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    Home » Articoli » Il Museo del Léman ripropone il caso dello tsunami del 563 che distrusse le rive del lago
    Cultura

    Il Museo del Léman ripropone il caso dello tsunami del 563 che distrusse le rive del lago

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction21 Marzo 2026
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    Un extrait du tableau Bords du Lac Léman de Gustave Courbet (c) Wikimedia Commons
    Un extrait du tableau Bords du Lac Léman de Gustave Courbet (c) Wikimedia Commons
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    Il Museo del Léman ripropone una mostra, già esposta nel 2019, che documenta il disastro del Tauredunum, uno tsunami che nel 563 devastò il lago Léman e che le ricerche scientifiche hano confermato solo nel 2010.

    Il Museo del Léman, a Nyon, in Svizzera, ricostruisce, attraverso fonti medievali, studi ottocenteschi e recenti analisi geologiche, la storia di un’onda gigantesca che percorse il lago dal Bouveret fino a Ginevra. La vicenda è integrata nel più ampio quadro dei rischi geologici legati al Léman.

    Le cronache del VI secolo

    Due vescovi del VI secolo, Mario d’Avenches e Gregorio di Tours, hanno lasciato le prime testimonianze scritte dell’evento. Secondo i loro resoconti, nel 563 il crollo di una montagna provocò un’onda di proporzioni eccezionali che percorse l’intero lago, distruggendo abitazioni, infrastrutture e travolgendo persone lungo le rive. La catastrofe entrò nella tradizione storica con il nome di Tauredunum, dal toponimo del luogo dove si presume sia avvenuto il cedimento. Mario d’Avenches è autore di una cronaca universale che copre gli anni dal 435 al 581. La sua cronaca costituisce una delle fonti principali sulla storia del regno dei Burgondi.

    Il dibattito del XIX secolo e le ricerche del 2010

    Nei decenni che seguirono, le testimonianze medievali rimasero oggetto di discussione. Nel XIX secolo geologi, storici e archeologi aprirono un dibattito sistematico per stabilire se la catastrofe avesse avuto luogo, e per determinare le modalità e il luogo esatti dello svolgimento. Le ipotesi si moltiplicarono senza che fosse possibile raggiungere una risposta definitiva, in assenza di prove materiali sufficienti.

    La conferma è arrivata nell’aprile del 2010, quando due geologi dell’Università di Ginevra hanno individuato per caso un’enorme massa di sedimenti sul fondo del lago. Il prelievo di materiale organico ha permesso di confermare lo tsunami e di datarlo con precisione al 563. Lo studio ha portato a un’ulteriore scoperta. I sedimenti conservano le tracce di altri quattro tsunami avvenuti nel Léman nel corso dei secoli, di cui il più antico risale a più di 3.700 anni fa.

    La mostra è nata da un progetto più ampio che comprende il film Un tsunami sur le lac Léman di Laurent Graenicher e il libro Un tsunami sur le Léman. Tauredunum 563 di Pierre-Yves Frei e Sandra Marongiu, i cui autori hanno collaborato alla realizzazione dell’esposizione. I tre lavori condividono lo stesso obiettivo: documentare i rischi geologici legati al Léman in un momento in cui le rive del lago sono densamente occupate da infrastrutture e abitazioni.

    Il Museo del Léman

    Il Museo del Léman è stato fondato nel 1954 a Nyon. Il suo fine è raccogliere, conservare e valorizzare oggetti, documenti e materiali legati alla storia naturale e umana del lago. Dal 2021 le sue collezioni sono riconosciute di importanza nazionale. Il museo persegue due obiettivi principali: costruire una memoria del lago per le generazioni future e sensibilizzare il pubblico alle risorse e alle fragilità dell’ecosistema lacustre. Dal 5 settembre 2019, le collezioni del Museo del Léman sono consultabili online.

    LEGGI ANCHE: Il Lago di Ginevra inquinato dal 1,2,4-Triazolo

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