Michel Moriceau ci accompagna alla lettura di Michel Zalio, al racconto di un suo incidente in un cui ha rischiato la vita e che ha cambiato per sempre il suo rapporto con la montagna.
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Viaggiare per il mondo e sfiorare il cielo. Sulle vette più alte, sulle pareti di ghiaccio, sulla cima di un’isola oggi proibita, Michel Zalio ha amato fare la guida per passione, per comprendere il mondo e condividere le sue emozioni. Ha percorso il deserto, attraversato terre fredde, viaggiato in Estremo Oriente, ai confini dell’Occidente. Si è aperto agli altri, ha testimoniato, non si è mai stancato.
Aveva la testa piena di progetti e tutto è cambiato lungo una strada. Incidente, tramonto. Cinquant’anni di avventure spezzati in cinque secondi. La morte da vicino, come sull’orlo di un crepaccio, l’interrogativo sul mistero del destino e un’altra sfida: quella della riparazione, della riabilitazione, della ricostruzione.
Non se n’è andato senza dire addio, senza un ultimo sorriso. È sopravvissuto, ma i grandi spazi si sono ridotti alle pareti dell’ospedale dove tre gradini da salire, con fatica e sofferenza, rappresentano un intero Himalaya. Per raggiungere l’inaccessibile, un’intera cordata si mobilita al suo fianco, lo consola, lo incoraggia, lo sorveglia, lo sostiene. Il percorso è difficile, la via d’uscita passa per alte vette, serve pazienza, perché il sopravvissuto deplora i limiti delle sue capacità fisiche quando gli operatori sanitari gli parlano di progressi. Si aggrappa alla vita. Un passo, un altro passo, ma è difficile progredire. Le giornate sono lunghe, illuminate dalla moglie e dalle figlie, appesantite dalle buone intenzioni degli amici. La quotidianità si organizza per sopportare, sempre sopportare. L’idea della morte lo tormenta. Riprende speranza, immagina la felicità in lontananza, dietro il vetro. Sogna la libertà, la libertà di uno spirito sereno, di un corpo riappropriato.
Cinque secondi e giorni di rianimazione, mesi di introspezione, di rassegnazione senza accanirsi contro l’autore dell’incidente, senza affondarlo nel senso di colpa. Grandezza d’animo. Ricordi di alta montagna, quando la provvidenza era lì per evitare il peggio. La guida è diventata vittima innocente di un destino cieco. Un incidente stradale. Responsabilità senza colpa, rimorso e senso di colpa dell’autore del dramma. Assoluzione. Consolazione. Nel turbinio di sentimenti, c’è la speranza di una vita ricominciata, il progetto di inventare il proprio futuro sulla scia delle corse di un tempo, di ritrovare la natura bella e selvaggia, di esistere per se stessi, sulla propria pelle, senza la mediazione di libri e film.
Michel Zalio ripercorre il suo percorso, i punti salienti degli eventi che hanno segnato la storia di un’epoca in cui gli uomini non smettono mai di maltrattare la pace, in cui le popolazioni esplodono e riscaldano il pianeta, in cui i comportamenti inquinati dalla tecnologia trionfante si disconnettono da un ambiente minacciato nella sua integrità.
Zalio rifiuta lo stress e, senza biasimare gli eccessi di una società ludica di cui è stato un attore consenziente, elogia il nomadismo, modello di serenità e alterità, tolleranza, solidarietà.
Cinque secondi, non è morto. L’alpinista non scalerà più le vette. Finalmente liberato dal suo deambulatore, compagno delle cupe spedizioni intorno alla sua camera, la sua sete di scoperta è intatta. Non smette mai di partire, lontano, di viaggiare, di fuggire e di «lavarsi dalle macchie interiori», di ricreare legami.
Rinuncia alla montagna e si rivolge al mare, sempre aperto su un orizzonte propizio alla meditazione.
Che zoppichi o cammini, Michel Zalio rimane un uomo di mondo, di tutti i mondi meravigliosi di cui esalta la bellezza semplice e selvaggia. Ha l’eleganza di trasmetterne le immagini, e la sua esperienza della sofferenza sublima l’umanità delle sue parole sul senso di una vita animata dal bisogno di altrove.
5 secondes et t’es mort ! – Michel Zalio – GLÉNAT – 2025
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