In occasione del suo cinquantesimo anniversario, la Collezione d’Art Brut di Losanna propone una mostra retrospettiva e un programma di eventi che ripercorrono la storia e le sfide di un concetto nato a metà del XX secolo. Intitolata Art Brut in Svizzera. Dalle origini della collezione ad oggi, la mostra si terrà dal 28 febbraio al 27 settembre 2026 e raccoglierà oltre 300 opere provenienti dai fondi del museo.

Un concetto elaborato al margine dei canoni culturali

L’Art Brut designa le produzioni realizzate da persone autodidatte, spesso lontane dai circuiti culturali tradizionali. Tra questi autori figurano detenuti, pazienti psichiatrici, individui isolati o emarginati, che creano senza cercare né il riconoscimento pubblico né la convalida istituzionale.

Le opere sono realizzate con materiali e procedimenti eterogenei, al di fuori dei riferimenti accademici o delle correnti dominanti.

Il termine è stato coniato nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet (1901-1985). Quest’ultimo si interessava a produzioni che riteneva prive di cultura artistica e di mimesi. Nel suo testo L’Art Brut préféré aux arts culturels (1949), definisce quest’arte come un’operazione creativa «pura, grezza», frutto dei soli impulsi del suo autore.

La Svizzera, punto di ancoraggio iniziale

Nell’estate del 1945, Jean Dubuffet intraprende un viaggio in Svizzera, in particolare a Ginevra e Berna, dove visita ospedali psichiatrici e incontra medici attenti alle produzioni artistiche dei loro pazienti. Scopre così figure come Aloïse Corbaz, Adolf Wölfli o Heinrich Anton Müller, le cui opere costituiranno il nucleo della sua collezione.

Nel 1947 fonda a Parigi il Foyer de l’Art Brut, poi, nel 1948, la Compagnie de l’Art Brut con André Breton e Jean Paulhan. Dopo un esilio temporaneo della collezione negli Stati Uniti negli anni ’50, questa viene riportata a Parigi nel 1962.

Nel 1971, Jean Dubuffet dona circa 5.000 opere e i suoi archivi alla città di Losanna. Il museo apre le sue porte il 26 febbraio 1976 al Castello di Beaulieu. Si tratta del primo istituto pubblico al mondo dedicato esclusivamente all’Art Brut.

Una collezione in espansione

Dalla sua inaugurazione, la Collezione d’Art Brut ha notevolmente ampliato il proprio patrimonio. Oggi conserva oltre 70.000 opere realizzate da circa 1.000 autori. Circa 700 pezzi sono esposti in modo permanente nei quattro piani del castello, ristrutturato per ospitare queste creazioni.

L’istituzione ha inoltre sviluppato un’attività di ricerca, pubblicazione e collaborazione internazionale. Mostre tematiche o monografiche hanno contribuito ad ampliare la geografia dell’Art Brut, in particolare verso l’Asia, l’Africa e le Americhe. Opere di autori come Henry Darger sono entrate a far parte delle collezioni grazie a donazioni.

Il centro di documentazione, annesso al museo, mette a disposizione di ricercatori e professionisti una serie di archivi, dossier di artisti e risorse audiovisive. L’accesso è consentito su appuntamento.

La mostra del cinquantesimo anniversario

La mostra commemorativa mette in risalto i legami tra Jean Dubuffet e la Svizzera, paese che ha svolto un ruolo determinante nell’elaborazione del concetto e nella costituzione della collezione iniziale. Riunisce opere provenienti sia dal fondo storico donato da Dubuffet che dagli acquisti effettuati tra il 1976 e il 2025.

Disegni, dipinti, sculture, ricami, scritti e assemblaggi testimoniano la diversità dei modi di espressione. Alcuni gruppi di opere rivelano motivi associati all’immaginario svizzero, come le montagne, l’architettura, i treni o i paesaggi rurali.

La mostra è curata da Sarah Lombardi, direttrice del museo dal 2013.

Un programma multidisciplinare

In parallelo, un programma di eventi si svolgerà durante tutto il 2026. Proiezioni, conferenze, spettacoli e concerti esplorano le relazioni tra l’Art Brut e altri campi artistici.

Diverse sessioni si inseriscono nel quadro degli Incontri dell’arte cinematografica, con proiezioni di film come Into the Wild di Sean Penn, Una storia vera di David Lynch o Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman. Altri appuntamenti affrontano il tema degli scritti grezzi, dei fumetti o del teatro.

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