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    Home » Articoli » Trattato del Quirinale: Comitato frontaliero “sottovoce” al Forte di Bard, il 4 giugno 2026
    Politica

    Trattato del Quirinale: Comitato frontaliero “sottovoce” al Forte di Bard, il 4 giugno 2026

    Enrico MartialEnrico Martial28 Maggio 2026
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    La Salle De La Réunion Du Comité Frontlier À Nice (c) Nos Alpes Enrico Martial
    La Salle de la réunion du Comité frontlier à Nice (c) Nos Alpes Enrico Martial
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    La prossima riunione del Comitato di cooperazione frontaliera previsto dal Trattato italo-francese del Quirinale si terrà il 4 giugno in Valle d’Aosta, al Forte di Bard. E’ il terzo Comitato, dopo gli incontri di Torino del 31 ottobre 2023 e di Nizza del 7 febbraio 2025.

    La data era stata resa nota a fine aprile, ma la sede, al Forte di Bard, è frutto delle decisioni delle ultime settimane. La riunione era stata programmata appunto a fine aprile, dopo le elezioni comunali in Francia e i relativi assestamenti, e poi è stata spostata al 4 giugno.

    Per quanto riguarda l’agenda dei lavori, lo schema sarà probabilmente lo stesso delle riunioni passate, con un giro di tavola e la presentazione di problemi e possibili soluzioni.

    Rispetto al relativo entusiasmo e alle aspettative della prima riunione a Torino del 2023, comunque già quasi due anni dopo la firma del Trattato, i toni sono più bassi. Inoltre, vi sono le attese per le prossime presidenziali francesi del 2027, mentre molti sindaci sono cambiati, per esempio nelle città frontaliere di Mentone, Nizza e anche di Chamonix.

    Un tavolo per i territori di confine

    Secondo un schema consolidato, il formato sarà di una grande tavola in cui si tratteranno i diversi argomenti, con i diversi soggetti che prenderanno la parola. L’incontro sarà presieduto dai ministri degli esteri Antonio Tajani e Jean-Noël Barrot, ma l’anno scorso a Nizza vi era per esempio anche il ministro francese di trasporti, Philippe Tabarot.

    Con il benvenuto della Regione autonoma Valle d’Aosta, e il suo presidente Renzo Testolin, sono attesi i presidenti e rappresentanti delle Regioni e di Dipartimenti di frontiera, sindaci di città importanti o con relazioni dirette frontaliere, gestori di infrastrutture – come i trafori del Monte Bianco, del Fréjus, l’Anas per le strade italiane e per il tunnel di Tenda, TELT per la Lione-Torino, i gestori delle ferrovie – i rappresentanti dei parchi nazionali e naturali, funzionari dei ministeri competenti sui singoli dossier e portatori di temi e progetti, anche Interreg. Il Comitato frontaliero, previsto dal Trattato del Quirinale firmato il 26 novembre 2021 ed entrato in vigore il 1 febbraio 2023, ha il compito di dare una cornice politica e amministrativa alla cooperazione nelle aree vicine alla frontiera.

    Trasporti, il dossier con più capitoli

    Il tema più rilevante, come nelle scorse due occasioni, resta quello dei trasporti alpini. Sul traforo del Monte Bianco sono aperte due questioni. Da un lato ci sono i lavori di risanamento della galleria esistente, per realizzare i quali non si sa se chiudere interamente il Traforo per 2 o 3 anni o solo d’autunno per un paio di decenni. Dall’altro, vi è la proposta italiana di una seconda canna, che permetterebbe i lavori sulla prima canna e che non avrebbe impatto sul traffico, come è stato dimostrato dalla seconda canna del Fréjus, aperta il 29 luglio 2025. La posizione francese resta contraria, sempre con argomenti sulla qualità dell’aria e con un fronte relativamente compatto, ma ancora da capire, dei sindaci e dei deputati della valli di Chamonix e dell’Arve.

    Poi vi è la Lione-Torino, su cui si fa sempre un bilancio. Se le grandi macchine lavorano ormai sui due lati, da parte francese si dibatte sulla tratta tra Lione e Saint-Jean-de-Maurienne, non adeguata alla capacità di trasporto merci della nuova linea transfrontaliera Lione-Torino, e che richiede progetti e investimenti molto grandi.

    Sempre sullo stesso asse vi è poi l’uso regionale della ferrovia che è scomparso, visto che per andare da Oulx a Modane si paga l’Alta velocità e non c’è, come in passato, un collegamento ferroviario locale. Ognuno si ferma sul suo lato, le tensioni delle due reti ferroviarie sono diverse, non ci sono treni omologati tra Italia e Francia per il doppio sistema elettrico, come altrove in Europa.

    Per esempio, il treno TILO tra Ticino e Lombardia viaggia in doppio sistema, sia sui 3KV in continua della rete italiana e sui 15KV in alternata della rete svizzera. Ci vorrebbe forse un simil-TILO tra Susa e Chambéry, o tra Imperia e Nizza, se non tra Genova e Marsiglia.

    Il Tenda e la Valle Roja, Corsica e Sardegna, l’autostrada ferroviaria alpina

    Nel quadro dei collegamenti stradali rientra anche il tunnel di Tenda, riaperto con limitazioni e traffico alternato, mentre per la seconda canna, quella storica, Anas ha stabilito a maggio 2025 di utilizzare la progettazione già esistente.

    La Valle Roya è poi interessata dall’ammodernamento della rete ferroviaria Cuneo-Breil-Ventimiglia: la nuova Convenzione bilaterale è stata ratificata anche dal Parlamento francese, due anni dopo la firma, il 31 marzo 2026, ma per fare i nuovi lavori ci vuole un ulteriore accordo, ancora da scrivere. Sono temi che riguardano Piemonte, Liguria, Provenza-Alpi-Costa Azzurra e le comunità della valle Roya e del Cuneese.

    Un altro capitolo riguarda i collegamenti tra Corsica e Sardegna, che rientrano nella cooperazione marittima e insulare tra i due Paesi, e poi la questione dell’Autostrada ferroviaria alpina (AFA) che dovrebbe riprendere da settembre a trasportare i TIR sui treni sulla linea storica da Orbassano vicino a Torino a Aiton, in Savoia.

    La riunione valdostana potrebbe offrire spazio anche ai progetti europei che lavorano sulle connessioni transfrontaliere, tra cui Alcotraité 2 Trasporti, progetto collegato al programma Interreg Alcotra.

    Nell’insieme, il valore aggiunto del Comitato è di far emerge i temi e di favorire delle soluzioni. È un contesto e una spinta in più su una cooperazione che esiste, per quanto lenta e piena di problemi. Per esempio, già prima del Trattato, si era progettata e poi realizzata con successo una linea elettrica italo-francese ad alta tensione via cavo, che passa dal 2022 nel traforo del Fréjus.

    Cultura, istruzione, lingue, e cooperazione locale

    Non ci sono solo infrastrutture e mobilità. Il Trattato del Quirinale dedica spazio anche a cultura, giovani, istruzione e società civile: vi sono stati incontri tra i ministeri della gioventù, cogliendo le buone pratiche della cooperazione franco-tedesca, ma gli effetti non sono ancora molto visibili. Il doppio diploma EsaBac (Baccalauréat / Maturità) è invece un buon successo poco valorizzato, che integra il baccalauréat francese e l’esame di stato italiano: gli italiani con questo doppio titolo sono oltre 60 mila.

    Il Trattato parla di “servizi pubblici comuni”: tuttavia la cooperazione sanitaria fatica a svilupparsi e non ha funzionato il progetto ProSatifGo tra Briançon e il Piemonte. Ci sono altri temi: l’accesso transfrontaliero alle televisioni, il geoblocking per arrivarci via Internet, la diffusione reciproca delle due lingue, con i musei per esempio che non danno segno di introdurle (si pensi a quelli di Torino, con i siti web in italiano e inglese, e non in francese).

    Sullo sfondo vi è anche lo sforzo per i Giochi olimpici invernali del 2030, anche con investimenti sulla ferrovia Briançon-Marsiglia. Il pattinaggio di velocità non è riuscito ad arrivare a Torino, all’Oval dove si era svolto nel 2006, e si discute se farlo nei Paesi Bassi. Poi vi sono i temi dell’ambiente e della biodiversità, i rischi naturali e la protezione civile, la cooperazione industriale ed economica, la questione della centralizzazione dei fondi strutturali e dei programmi Interreg …

    La riunione dovrebbe svolgersi al pomeriggio soltanto, dunque sarà già bello poterli evocare. In ogni caso, dalle diverse visite e contatti preparatori dei due Ministeri degli esteri è già emerso un buon catalogo di argomenti e temi.

    Il limite del Comitato

    L’esperienza delle riunioni precedenti mostra che il Comitato è uno spazio di emersione politica dei problemi, serve a mettere intorno allo stesso tavolo amministrazioni centrali, enti locali e attori territoriali, ma produce decisioni operative sulla base dei rispettivi strumenti nazionali o regionali. Il suo valore sta anche nella visibilità che offre ai dossier di frontiera.

    Sul piano congiunturale, diverse nuove figure si affacciano ai lavori del Comitato. I molti annunci passati su accordi quadro transfrontalieri nella zona sud si sono svuotati. Non se ne parla più, ed erano già semplici cornici. La volontà di cooperare rimane: la nuova sindaca di Mentone, Alexandra Masson lo ha confermato in un cordiale incontro con il sindaco di Ventimiglia Flavio di Muro, il 15 maggio. Sono entrambi di partiti di destra-destra, Rassemblement National e Lega.

    Il nuovo sindaco di Nizza, Eric Ciotti, vuole ridurre le imposte locali e sta tagliando attività e spese del suo predecessore, Christian Estrosi, dall’uso dello stadio per l’hockey olimpico nel 2030 alle manifestazioni UTMB Ultra Trail e Iron Man, che non si faranno più. Bisognerà capire cosa vorrà proporre sul piano transfrontaliero.

    Sullo sfondo, vi sono poi anche le prossime scadenze politiche, in particolare le elezioni presidenziali francesi del 2027. Sarà un tema presente anche nella prossima riunione tra i due governi, che si terrà il 25 e il 26 giugno 2026 a Cannes, sempre nel quadro del Trattato del Quirinale, su temi generali di politica estera, economica, tra guerre, crisi e investimenti.

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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