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Home » Articoli » Ötzï, l’uomo venuto da tutto /3
Racconti

Ötzï, l’uomo venuto da tutto /3

Jacques MartinetJacques Martinet12 Luglio 2026
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Ötzï /3 (c) Khizara Nalgieva
Ötzï /3 (c) Khizara Nalgieva

Seguite le tracce di Ötzi, la mummia del Similaun nel terzo episodio della serie in quattro parti di Jacques Martinet.


Un altro villaggio sorge sulla montagna. Sono poche le famiglie che lo abitano, non è facile sopravvivere a quelle quote. Il terreno ghiaccia spesso e il freddo degli ultimi anni li ha messi a dura prova. La montagna ha distrutto più e più volte le loro case nei secoli, scariche di neve, sassi e piogge di ghiaccio si sono scagliate contro le abitazioni e nonostante questo ogni volta il villaggio è stato ricostruito. I suoi abitanti continuano a restare lì, arroccati sulla montagna senza nome, quando non tutto aveva ancora un nome.

La luce che ha squarciato il cielo e si è abbattuta sulla terra ha messo alla prova anche uomini come loro, da giorni per le strade non si vede nessuno, sono impauriti e una violenta bufera si avvicina.

In una piccola capanna è raccolta una famiglia, la madre e il padre sono sdraiati su una strato d’erba secca, prossimi al sonno. Di fronte a loro due fratelli gemelli, uguali come un cielo senza nuvole, aspettano silenziosi il crollo dei genitori. Se tutti sono timorati dall’evento del giorno precedente, questo ha risvegliato nei gemelli una curiosità irresistibile, tanto da pianificare una missione. Sono mesi che provano a usare di nascosto il vecchio arco del padre, giace in un angolo da decenni, forse nessuno lo ha mai usato e a loro non è mai stato permesso, nemmeno per gioco.

È vietato in quell’antico villaggio predare la natura. Non appena i genitori si saranno abbandonati al sonno, uno di loro preleverà il vecchio arco e l’altro la faretra, con delicatezza e senza fare rumore usciranno incamminandosi sulla montagna. Anche con il buio non potranno sbagliarsi, sono piccoli ma hanno passato intere giornate a giocare nei boschi e a scalare le rocce. E giocheranno anche questa volta, scoccando frecce a non finire, cercando una preda. Tutto ciò accade non appena il padre si mette a russare come ogni notte.

Nonostante il loro piano fosse stato calcolato nel dettaglio mai avrebbero potuto ipotizzare che il buio, lontani da casa, potesse essere tale. Avvolti nel freddo salgono sfidando la tempesta, la gravità e attendono la luce. Il vento soffia e le nuvole si abbassano avvolgendo i gemelli nel caos della bufera. Fermi uno accanto all’altro si riparano dietro un blocco di ghiaccio, senza più sapere dove andare, in preda alla paura. Uno dei due inserisce la corda all’arco e incocca una freccia. La corda fatta di tendini animali è rigida, e le frecce si sono gonfiate con l’umidità negli anni ma i gemelli dietro al vecchio arco si sentono più sicuri. Il loro peggior nemico in quella notte, ormai giunta al termine, è il freddo e il terrore di essersi spinti troppo in alto.

Il vento smette di soffiare e le nuvole si aprono lasciando uno spiraglio dal quale il Sole sorge all’orizzonte. Quel poco di giorno mette i gemelli davanti a uno scenario mai ipotizzato per la loro missione. La neve aggrappata alla montagna è spezzata da massi neri di ogni dimensione: alcuni grandi quanto la testa di un uomo, altri come uno stambecco. Si avvicinano come in un sogno, quasi dimenticando di essere in cima a una montagna, nel bel mezzo di una bufera, all’alba di una mattina nella quale dovrebbero trovarsi nei loro letti, accanto alla loro famiglia. La meraviglia li assale ma mentre contemplano quello spettacolo di rocce e ghiaccio vedono una figura muoversi. Le nuvole tornano ad abbassarsi e confondono la vista dei gemelli. Uno di loro tende l’arco puntandolo alla figura accovacciata accanto a uno dei massi, sembra innocua, infreddolita quanto loro.

Tutto accade in un istante. Le dita del gemello che imbraccia l’arco sono gelate, così i tendini della corda tesa che gli scivola. La figura si alza e li guarda da lontano con un sorriso, poi si accascia a terra, trafitto dalla freccia.

I gemelli gettano l’arma nella neve e corrono in mezzo ai detriti del cielo curiosi di scoprire quale strana creatura è appena diventata la loro prima preda. È un uomo. L’uomo più vecchio che hanno mai visto. Porta un cappello, la barba lunga e il viso segnato da rughe. Il braccio scoperto con il quale ha provato invano a togliersi la freccia lascia intravedere linee nere sui polsi e all’altezza dei gomiti.

A qualche metro da lui, uno strano oggetto: un’ascia rossa come il sangue che macchia la neve. Poco più in là, immerso nella neve, c’è un arco immenso e da una borsa cucita alla perfezione spunta un piccolo cestino di legno. Quell’uomo è così strano che non può che essere arrivato anche lui dal cielo. I gemelli si guardano inorriditi per ciò che hanno appena fatto, non possono portarlo con loro, così ammucchiano la neve con cura sopra il suo corpo e i suoi oggetti. E lo fanno scomparire tra i massi del cielo e la Terra.

TUTTO IL RACCONTO : Ötzï, l’uomo venuto da tutto

TUTTI I RACCONTI DI JACQUES MARTINET

Featured Ötzï l'uomo venuto da tutto
Jacques martinet
Jacques Martinet

Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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