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    Home » Articoli » Ötzï, l’uomo venuto da tutto /2
    Racconti

    Ötzï, l’uomo venuto da tutto /2

    Jacques MartinetJacques Martinet11 Luglio 2026
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    Ötzï /2 (c) Khizara Nalgieva
    Ötzï /2 (c) Khizara Nalgieva
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    Seguite le tracce di Ötzi, la mummia del Similaun nel secondo episodio della serie in quattro parti di Jacques Martinet.


    I bambini del villaggio sono incuriositi dall’uomo venuto dal tutto. Lo seguono di nascosto e si fermano ore e ore a osservarlo mentre finisce di costruire la capanna o intaglia le frecce. Qualcuno di rado trova il coraggio di avvicinarsi a lui, la lunga barba e la faccia segnata dalle rughe li spaventano, ma allo stesso tempo ne sono affascinati.

    I più coraggiosi hanno chiesto di poter giocare con l’ascia rossa, la guardano con occhi sgranati, ma non ha mai permesso loro di giocare con le armi. A loro ha insegnato a orientarsi nei boschi, a riconoscere i funghi, ad accendere il fuoco con il muschio e a cucire i tessuti. Mentre l’arte della caccia l’ha tramandata ai maschi adulti, nessuno cacciava da anni in quei luoghi. Ha mostrato come incidere le frecce grazie a una tecnica imparata in un antico villaggio costruito su alberi centenari: lì le incidevano con una spirale intagliata sulla parte in legno, affinché mantengano la traiettoria in volo. Alle donne ha fatto scoprire la carne affumicata degli stambecchi cacciati, e hanno riso assieme vedendo le facce stupite degli uomini quando ne hanno assaporato il gusto.

    Da qualche notte però il villaggio non dorme sereno.

    Una luce è caduta dal cielo e si è schiantata sulla cima della montagna. Non è mai un buon segno quando il cielo manda qualcosa sulla Terra. Gli abitanti del villaggio venerano la montagna e mai nessuno ha osato scalarla ma la gente ha paura e vuole risposte. Gli anziani si riuniscono e al sorgere del Sole, con un antico rito, comunicheranno chi dovrà andare a vedere cosa ha mandato il cielo sulla Terra.

    L’alba è silenziosa, le nuvole sono basse e il freddo ha gelato la paglia delle capanne. Un uomo percorre la stretta strada che divide in due il villaggio, ha il viso dipinto da raggi di sole ma neri, fatti col carbone. Il capo è ricoperto da un cappello avvolto da piume bianche, al collo ha due spessi medaglioni che ne appesantiscono la camminata claudicante. Si trascina a fatica lungo la strada aiutandosi con un bastone sul quale, appeso in cima, dondola un piccolo pentolino che emette un fumo grigio. Qualcuno sbircia dalle fessure delle case, tutti sono svegli ad attendere il verdetto.

    L’uomo venuto dal tutto è nella capanna non ancora del tutto ultimata, sta siglando le frecce come faceva nel villaggio sulle dune di sabbia, lì le prede scarseggiavano e chi le uccideva aveva diritto a una parte più grande. Ha dovuto rifarne la maggior parte poiché quelle nella faretra le ha usate per allenare i maschi adulti, non tutti hanno una buona mira, e molte sono state perse nei boschi. È un profumo di legno bruciato a interromperlo. Un tonfo costante proviene da appena fuori la capanna, così si alza ed esce.

    Lo strano individuo con le piume in testa sbatte il bastone fumante a terra, proprio davanti alla sua porta. Dalle altre abitazioni i primi ad affacciarsi timidi sono i bambini, dopo qualche minuto tutto il villaggio con occhi speranzosi esce sulla strada e raggiunge il rito. Battono i piedi all’unisono, al ritmo tenuto dal bastone fumante. L’uomo venuto dal tutto è stato scelto per vedere cosa il cielo ha mandato sulla montagna.

    Il tempo in vetta cambia in fretta ma una neve bagnata accompagna la sua scalata da diverse ore. Si è preparato in fretta senza nemmeno finire di inserire le piume nelle frecce, ha preso solo il necessario. Prima di mettersi in cammino molti abitanti gli hanno lasciato dei doni: una donna della carne secca, un uomo il suo cappello, e uno dei bambini gli ha affidato un piccolo cestino di legno fatto da lui.

    Per orientarsi si è sempre affidato alla vista, ma adesso la tempesta impedisce di vedere la cima e allora deve affidarsi all’istinto. Nonostante la fatica, il freddo e i dolori avanza aggrappandosi come può alla montagna. La tempesta si arresta per qualche istante e l’uomo scivolando sulla neve trova un riparo dietro un grosso blocco di ghiaccio. Il freddo a quelle quote non perdona, le sue articolazioni sono rigide, non sente più le mani ma rovistando nello zaino in cerca di qualcosa che potesse tenerlo in vita tocca il piccolo cestino. Così trova la forza di rimettersi in marcia ma il cammino non dura molto, non vedendo che cielo davanti a sé capisce di essere a pochi metri dalla cima.

    È lì che l’uomo venuto dal tutto ancora una volta scopre qualcosa di nuovo. Lo strato di ghiaccio poco prima della vetta è interrotto da una schiera di strani sassi. Nella vita ha visto campi di migliaia di colori, boschi di ogni forma così come le creature che li popolano, ma mai si è trovato di fronte a simili rocce. Guardandole non le riconosce come appartenenti al suo mondo, ma sorride perché sono bellissime. Si siede lì a riposare accanto a quei sassi intrisi di crateri, inviati dal cielo senza apparente motivo, forse così, anche solo per mistero.

    TUTTO IL RACCONTO : Ötzï, l’uomo venuto da tutto

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    Featured Ötzï l'uomo venuto da tutto
    Jacques martinet
    Jacques Martinet

    Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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