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    Home » Articoli » Traforo Monte Bianco, silenzio con la stampa al vertice Italia-Francia di Antibes, ma qualcosa si muove
    Trasporti

    Traforo Monte Bianco, silenzio con la stampa al vertice Italia-Francia di Antibes, ma qualcosa si muove

    Enrico MartialEnrico Martial26 Giugno 2026
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    Giorgia Meloni et Emmanuel Macron à la conférence de presse après le sommet France-Italie à Antibes, le 25 juin 2026 (c) Elysée
    Giorgia Meloni et Emmanuel Macron à la conférence de presse après le sommet France-Italie à Antibes, le 25 juin 2026 (c) Elysée
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    Alla conferenza stampa finale del Vertice Italia-Francia di Antibes del 25 giugno 2026, Giorgia Meloni e Emmanuel Macron hanno accennato anche ai trasporti e ai collegamenti transfrontalieri, anche se non al traforo del Monte Bianco.

    Si è trattato di un riferimento limitato rispetto agli altri grandi temi, come quelli di difesa, dello sviluppo economico e innovazione, del digitale, del nuovo quadro finanziario e delle politiche di coesione europee, per non parlare di Ucraina, Medio Oriente, Hormuz, Stati Uniti.

    Sono stati i grandi temi del Vertice, presenti otto ministri per parte, e lo stesso forum economico italo-francese, con oltre 200 partecipanti, ha dato il tono di un colloquio pragmatico tra i due Paesi. Eppure si è parlato anche di trasporti, e il punto va notato.

    Tenda stradale e ferroviario, Marsiglia-Nizza-Genova, Fréjus e Lione-Torino, ma niente Monte Bianco

    Nell’intervento in conferenza stampa di Macron, e anche in risposta a una domanda, il messaggio sui trasporti è stato positivo. Il traforo stradale di Tenda è stato riaperto, lo apriremo di più (adesso è in circolazione alternata con chiusure) ma si inizia con la seconda canna, quella storica, nelle prossime settimane.

    Per il Tenda ferroviario, la convenzione è stata firmata, inizieremo i lavori di ammodernamento. Il Lione-Torino ad alta velocità che va avanti. Sul traforo del Monte Bianco però silenzio, non una parola.

    Silenzio prudente sul traforo del Monte Bianco

    Tra i giornalisti probabilmente mancavano i colleghi del Dauphiné o de La Stampa, una domanda sul traforo del Monte Bianco l’avrebbero certamente fatta.

    Il presidente Macron ha comunque attribuito un ruolo nell’accelerazione di processi sui trasporti al Comitato frontaliero del Trattato del Quirinale, e l’ultimo si è tenuto a Bard, in Valle d’Aosta, il 4 giugno scorso.

    Però, sul Monte Bianco, proprio silenzio. La presidente Giorgia Meloni è parsa ancora più vaga e distratta nel suo accenno alle infrastrutture di trasporto, quasi da apparire poco precisa sui singoli punti – tanto da parlare di “ripresa del Moncenisio …”.

    Un profilo basso, forse segno di quella stoffa politica che anche Marc Lazar le ha riconosciuto nell’intervista al Dauphiné apparsa nel primo mattino del giorno del vertice, il 25 giugno 2026.

    Però lo studio sui trasporti si farà

    Se il tema del traforo del Monte Bianco fosse stato oggetto di posizioni totalmente differenti, forse Giorgia Meloni ne avrebbe fatto accenno nel suo intervento, o forse lo avrebbe forse tenuto da parte per scarsa rilevanza. Non si sa, ma il suo atteggiamento ci ha fatto sorgere un dubbio e siamo allora andati a leggere la Dichiarazione congiunta finale del Vertice.

    Vi si ritrova lo stesso richiamo al Comitato di cooperazione frontaliera di Bard, al Tunnel di Tenda, al Fréjus, alla linea ferroviaria Marsiglia-Nizza-Genova.

    Tuttavia, al punto 50, e non citato in conferenza stampa, vi è anche un paragrafo sullo studio di cui si è parlato al Comitato frontaliero di Nizza del 2025 – e già allora aveva provocato reazioni – e a quello di Bard, del 4 giugno 2026.

    Lo studio riguarda tutti i collegamenti ferroviari e stradali tra Italia e Francia (quindi anche quello del Monte Bianco) e ha due temi.


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    Il primo è la resilienza, e certamente è un problema: rottura di carico a Ventimiglia e Modane per la differenza delle due reti elettriche ferroviarie, lenta costruzione del tunnel stradale di Tenda, ferrovia del Tenda e della valle Roja a 40 all’ora.

    Poi vi è il biglietto ferroviario per 30 km tra Modane e Oulx da 59 euro, i lavori tra Lione e Saint-Jean-de-Maurienne per il nuovo treno ad alta capacità ancora da finanziare, il tunnel del Monte Bianco forse chiuso in autunno per decenni, e poi chissà quanti decenni.

    La decarbonizzazione

    Il secondo tema è la decarbonizzazione, e anche qui vi è da fare: l’autostrada a idrogeno per i TIR scomparsa dai radar e da rilanciare, l’autostrada ferroviaria alpina da far ripartire a settembre, treni bisistema come tra Italia e Svizzera.

    Inoltre vi è anche una possibile facilitazione del trasporto ferroviario passeggeri regionale rispetto a quello stradale, una preferenza per la trazione elettrica nelle tariffe stradali e nei tunnel, i punti di ricarica elettrica strutturati come nell’asse del Brennero, forse anche altro.

    Sono cose che si possono cogliere da osservatori nelle singole notizie e iniziative, ma che ora dovrebbero rientrare in uno studio, Monte Bianco compreso.

    Il contesto è doppio.

    Secondo le Conclusioni di Antibes, da un lato ci sono “gli interessi specifici dei nostri territori e delle autorità locali”, con il rischio di caricare troppi TIR sulla Maurienne e sulla Val di Susa se si chiude troppo il Monte Bianco o se vi sono incidenti. Poi, ci sono gli eletti locali e regionali in Francia per lo più contro e quelli Italia per lo più a favore della seconda canna del traforo del Monte Bianco.

    Comunque, dicono le conclusioni del Vertice di Antibes, lo studio si farà.

    Lo avevamo confermato su Nos Alpes dopo il Comitato di cooperazione frontaliera di Bard del 4 giugno: da fonti diverse e convergenti avevamo capito che riguarda tutta la frontiera, la decarbonizzazione e la resilienza. Avevamo inteso che forse se ne sarebbero occupate, in modo indipendente, l’Università Bocconi di Milano e un’Università francese insieme all’agenzia pubblica di ricerca Cerema.

    Il Consiglio regionale Auvergne-Rhône-Alpes contro il raddoppio, ma favorevole a uno sguardo complessivo

    Fournier
    Eric Fournier presenta il “voeu”, l’atto di indirizzo in Consiglio della Regione Auvergne-Rhône-alpes, il 25 giugno 2026 (c) Conseil régional Auvergne Rhône-Alpes

    Su iniziativa del consigliere regionale Éric Fournier, già sindaco di Chamonix per 18 anni, dal 2008 al 2026, il Consiglio regionale Auvergne-Rhône-Alpes ha votato proprio il 25 giugno, nel giorno del vertice, un “vœu”, cioè un atto di indirizzo contro il raddoppio del traforo del Monte Bianco.

    Da Fournier (min. 06:03:50) è venuta anche la richiesta di associare la Regione a ogni riflessione, di carattere più complessivo, da Ventimiglia al Traforo del Monte Bianco.

    È quanto dicono le conclusioni di Antibes, che parlano appunto di una riflessione globale su tutta la frontiera, tenendo in conto gli interessi specifici dei territori e degli eletti locali. Alcuni eletti della sola UDI, il partito di Fournier, sono intervenuti a favore, ma il voto finale è stato a larghissima maggioranza, 142 a favore, 3 contro, 37 astenuti,

    Eppure, e malgrado questo voto, qualcosa succede, anche se per il momento bisogna andarla a cercare con il lumicino.

    LEGGI ANCHE:

    Cosa sappiamo del terzo Comitato di cooperazione del Quirinale, a Bard il 4 giugno

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    Un vertice ad Antibes per riconciliare Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron
    di Sylvie Roman

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    Enrico martial
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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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