Il Comune di Ivrea scopre il proprio Castello come attrattore di turismo culturale, con un percorso che forse ne faciliterà la valorizzazione e l’apertura stabile. Il castello è di solito chiuso (a differenza molti altri nelle Alpi), ma in otto giornate di apertura straordinaria tra dicembre 2025 e febbraio 2026 ha registrato 5.421 visitatori.
I dati diffusi dal Comune e il modo positivo con cui sono stati presentati in un recente comunicato stampa, paiono uno dei primi passi verso una fruizione turistica stabile del castello. La città di Ivrea ha di sé un’immagine di capoluogo di un’area manifatturiera e fatica a costruire un percorso turistico strutturato, nonostante un patrimonio di rilievo.
Otto giornate, oltre cinquemila ingressi
La giornata con il maggior numero di visitatori è stata domenica 7 dicembre, con 1.100 ingressi, seguita da domenica 1 febbraio con 1.011 presenze. Complessivamente, più di 2.800 visitatori avevano un’età compresa tra 0 e 45 anni, dato che indica una partecipazione significativa di giovani e famiglie.
La provenienza del pubblico conferma una prevalenza locale, con circa 2.600 ingressi da Ivrea e dall’Eporediese, ma anche una capacità di attrazione più ampia: 1.080 visitatori dal resto del Piemonte, 691 dalla Lombardia e soltanto 352 da altri Paesi.
Sono numeri rilevanti per un’apertura limitata nel tempo, e visti in soggettiva, ma ancora contenuti se confrontati con altre realtà alpine e transfrontaliere.
Il confronto con altri castelli
Il paragone con strutture consolidate evidenzia il divario. Per restare in prossimità, il Castello di Issogne è intorno ai 50 mila visitatori l’anno, mentre il Castello di Fénis raggiunge quota 100 mila. Fuori dai confini regionali, in Svizzera, il Castello di Chillon tocca i 200 mila ingressi annui e il Castello di Gruyères si attesta intorno a 185 mila. In Alta Savoia, il Musée-Château d’Annecy registra circa 160 mila visitatori all’anno, il castello di Menthon-Saint-Bernard 40 mila. Tra le grandi strutture, il Forte di Bard arriva a 300 mila presenze all’anno, la Reggia di Venaria 525 mila circa.
In questo contesto, le 5.421 presenze a Ivrea rappresentano un segnale incoraggiante ma anche la misura di una distanza da colmare.
Un patrimonio tra Unesco e Carnevale
Ivrea dispone di un patrimonio culturale articolato. Dal 2018 il sito “Ivrea, città industriale del XX secolo” è iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco per il costruito olivettiano, legato alla storia della Olivetti e alla visione industriale e sociale di Adriano Olivetti. Accanto al patrimonio materiale, la città custodisce un patrimonio immateriale di forte identità: lo Storico Carnevale di Ivrea, evento partecipato e radicato nella cultura cittadina e del Canavese.
Sulla base dei risultati ottenuti, l’amministrazione comunale ha deciso di prolungare fino a maggio 2026 le aperture straordinarie e gratuite del Castello nelle prime domeniche del mese e in occasione delle festività primaverili. Non c’è ancora orario continuato, ma due segmenti, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, con accesso gratuito.
Il sindaco Matteo Chiantore ha parlato di “asset strategico” per lo sviluppo della città, sottolineando il valore culturale ed economico dell’iniziativa. Un buon passo dunque.
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