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    Home » Articoli » Votazioni federali Svizzera 8 marzo 2026: contante, TV Pubblica SSR, clima e tasse
    Politica

    Votazioni federali Svizzera 8 marzo 2026: contante, TV Pubblica SSR, clima e tasse

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction3 Marzo 2026
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    Cover Votations fédérales 8 mars
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    Le votazioni federali (cioè i referendum) in Svizzera dell’8 marzo 2026 su contante, SSR, fondo per il clima e imposizione individuale riguardano quattro temi, che toccano moneta, media pubblici, politica climatica e sistema fiscale.

    Il voto riguarda due iniziative popolari, un’iniziativa con controprogetto da parte del Consiglio federale e del Parlamento e una legge sottoposta a referendum, in un contesto segnato dal dibattito sul costo della vita, sulla transizione energetica e sull’equità fiscale.

    Il mese di marzo presenta diverse votazioni nelle Nostre Alpi. Oltre ai referendum in Svizzera l’8 marzo, si voterà per un referendum confermativo sulla giustizia in Italia il 22 e 23 marzo, mentre in Francia vi saranno le elezioni comunali in due turni, il 15 e il 22 marzo 2026.

    Contante in Costituzione: iniziativa e controprogetto

    Il primo oggetto è l’iniziativa popolare «Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote (Il denaro contante è libertà)» insieme al controprogetto diretto dell’Assemblea federale .

    L’iniziativa chiede di iscrivere nella Costituzione l’obbligo per la Confederazione di garantire la disponibilità di monete e banconote in quantità sufficiente e di sottoporre a voto popolare l’eventuale sostituzione del franco con un’altra valuta . I promotori sostengono che solo una garanzia costituzionale esplicita possa preservare il denaro fisico, considerato indipendente da infrastrutture digitali e quindi più resiliente in caso di crisi.

    Il Consiglio federale e il Parlamento respingono l’iniziativa ma sostengono il controprogetto diretto, che riprende nella Costituzione disposizioni già previste dalla legge: il franco come unità monetaria e il ruolo della Banca nazionale. Secondo il Governo, le nuove formulazioni proposte dall’iniziativa sono in parte imprecise e superflue. In Parlamento il controprogetto ha ottenuto un ampio sostegno, mentre l’iniziativa è stata nettamente respinta .

    I sondaggi indicano un orientamento favorevole al controprogetto, mentre l’iniziativa raccoglie consensi ma non sembra maggioritaria. Il tema del contante resta popolare, ma l’elettorato appare incline a una soluzione considerata più tecnica e meno conflittuale.

    Il tema è abbastanza diffuso nel dibattito politico in Europa. Vi si intrecciano, in particolare negli altri Paesi, argomenti sulle banche e il sistema bancario, elementi di identità legati alla moneta fisica, questioni di trasparenza (anche fiscale), aspetti di efficienza dei sistemi di pagamento, questioni sociali legati all’età delle persone.

    Canone TV SSR: riduzione netta o riforma graduale

    Il secondo oggetto è l’iniziativa «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» . Il testo propone di ridurre il canone radiotelevisivo per le famiglie e le persone a 200 franchi annui e di esentare completamente le imprese dal pagamento.

    I promotori ritengono che l’attuale canone, pari a 335 franchi all’anno per i privati sia eccessivo e che la SSR abbia ampliato la propria offerta (e quindi i costi) oltre il mandato ricevuto. La riduzione sarebbe un sollievo finanziario per famiglie e piccole e medie imprese.

    Il Consiglio federale ricorda di aver già deciso una riduzione progressiva a 300 franchi entro il 2029 e uno sgravio per molte imprese. Secondo le stime governative, l’iniziativa comporterebbe dal 2029 un dimezzamento delle risorse per la SSR, con conseguenze sull’offerta informativa, sulle sedi regionali e sull’occupazione. In Parlamento l’iniziativa è stata respinta nettamente.

    I sondaggi mostrano un elettorato diviso. Una parte consistente sostiene la riduzione del canone in un contesto di aumento del costo della vita, mentre un’altra teme un indebolimento del servizio pubblico, soprattutto nelle regioni linguistiche minoritarie.

    Fondo per il clima: dopo la legge del 2023, una nuova proposta costituzionale

    Il terzo oggetto è l’iniziativa per un fondo per il clima. Il testo chiede di istituire un fondo federale alimentato ogni anno con lo 0,5–1 per cento della prestazione economica svizzera, pari a circa 4–8 miliardi di franchi annui, destinati alla riduzione delle emissioni, alle energie rinnovabili, alla rimozione del CO₂ e alla formazione del personale necessario alla transizione .

    Il tema non è nuovo nel dibattito pubblico. Nel 2021 gli elettori avevano respinto la revisione della legge sul CO₂. Nel 2023, invece, avevano approvato la legge sul clima e l’innovazione, che fissa l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e prevede strumenti di sostegno finanziario. Tuttavia, quella legge non istituisce un fondo costituzionale permanente né vincola una quota fissa del prodotto interno lordo. Infine, nella votazione federale (cioè sempre in referendum) del 30 novembre 2025, era stata respinta l’“Iniziativa per il futuro”, promossa dai Giovani Socialisti (GISO). Prevedeva un’imposta federale del 50 per cento sulla quota di successioni e donazioni tra persone fisiche con patrimonio oltre i 50 milioni di franchi, per finanziare politiche climatiche e sociali.

    L’iniziativa del 2026 rappresenta quindi un passo ulteriore: introduce un meccanismo stabile per le finanze federali. Il Consiglio federale ricorda che la Confederazione destina già circa 2 miliardi di franchi l’anno alla politica climatica e giudica eccessivo l’impegno proposto. Il Parlamento ha respinto la proposta.

    I sondaggi mostrano una polarizzazione: sostegno elevato tra giovani e aree urbane, maggiore scetticismo nei cantoni rurali e tra chi teme un impatto sulle finanze pubbliche. L’esito sembra incerto e dipenderà probabilmente dagli ultimi giorni di campagna.

    Imposte sulle persone e sulle coppie sposate

    Il quarto oggetto riguarda la legge federale sull’imposizione individuale ed è un controprogetto indiretto all’iniziativa per imposte eque. La riforma in corso prevede che anche i coniugi siano tassati individualmente, come già avviene per le coppie non sposate.

    Secondo i sostenitori dell’iniziativa referendaria, che vorrebbero bloccare la riforma con un “no”, la condizione del matrimonio tornerebbe a essere favorita. Sarebbero inoltre ridotti gli ostacoli all’attività lavorativa del secondo percettore di reddito. Il progetto comporta uno sgravio complessivo stimato in circa 630 milioni di franchi l’anno per l’imposta federale diretta (l’imposta sulle persone), e una corrispondente minore entrata per le finanze pubbliche.

    Coloro che sostengono la riforma, con un “si”, tra cui dieci Cantoni, prevedono nuove disuguaglianze nel caso la riforma non vada avanti: le coppie con un solo reddito potrebbero pagare di più, mentre quelle con due redditi elevati trarrebbero maggiori benefici.

    In Parlamento il voto ha mostrato una netta divisione di opinione, al Consiglio nazionale a al Consiglio degli Stati. Anche qui i sondaggi indicano un elettorato quasi diviso a metà, con un’alta quota di indecisi.

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    Il 14 giugno 2026 si terranno poi altre due referendum, sull’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità), che vorrebbe un limite costituzionale al numero di residenti nel Paese al 2050, e sulla modifica del 26 settembre 2025 della legge federale sul servizio civile sostitutivo (Legge sul servizio civile, LSC), con l’obiettivo di renderla meno restrittiva.

    LEGGI ANCHE: Referendum in Svizzera, 30 novembre 2025 su servizio civico e imposta per il clima

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