Valle d’Aosta, Francofonia e Italofonia entrano nel nuovo capitolo della cooperazione linguistica tra Italia e Francia.
A margine del vertice intergovernativo di Antibes del 25 giugno 2026, i ministri degli esteri Antonio Tajani e Jean-Noël Barrot hanno concordato un quadro di reciprocità con l’adesione della Francia alla Comunità dell’Italofonia, e in questo ambito la partecipazione valdostana all’Organizzazione internazionale della Francofonia.
Anche nella comunicazione pubblica, la reciprocità è la chiave di lettura nel nuovo capitolo delle relazioni tra i due paesi sul piano linguistico, e fa entrare in un dialogo complessivo anche il ruolo della lingua italiana in Francia (i centri Dante Alighieri, la scuola italiana a Nizza) e nel mondo, dove i due Paesi sono in relazione attiva comune.
L’effetto più evidente, e che ha attirato le maggiori attenzioni, riguarda la Valle d’Aosta. Secondo una nota della Farnesina citata dall’Ansa, l’ingresso della Valle d’Aosta, nel quadro italiano, nell’Organizzazione internazionale della Francofonia, rappresenta un riconoscimento del patrimonio linguistico e culturale della Regione e conferma l’attenzione attribuita da Tajani al multilinguismo come valore dell’identità europea.
La stessa nota colloca il risultato in un quadro di reciprocità con l’adesione della Francia alla Comunità dell’Italofonia, istituita su iniziativa governativa italiana nel novembre 2025.
Il precedente del Sommet della Francofonia
Il 4 e 5 ottobre 2024 la Regione autonoma Valle d’Aosta era stata invitata al XIX Sommet de la Francophonie, organizzato a Villers-Cotterêts e a Parigi, su invito personale del presidente francese Emmanuel Macron. La delegazione era composta dal presidente della Regione Renzo Testolin e dall’allora assessore Luciano Caveri.
In quell’occasione la Regione aveva confermato alla segretaria generale dell’OIF, Louise Mushikiwabo, la volontà di avere una presenza stabile negli organismi dell’organizzazione. L’invito al vertice aveva però un carattere speciale: l’interlocuzione passa infatti dagli Stati e dai governi centrali, e non dagli enti territoriali, per quanto dotati di una propria identità linguistica. E’ così per esempio anche per il Québec e per il Canada.
Che cosa sono l’Organizzazione internazionale della Francofonia e la Comunità dell’Italofonia
L’Organizzazione internazionale della Francofonia è nata il 20 marzo 1970 a Niamey, in Niger. Riunisce stati e governi che condividono l’uso della lingua francese e promuove una cooperazione politica, educativa, economica e culturale tra i suoi membri.
L’OIF è una rete multilaterale fondata sulla lingua francese, e non è limitata alla dimensione linguistica. Le sue missioni comprendono la promozione del francese e della diversità culturale, il sostegno alla pace, alla democrazia e ai diritti umani, la cooperazione educativa e universitaria e lo sviluppo economico sostenibile.
La Comunità dell’Italofonia è stata istituita a Villa Madama il 18 novembre 2025, durante la prima Conferenza internazionale dell’Italofonia, organizzata su impulso del ministro Antonio Tajani e in collaborazione con la Società Dante Alighieri. La Farnesina l’ha definita un nuovo forum di cooperazione internazionale destinato a riunire le componenti italofone nel mondo, statuali e non statuali.
Secondo il ministero degli esteri, la Comunità dell’Italofonia ha tra le sue finalità la promozione del dialogo politico e della cooperazione internazionale, il rafforzamento dei legami tra le società civili e le persone italofone, lo sviluppo delle relazioni culturali, scientifiche e accademiche e la diffusione e tutela della lingua italiana nel mondo.
Il Trattato del Quirinale per il bilinguismo
La decisione di Antibes si inserisce nel solco del Trattato del Quirinale, firmato da Italia e Francia il 26 novembre 2021 ed entrato in vigore il primo febbraio 2023. Il trattato dedica uno spazio specifico alla cooperazione transfrontaliera e linguistica.
L’articolo 10 prevede infatti che i due Paesi favoriscano “la formazione dei parlanti bilingue in italiano e in francese nelle regioni frontaliere”, valorizzando l’uso delle due lingue nella vita quotidiana. E’ un passaggio che offre la cornice politica più coerente per leggere il ruolo di diverse zone frontaliere e in particolare della Valle d’Aosta, nel rapporto tra Roma, Parigi sui piani culturali e lingustici.
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