Dal 20 giugno 2026 il Museo di storia del Vallese e l’Ufficio cantonale di archeologia presentano ventitré stele neolitiche di Sion, in una mostra allestita nell’ex chiesa dei Gesuiti. Sono state realizzate circa 4.500 anni fa e vengono da diversi siti archeologici della città.
Le stele sono state scoperte nei siti del Petit-Chasseur, di Don Bosco e degli Amandiers, a Sion. Sono rappresentazioni antropomorfe, sagomate o incise in modo da rappresentare figure umane: mostrano abiti, ornamenti e, in alcuni casi, armi.
Le stele permettono agli archeologi di collegare le steli a persone di alto rango all’interno delle comunità alpine del Neolitico finale, nel terzo millennio avanti Cristo, come per esempio si ritrovano nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta, scoperta nel 1969.
L’interesse delle stele di Sion non riguarda solo la qualità artistica, ma anche le informazioni che offrono sull’organizzazione sociale, sui segni di status e sulle pratiche funerarie dell’epoca.
Un insieme raro in Europa
L’insieme delle steli neolitiche di Sion comprende più di cinquanta lastre di pietra incisa. La mostra [Im]mortelles: les stèles néolithiques de Sion ne riunisce ventitré, per la prima volta in un unico spazio espositivo in Vallese.
Risalgono a circa 4.500 anni fa, lo stesso periodo in cui venivano costruite le piramidi di Giza, in Egitto, e Stonehenge, nel sud dell’Inghilterra. Il confronto cronologico aiuta a collocarle nel contesto più ampio della preistoria europea, senza ridurne la specificità locale: sono testimonianze prodotte da comunità alpine, in un territorio che oggi corrisponde al Vallese centrale.
La storia delle stele è stata ricostruita attraverso oltre sessant’anni di ricerche archeologiche, con studi che indicano come questi monumenti furono eretti, utilizzati e poi in parte abbattuti volontariamente. Alcune lastre furono infatti riutilizzate nella costruzione di monumenti funerari.

Le ricerche, le nuove scoperte e l’allestimento della mostra
L’esposizione dedica particolare attenzione alle steli scoperte più recentemente nei siti di Don Bosco e degli Amandiers. Un protocollo di lavoro che ha coinvolto archeologi, conservatori e restauratori ha permesso di individuare tracce di pigmenti e di precisare alcune tecniche di fabbricazione. I dati mostrano che le steli non erano semplici superfici incise, ma oggetti più complessi, probabilmente caratterizzati anche dall’uso del colore.
L’ex chiesa dei Gesuiti si trova nel centro storico di Sion, sulla Place des Théâtres. Costruita circa due secoli fa, è stata a lungo destinata al culto e in seguito usata per attività culturali, artistiche e musicali.
Per l’esposizione, le stele sono disposte nella navata e nel coro. L’allestimento mette in relazione le dimensioni delle lastre con lo spazio architettonico dell’edificio, usando luce e distanza tra le opere per renderne leggibili le incisioni. La scelta del luogo consente di presentare un patrimonio archeologico fragile e rilevante in un contesto già riconosciuto per il suo valore storico.
Alcune postazioni permettono di osservare dettagli difficili da distinguere a occhio nudo, in particolare le incisioni alterate dal tempo. Sono previste anche riproduzioni tattili di steli e oggetti archeologici. Per facilitare l’accesso a pubblici con competenze diverse, sono disponibili guide di visita in francese facile e tedesco facile.
La mostra si inserisce in un programma più ampio dedicato al Neolitico. Dal 7 al 10 ottobre 2026 Sion ospiterà il colloquio internazionale NEOALPS26, con ricercatori specializzati nello studio di questo periodo.
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