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    Home » Articoli » Friburgo, venerdì il voto sul bilinguismo: una legge per le lingue ufficiali dei comuni
    Politica

    Friburgo, venerdì il voto sul bilinguismo: una legge per le lingue ufficiali dei comuni

    Enrico MartialEnrico Martial3 Settembre 2026
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    Le Grand Conseil de l'État de Fribourg (c) Etat de Fribourg Staat Freiburg
    Le Grand Conseil de l'État de Fribourg (c) Etat de Fribourg Staat Freiburg

    Nel cantone di Friburgo, venerdì 4 settembre il Grand Conseil prosegue l’esame della prima legge cantonale che stabilisce quando un comune può riconoscere insieme francese e tedesco come lingue ufficiali.

    Il progetto legislativo interessa, secondo il Consiglio di Stato, dieci comuni per circa 68mila abitanti (tra cui c’è la stessa Friburgo). Sullo sfondo c’è un dibattito presente nel cantone almeno dal secondo dopoguerra.

    Una prima legge sulle lingue ufficiali

    La Loi sur les langues officielles et la promotion du bilinguisme (LLOPB), dossier 2017-DIAF-29, figura al terzo punto dell’ordine del giorno della seduta del Grand Conseil convocata venerdì 4 settembre alle 8.30 all’Hôtel cantonal di Friburgo. I deputati hanno cominciato a esaminare il testo martedì 1° settembre e la prosecuzione del dibattito è stata fissata a venerdì.

    Il progetto è stato adottato dal Consiglio di Stato (cioè dal governo cantonale) il 30 giugno 2026 e trasmesso al Grand Conseil (all’assemblea legislativa) il giorno successivo. Il dossier è seguito dal consigliere di Stato (il ministro, membro del governo) Didier Castella, a capo del dipartimento delle Istituzioni, dell’agricoltura e delle foreste.

    La questione è rimasta aperta per decenni. La Costituzione cantonale stabilisce infatti che francese e tedesco sono le lingue ufficiali del Cantone e che, nei comuni con una «minoranza linguistica autoctona importante», entrambe possono assumere lo status di lingua ufficiale. Finora, però, mancavano criteri legislativi per stabilire sul piano operativo quando una minoranza potesse essere considerata autoctona e importante. La possibilità restava formalmente sulla carta.

    La soglia del 10 per cento per almeno 25 anni

    Il progetto del Consiglio di Stato considera “importante” una comunità linguistica che rappresenta più del 10 per cento della popolazione e autoctona una comunità presente senza interruzioni da almeno 25 anni, cioè una generazione. Il raggiungimento della soglia non rende però automaticamente bilingue il comune: ci deve essere una decisione e va rispettato anche il criterio della continuità territoriale.

    La scelta di adottare francese e tedesco come lingue ufficiali deve infatti passare, in ogni comune, attraverso una votazione popolare, un referendum. Un comune che soddisfa i criteri può dunque diventare bilingue, ma non è obbligato a farlo.

    La procedura per il voto popolare potrà essere avviata dal Consiglio comunale, dal Consiglio generale o dall’Assemblea comunale, oppure dal 10 per cento della popolazione. Il cambiamento dello status linguistico dovrà inoltre essere approvato dal Grand Conseil, quindi a livello cantonale.

    Courgevaux e Courtepin, due comuni dove francese e tedesco sono già utilizzati ufficialmente da decenni, potranno mantenere questa situazione senza organizzare una nuova votazione.

    Dieci comuni e circa 68mila abitanti

    Secondo il progetto definitivo, ci sono 10 su 120 comuni che soddisfano le condizioni per poter avere due lingue ufficiali. Complessivamente raccolgono circa 68mila abitanti su una popolazione cantonale di circa 350mila persone. Il numero elevato è dovuto al coinvolgimento della città di Friburgo.

    Si tratta, oltre a Friburgo/Freiburg, di Granges-Paccot, Pierrafortscha, Courgevaux, Courtepin, Cressier, Meyriez, Morat/Murten, Mont-Vully e Tentlingen.


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    Inizialmente, nel disegno di legge del 2025, i comuni erano dodici: comprendevano anche Marly e Villars-sur-Glâne. Il Consiglio di Stato li ha successivamente esclusi dalla prima fase applicando in modo più restrittivo il principio di contiguità.

    Infatti, un comune che intende adottare come seconda lingua ufficiale la lingua della propria minoranza deve confinare con almeno un comune nel quale quella lingua è maggioritaria. Marly e Villars-sur-Glâne, a maggioranza francofona e circondati da comuni anch’essi a maggioranza francofona, non soddisfano questa condizione.

    Il criterio serve a conciliare il riconoscimento delle minoranze con uno dei principi storicamente più delicati della politica linguistica friburghese: la tutela della tradizionale distribuzione territoriale delle lingue.

    Un dibattito che attraversa il dopoguerra

    La legge discussa oggi dal Grand Conseil è l’ultimo passaggio di una storia molto più lunga. Una ricerca del Dipartimento di storia contemporanea dell’Università di Friburgo, dedicata alla politica del bilinguismo nel cantone tra il 1945 e il 2000, descrive la situazione della metà del Novecento come profondamente diseguale. La comunità germanofona, pur essendo una componente storica del cantone, disponeva di un riconoscimento istituzionale inferiore rispetto alla maggioranza romanda.

    È soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale che il bilinguismo comincia a essere considerato un elemento costitutivo dell’identità cantonale e si apre un lungo processo di riequilibrio tra le due comunità.

    Un passaggio importante avviene nel 1959, con la fondazione della Deutschfreiburgische Arbeitsgemeinschaft (DFAG) a cui si deve, mel 1962 una petizione al Consiglio di Stato per una maggiore parità della lingua tedesca nell’amministrazione e nel diritto cantonale.

    Negli anni Sessanta e Settanta il tema diventa sensibile anche perché alcune imprese provenienti dalla Svizzera tedesca si insediano nel cantone e portano lavoratori e quadri germanofoni. È in questo periodo che si consolida una delle grandi controversie friburghesi: la frontiera linguistica deve essere considerata una linea da proteggere oppure una zona di mescolanza nella quale riconoscere maggiori diritti alle minoranze?

    Dagli anni Ottanta il Cantone tenta più volte di dotarsi di una vera legislazione sulle lingue ufficiali. Nessuno dei precedenti progetti arriva però fino al Grand Conseil. Per questo il governo definisce il procedimento legislativo del 2026 una «tappa storica»: è il primo progetto di questo tipo a essere effettivamente sottoposto al parlamento.

    Image
    Bilinguisme / Zweisprachigkeit © 2018 Etat de Fribourg – Staat Freiburg

    La svolta del 1990 e il principio di territorialità

    Un passaggio decisivo arriva nel 1983, quando il deputato germanofono Erwin Jutzet presenta una mozione chiedendo, tra le altre cose, che il tedesco sia riconosciuto come lingua ufficiale cantonale su un piano di uguaglianza con il francese. All’epoca, come avrebbe ricordato successivamente Jean-Ludovic Hartmann, presidente della commissione parlamentare che lavorò alla revisione costituzionale, il testo tedesco delle leggi era considerato una traduzione mentre faceva fede quello francese.

    Il compromesso arriva il 23 settembre 1990. Gli elettori approvano con l’83,7 per cento dei voti un articolo costituzionale che riconosce francese e tedesco come lingue ufficiali del Cantone e introduce esplicitamente il rispetto del principio di territorialità.

    La nuova Costituzione cantonale del 16 maggio 2004 conserva questa impostazione. L’articolo 6 stabilisce che lo Stato e i comuni devono «vegliare alla ripartizione territoriale tradizionale delle lingue» e contemporaneamente tenere conto delle minoranze linguistiche autoctone. Lo stesso articolo apre alla possibilità che un comune con una minoranza autoctona importante abbia sia il francese sia il tedesco come lingue ufficiali.

    La legge arrivata oggi davanti al Grand Conseil serve dunque, più di vent’anni dopo, a tradurre quel principio costituzionale in criteri applicabili.

    Il peso dei germanofoni è diminuito dal 1970

    Nella percezione esterna, si colelga spesso la diffusioen del bilinguismo a una “espanzione” delal popolazione di lingua tedesca, ma è vero l’opposto. I dati del Cantone mostrano una progressiva diminuzione del suo peso percentuale dei germanofoni nella seconda metà del Novecento e nei primi decenni del Duemila.

    Nel 1970 il tedesco era la lingua principale del 35 per cento della popolazione friburghese, contro il 65 per cento del francese. La quota germanofona è scesa al 34,5 per cento nel 1980, al 32,7 per cento nel 1990 e al 31,6 per cento nel 2000. Nei rilevamenti successivi passa al 29,2 per cento nel periodo 2011-2015 e al 27,5 per cento nel 2016-2020.

    I dati più recenti del Service cantonale de la statistique et de la donnée indicano che nel 2024 il 68,3 per cento della popolazione cantonale dichiarava il francese tra le proprie lingue principali e il 25,1 per cento il tedesco o lo svizzero tedesco.

    Il confronto con i censimenti precedenti (ad esempio, il francese risulta al 72,5% nel periodo 2016-2020) va inoltre effettuato con cautela, poiché fino al 2000 si poteva scegliere una sola lingua, mentre dal 2010 è possibile dichiarare fino a tre lingue principali. In linea di principio, l’informazione che rimane comparabile è quella relativa alla lingua tedesca / svizzero-tedesco.

    annotedescofrancese
    197035,0%65,0%
    198034,5%65,5%
    199032,7%67,3%
    200031,6%68,4%
    2011-201529,2%70,8%
    2016-202027,5%72,5%

    Una evidente geografia linguistica

    La diminuzione della quota germanofona su scala cantonale si accompagna a una evidente distribuzione territoriale delle due lingue. Nel distretto di Singine/Sense, l’85,7 per cento della popolazione indica il tedesco come lingua principale e l’11,1 per cento il francese. Nel distretto del Lac/See, storicamente la zona più mista, il rapporto è del 60,3 per cento per il tedesco e del 36,2 per cento per il francese. In questo caso ci sono comuni quasi interamente germanofoni.

    All’estremo opposto c’è la Veveyse, dove il 92,3 per cento della popolazione è francofona e soltanto il 2,7 per cento germanofona.

    LEGGI ANCHE: Simposio sulla Svizzera plurilingue, salvare il francese e la seconda lingua confederale

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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