Un intervento di ampliamento viario si è trasformato in una finestra sul passato più remoto della Valle d’Aosta quando, a La Salle, il cantiere per l’allargamento della strada ha portato alla luce una necropoli risalente a circa 7 mila anni fa.

Il ritrovamento è avvenuto nella piccola frazione denominata Villaret nel corso delle operazioni di scavo, affiancate come previsto da un monitoraggio archeologico predisposto dalla sovrintendenza per i Beni e le attività culturali.

Necropoli e riti del Neolitico a La Salle

Le sepolture individuate, fortunatamente non compromesse dalle attività edilizie, appartengono alla tipologia cosiddetta “a cista”, strutture realizzate con lastre di pietra. La loro disposizione a formare una sorta di cassa rettangolare chiusa superiormente da un ulteriore lastrone identifica una modalità diffusa nel Neolitico, che testimonia pratiche funerarie già codificate e cariche di significato simbolico.

Delle tre tombe individuate, due risultano danneggiate, mentre una ha restituito resti umani di grande interesse scientifico, ovverosia lo scheletro di un giovane deposto in posizione rannicchiata sul fianco sinistro. La postura del corpo e l’orientamento della sepoltura rimandano a un preciso modello funerario noto come “tipo Chamblandes”, dal nome di un sito archeologico svizzero in cui queste tombe sono state studiate per la prima volta.

Tale schema non è casuale: le tumulazioni sono generalmente allineate secondo direttrici nord-sud e orientate verso est, elemento che suggerisce una dimensione rituale legata a credenze cosmiche o religiose. In assenza di metalli, gli eventuali corredi funerari risultano semplici, costituiti da oggetti in pietra o osso, ma il valore simbolico del gesto funerario appare centrale.

Ricerca scientifica e continuità dei lavori

La necropoli ritrovata a La Salle si colloca cronologicamente tra il V millennio a.C. e il IV millennio a.C., in una fase climatica favorevole che ha facilitato l’espansione delle popolazioni umane nelle aree alpine. Il territorio valdostano dell’epoca era profondamente diverso da quello attuale, meno antropizzato bensì caratterizzato da ambienti naturali ancora dominanti.

Le evidenze archeologiche indicano che gli insediamenti sorgevano su terrazzi naturali più sicuri e salubri, aree sopraelevate dalle quali le comunità potevano controllare meglio il territorio e ridurre i rischi legati a esondazioni e zone umide. Dopo il ritrovamento, sono stati avviati ulteriori approfondimenti tra cui campionamenti del terreno e analisi interdisciplinari che permetteranno di ricavare informazioni più precise su età, dieta, eventuali patologie e contesto ambientale.

Uno sguardo oltre confine: casi analoghi nelle Alpi francesi e svizzere

Le tombe di “tipo Chamblandes” devono il loro nome proprio a un sito della Svizzera occidentale, dove necropoli analoghe a quelle di La Salle sono state documentate e studiate già da tempo. Site in particolare lungo il bacino del Lago di Ginevra e nel Vallese, esse possiedono caratteristiche similari tra cui tombe in cista litica, deposizioni rannicchiate e orientamenti ricorrenti.

In territorio francese, ritrovamenti comparabili sono stati individuati nelle regioni alpine della Savoia e dell’Alta Savoia nonché più a sud, nelle valli interne del Delfinato. In tali contesti emergono pratiche funerarie vicine, segno di una matrice culturale condivisa tra comunità che, pure distribuite su territori oggi distinti, partecipavano a un medesimo orizzonte simbolico.

Le analogie concernono anche i corredi formati da oggetti in pietra levigata, elementi ornamentali in osso e tracce di lavorazioni che indicano contatti a lunga distanza tramite reti di scambio forse stagionali. Le pratiche funerarie, in tale senso, rappresentano uno degli indicatori più evidenti di una cultura condivisa: gesti ripetuti e codificati che riflettono una visione comune della morte e del rapporto con l’aldilà.

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