Il sindaco di Saint-Gervais, in Alta Savoia, ha ordinato la chiusura dei rifugi del Goûter e di Tête Rousse lungo la via normale di salita al Monte Bianco, a causa del pericolo di caduta di pietre provocato dalla siccità.

Il provvedimento, firmato martedì da Jean-Marc Peillex, riguarda i due rifugi che scandiscono l’ascesa al punto più alto delle Alpi e arriva dopo settimane di ondate di calore che hanno reso instabile il tratto conosciuto come couloir del Goûter.

La decisione delle guide, la chiusura del sindaco

Nell’ordinanza di chiusura, Peillex, primo cittadino del comune alle pendici del Monte Bianco, parla di un «pericolo mortale» e sottolinea che «il periodo di siccità che stiamo attraversando impone una vigilanza particolare nella pratica dell’alpinismo». Peillex invita tutti gli alpinisti, accompagnati o no da una guida, a rinunciare temporaneamente al progetto di scalata.

Le compagnie delle guide di Saint-Gervais-Les Contamines e di Chamonix hanno già deciso di sospendere le uscite programmate verso la cima, «finché la situazione persisterà». La misura arriva mentre l’Alta Savoia si trova in stato di vigilanza arancione per canicola, insieme ad altri quarantadue dipartimenti francesi.

Gli episodi di canicola, spiega il sindaco, hanno provocato importanti cadute di pietre nella salita all’aiguille del Goûter (3.863 metri) e in particolare nella traversata del couloir omonimo. I due rifugi coinvolti, quello di Tête Rousse e quello del Goûter, restano dunque inaccessibili. Non è la prima volta: una chiusura similmente motivata era già stata adottata sullo stesso versante del Monte Bianco nell’agosto 2022.

Il couloir de la mort del Monte Bianco

Il couloir del Goûter, soprannominato da tempo «corridoio della morte», è considerato uno dei tratti più pericolosi della via classica di accesso al Monte Bianco. Alcuni video circolati sui social media mostrano un importante smottamento avvenuto nei giorni scorsi.

Uno studio della fondazione Petzl ha stimato che l’ascensione dalla via classica ha causato centodue morti e duecentotrenta feriti tra il 1990 e il 2017, un bilancio che le condizioni di calore e siccità di quest’estate rischiano di aggravare ulteriormente.

Perché la montagna si sgretola

Gli scienziati concordano nell’attribuire l’instabilità delle pareti alpine al disgelo del permafrost, lo strato di terreno o roccia che in alta quota resta gelato tutto l’anno e che agisce come un cemento naturale tra i blocchi rocciosi.

Le ricerche condotte tra il 2007 e il 2024 da Ludovic Ravanel, geomorfologo del CNRS e guida di montagna, hanno documentato circa 2.500 crolli superiori a cento metri cubi: la frequenza aumenta, ma soprattutto crescono i volumi, al punto che non si esclude la possibilità di crolli futuri di diversi milioni di metri cubi.

Rischi comuni a tutte le Alpi

Secondo Markus Stoffel, titolare della nuova cattedra di ricerca sui rischi in montagna dell’Università di Ginevra, il limite inferiore del permafrost dovrebbe risalire tra i duecento e i settecentocinquanta metri nel corso del secolo, a seconda dell’esposizione dei versanti, mettendo a nudo nuove fonti di sedimenti instabili.

Per Stoffel, tuttavia, il cambiamento climatico non è l’unico fattore: a suo giudizio spiega tra un terzo e la metà dell’aumento del rischio, mentre la parte restante deriva dall’espansione delle infrastrutture in quota, conseguenza di scelte urbanistiche compiute soprattutto nella seconda metà del Novecento, quando la popolazione alpina crebbe di oltre il trenta per cento tra il 1950 e il 1970.

Anche il Monte Cervino sotto osservazione

Le guide alpine di Zermatt e di Breuil-Cervinia mantengono sospeso l’accompagnamento di nuovi clienti lungo la via normale dell’Hörnli e lungo la Cresta del Leone, su entrambi i versanti del Cervino. La montagna non è chiusa, ma l’ascesa autonoma resta fortemente sconsigliata.

Alla decisione hanno contribuito il rapido disgelo delle nevi, che ha lasciato scoperte porzioni di roccia instabile, e due episodi distinti: un violento temporale il 3 agosto, con colate detritiche che hanno investito Breuil-Cervinia a valle, e una frana di grandi dimensioni staccatasi il 5 agosto a circa 3.900 metri sul versante sud.

Un primo importante smottamento aveva già colpito il versante di Zermatt, vicino alla vetta, il 25 giugno. La società Zermatt Bergbahnen ha inoltre temporaneamente sospeso lo sci estivo sul ghiacciaio del Théodule/Teodulo per gli stessi motivi di sicurezza.

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