L’insegnamento tramite appositi corsi dell’italiano in Svizzera sta attraversando una fase di forte incertezza e annunciata crisi, segnata da difficoltà finanziarie, complessità amministrative e trasformazioni sociali. Quello che per decenni è stato uno strumento fondamentale per mantenere il legame linguistico con l’Italia tra le famiglie emigrate si trova a oggi a fare i conti con un modello sempre più fragile dal punto di vista tanto economico quanto strutturale.
I dati confermano una contrazione significativa: in circa 25 anni gli studenti sono passati da circa 16 mila a poco più di 8 mila, mentre gli enti promotori si sono ridotti da undici a cinque. Nei prossimi mesi sono previsti incontri tra le organizzazioni del settore e le autorità per discutere possibili correttivi al sistema, con ipotizzati revisione delle norme amministrative, aumento dei finanziamenti e maggiore chiarezza sugli obiettivi.
I corsi di italiano in Svizzera
I corsi di italiano, inizialmente finanziati per intero dallo Stato e offerti in maniera gratuita ai fruitori, sono stati istituiti in Svizzera negli Anni Settanta con la finalità di garantire continuità linguistica e culturale ai figli degli emigrati. Con le successive riforme legislative, tuttavia, il sistema si è progressivamente sdoppiato e, accanto a quelli gestiti direttamente dall’amministrazione italiana, coesistono ora programmi a pagamento predisposti da enti locali incaricati.
Inoltre, per decenni tali iniziative si sono basate su di una rete capillare di associazioni sostenute dal volontariato, un modello a oggi messo in difficoltà dalla complessità burocratica richiesta per ottenere i finanziamenti pubblici. Gli operatori del settore segnalano che le procedure amministrative richiedono competenze tecniche e risorse finanziarie che molte piccole organizzazioni non possiedono, con concentrazione delle attività soprattutto nelle realtà più grandi.
Normative complesse e didattica da ripensare
Tra le ulteriori criticità che concernono il sistema dei corsi di italiano in Svizzera emerge il quadro normativo definito dall’Italia, che negli ultimi anni ha introdotto procedure più articolate per l’assegnazione dei contributi.
Il sistema attuale si basa difatti su progetti annuali con criteri di valutazione dettagliati, ciò che, secondo molti operatori, rende difficile organizzare percorsi educativi di lungo periodo. Gli enti preposti devono peraltro presentare bilanci previsionali senza conoscere con precisione il numero degli iscritti e senza potere sviluppare attività a scopo di lucro, condizioni che rendono instabile il loro equilibrio economico.
Accanto a ciò si registrano cambiamenti profondi nel profilo degli studenti, passati dal coincidere essenzialmente con i figli dell’immigrazione italiana del dopoguerra a giovani e meno giovani con competenze linguistiche molto diverse. Ciò finisce con il rendere più complesse la strutturazione didattica, la collocazione delle lezioni fuori dall’orario scolastico e la concentrazione dell’offerta nei centri urbani dove è più facile raggiungere il numero minimo.
L’italiano nel sistema plurilingue
Il dibattito sui corsi di italiano in Svizzera si inserisce nel contesto del plurilinguismo locale, dove esso rappresenta una lingua nazionale ma minoritaria che, da normativa federale, è insegnata come terza nei licei delle regioni non italofone. Le indagini degli ultimi anni indicano però che questa disposizione non viene sempre applicata, segno di una presenza meno solida rispetto a quanto previsto dalle norme, a sua volta complicata da competenze divise tra autorità svizzere e italiane.
Negli ultimi anni la politica dell’Italia verso l’estero ha inoltre progressivamente ridefinito il ruolo di tali lezioni, inserendole nella più ampia strategia di promozione culturale. Tale orientamento amplia il pubblico potenziale ma crea anche una competizione per le risorse disponibili, chiamate a sostenere sia le comunità di origine italiana sia le iniziative di diffusione della lingua.
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