva francese del Lemano ed è gestito direttamente dalla Città di Évian. Nel 2009 è nata l’associazione “Les Amis du Palais Lumière”, con l’obiettivo di promuovere le mostre, favorirne l’accesso e sostenere l’attività culturale attraverso iniziative e partnership.

    Il 7 maggio 2009 la Ville d’Évian ha inoltre un accordo di collaborazione con la Fondation Pierre Gianadda di Martigny. L’intento è di rafforzare le relazioni tra le istituzioni culturali del bacino del lago Lemano.

    In questo contesto, la mostra dedicata a Hodler si inserisce in una strategia di cooperazione transfrontaliera e di valorizzazione della produzione artistica svizzera.

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    LEGGI ANCHE: Manet, Kelly e l’incisione, a Martigny una grande mostra alla Fondation Gianadda

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