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    Home » Articoli » Cosa sappiamo del terzo Comitato di cooperazione del Quirinale, a Bard il 4 giugno
    Politica

    Cosa sappiamo del terzo Comitato di cooperazione del Quirinale, a Bard il 4 giugno

    Enrico MartialEnrico Martial5 Giugno 2026
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    Troisième Comité de cooperation frontalière à Bard le 4 juin 2026 (c) Région autonome Vallée d'Aoste, Moreno Vignolini
    Troisième Comité de cooperation frontalière à Bard le 4 juin 2026 (c) Région autonome Vallée d'Aoste, Moreno Vignolini

    Il Comitato di cooperazione frontaliera del Quirinale si è riunito al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, il 4 giugno 2026, con la presenza di sindaci, rappresentanti di enti locali e regionali, organizzazioni e soggetti che operano sul piano transfrontaliero, come le ferrovie o le società di gestione dei trafori.

    La riunione, ospitata dalla Regione Valle d’Aosta e introdotta per il benvenuto dal presidente Renzo Testolin, si è svolta a porte chiuse mentre funzionari e altri rappresentanti hanno potuto assistere al suo svolgimento in una sala di ascolto. La stampa e i media sono rimasti fuori: hanno solo potuto ascoltare una conferenza stampa dei due ministri degli Affari esteri che hanno presieduto la riunione, Jean-Noël Barrot e Antonio Tajani, che è anche vicepresidente del Consiglio dei ministri.

    Ciò che si è saputo è dunque relativamente poco, con qualche integrazione raccolta da singole voci alla fine dell’insieme dell’evento e anche grazie a un ritorno ai giornalisti del ministro Tajani, che ha risposto a diverse domande.

    Erano solo giornalisti italiani: a parte il nostro caso ibrido italo-franco-svizzero, di francesi non se ne sono visti, da cui l’assenza di ricadute informative nei media regionali alpini tra cui Dauphiné, Messager, Nice-Matin, France 3 Alpes, e in quelli nazionali. Forse c’era un corrispondente di AFP (Agence France Presse), ma non lo abbiamo incrociato.

    Primo punto, il traforo del Monte Bianco

    L’anno scorso, dopo il Comitato frontaliero di Nizza del 7 febbraio 2025, vi fu un’incomprensione di cui abbiamo dato conto e che ebbe qualche ripercussione in Assemblea nazionale francese e in ambito locale in particolare tra i sindaci della Valle di Chamonix, guidati allora da Éric Fournier. È dunque argomento in cui conviene procedere con cautela.

    Da più voci e dal ministro Tajani si è inteso che uno studio è in preparazione da parte di un’università italiana (Bocconi, forse non da sola) e da un’università o istituto di ricerca francese (forse con CEREMA, agenzia pubblica di studi e competenze su ambiente, mobilità, rischi e assetto del territorio). Dovrebbe avere un campo di analisi ampio -quindi non solo economico-trasportistico – e dovrebbe riguardare anche gli obiettivi di decarbonizzazione (ed è appunto uno dei temi di CEREMA).

    Lo studio dovrebbe permettere di avere un quadro comune di elementi tecnici e obiettivi su cui riflettere. Le posizioni attuali di Francia (contraria) e Italia (favorevole) rimangono quelle attuali. Poi, l’idea è che intanto ci si metta all’ascolto di uno studio, che si vuole indipendente.

    Photo de famille au Troisème Comité de cooperation frontalière à Bard le 4 juin 2026 (c) Règiona autonome Vallée d'Aoste, Moreno Vignolini
    Photo de famille au Troisème Comité de cooperation frontalière à Bard le 4 juin 2026 (c) Règiona autonome Vallée d’Aoste, Moreno Vignolini

    Argomenti difficili da comprendere

    D’altra parte, sul Monte Bianco, almeno da osservatori, vi sono argomenti difficili da comprendere. La loro esistenza sembra derivare più da inerzie e impostazioni da anni 80 o 90, che pure furono anni difficili per l’ambiente e il trasporto merci.

    Il sindaco di Chambéry, Thierry Repentin, ha detto in riunione che la proposta della seconda canna da parte del ministro Tajani è stata una “sorpresa”, quando la seconda canna esiste già al Fréjus, e dopo che di quella al Monte Bianco si è già parlato ampiamente lo scorso anno. Poi ha evocato la Convenzione delle Alpi che la impedirebbe ma qui non si parla di una nuova infrastruttura (tipo il traforo del Mercantour) ma di un ammodernamento dell’esistente, e senza aumento di traffico, come dimostrato al Fréjus appunto per la nuova seconda canna.

    Come valutare? Per dire di una certa confusione nelle narrative tra gli enti locali alpini francesi, un sindaco ci ha persino indicato la possibilità di un traforo ferroviario merci tra Passy e Morgex (che sarebbe una nuova infrastruttura ai sensi della Convenzione alpina) quando già mancano i soldi per la tratta francese tra Lione e Saint-Jean-de-Maurienne, che dovrebbe alimentare la capacità di trasporto merci e il loro spostamento su rotaia.

    Ancora si parla di Digione-Modane

    Sempre per esempio, il sindaco di Chambéry, Thierry Repentin, che pure è un politico navigato e guida una città con molte innovazioni e soluzioni, ha evocato ancora un collegamento merci tra Digione e Modane, rispetto al Lione / Saint-Jean-de-Maurienne, come possibilità ancora aperta.

    Per non parlare più in generale dell’argomento della qualità dell’aria, se al giorno al Bianco passano 2.000 mezzi e a Cluses almeno 20.000.

    In altri termini, bisognerebbe meglio comprendere i diversi livelli di governance in Francia, mentre in Italia alcuni temi non sono proprio entrati nelle politiche da promuovere (autostrada a idrogeno, carpooling ecc.). Uno studio (o due studi) potrebbero portare qualche elemento di chiarezza.

    Poi, che questo lavoro di analisi (indipendente) passi senza scossoni è ancora da vedere. Il ministro Jean-Noël Barrot in conferenza stampa non si è espresso al riguardo e la mimica facciale quando Tajani ne parlava era assolutamente imperscrutabile.

    Secondo punto, i progressi del Comitato di cooperazione frontaliera

    Alla vigilia della riunione, su Nos Alpes abbiamo elencato i diversi punti aperti e difficili della cooperazione sulla frontiera italo-francese.

    Per limitarci ai soli trasporti, ci sono la seconda e storica canna del tunnel di Tenda (e si deve finire ancora la prima), la ferrovia Cuneo-Breil-Ventimiglia che va a 40 all’ora, gli ostacoli al trasporto locale ferroviario tra Oulx e Modane (il biglietto ferroviario transfrontaliero costa al chilometro 8 volte rispetto allo stesso viaggio all’interno della Francia), il traforo del Monte Bianco da chiudere per decenni d’autunno per lavori, l’autostrada ferroviaria alpina che toglie almeno alcuni TIR dalle strade ma non riparte (forse a settembre), la compatibilità dei sistemi ferroviari (voltaggi diversi, che però non sono un problema tra Italia e Svizzera con il treno TILO).

    Il quadro dopo la riunione invece offre segni di dinamismo e alcune speranze. Intanto la riunione del pomeriggio è stata preceduta da una serie di lavori al mattino, aperti dall’assessore valdostano alla Cultura, Erik Lavévaz. Alle origini del Comitato si diceva che si sarebbero costituiti dei gruppi di lavoro: ebbene, ne esistono ora tre sull’acqua del fiume Roja. Forse è attivo anche uno sulla “mobilità”, se non è lo stesso di un progetto Interreg.

    A Mentone il segretariato?

    La città di Mentone si è proposta di ospitare un “segretariato” o una struttura operativa a supporto del Comitato e degli ambasciatori che lo coordinano (tra l’altro l’ottimo ambasciatore Andrea Cavallari andrà in Norvegia, e lascerà il compito a un collega).

    Christian Estrosi, allora sindaco di Nizza, già l’anno scorso si era proposto di ospitare una struttura leggera, ma ha perso le elezioni contro Éric Ciotti, il quale ora procede a vari tagli di spesa. Alexandra Masson, nuova sindaca di Mentone, presente da anni e da deputata sui temi frontalieri, ha ripreso l’idea, e ha raccolto vari consensi in riunione.

    Si è anche capito, anche se non le abbiamo sentite, che al tavolo generale del pomeriggio sono emerse varie proposte, dalla gestione delle foreste alla revisione legislativa, almeno in Italia, della legge La Loggia, per il freno che impone a ogni iniziativa di collaborazione frontaliera.

    Si è parlato dei collegamenti marittimi tra Corsica e Sardegna (stesso tema dello scorso anno), forse di sanità, certamente di cooperazione e scambi tra i giovani a livello frontaliero, sulla scorta di un più ampio programma tra i due Paesi.

    Occorreranno quindi approfondimenti sui singoli temi, mano a mano che ci capiteranno a tiro, se vorrete poi leggerli su Nos Alpes.

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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