Tra le colline del Monferrato astigiano, circondato da vigne e strade panoramiche, vi è Maranzana, un curioso borgo abitato da centinaia di pupazzi di stoffa, i cosiddetti e tradizionali Babaci. Lungo le vie del centro storico di questo piccolo comune della provincia di Asti, tra case in pietra e scorci rurali, i fantocci sono divenuti parte integrante del paesaggio e narratori di scene di vita quotidiana legate alla memoria del territorio.

Il periodo più indicato per visitarlo è quello compreso tra la primavera e l’inizio dell’autunno, quando i Babaci sono sistemati nei punti strategici a essi dedicati per essere protagonisti di eventi, feste e iniziative locali. Camminare tra le strade del centro significa imbattersi continuamente in scene inattese: un gruppo di amici che gioca a carte, un medico con i pazienti, un vignaiolo al lavoro o musicisti affacciati da un balcone.

I Babaci (c) CC BY-SA 4.0, Pmk58, Wikimedia Commons

Maranzana, il “Paese dei Babaci”

Come molti piccoli centri collinari del Piemonte, anche Maranzana ha vissuto nel corso del Novecento un progressivo calo demografico, che da una popolazione pari a oltre 1.000 persone lo ha portato oggi a poco più di 200 residenti. Per reagire all’immagine di “paese fantasma”, dunque, alcuni abitanti hanno iniziato a creare figure di pezza a grandezza naturale utilizzando materiali di recupero, stoffe e vecchi abiti donati dai vicini di casa.

Nel tempo i pupazzi sono aumentati sino a superare le 150 unità e oggi popolano cortili, balconi, angoli nascosti e piazzette, facendo guadagnare al borgo il soprannome di “Paese dei Babaci”. Passeggiando tra strade e viuzze è possibile incontrare artigiani intenti a lavorare, contadini, musicisti, bambini che giocano, anziani seduti al bar o figure legate ai mestieri tradizionali del Monferrato.

Il “Paese dei Babaci” (c) CC BY-SA 4.0, Pmk58, Wikimedia Commons

Un museo all’aperto tra ironia e memoria

La particolarità dei Babaci di Maranzana non risiede soltanto nella loro presenza scenografica bensì anche nella loro capacità di raccontare la storia locale in maniera semplice e immediata. Ogni personaggio rappresenta difatti una scena quotidiana o una figura realmente esistita nella comunità, aspetto che rende il percorso una sorta di ampio museo diffuso all’aperto.

Dettagli, accessori, abiti e ambientazioni di alcuni pupazzi richiamano il mondo agricolo e vitivinicolo del Monferrato, mentre altri ricreano momenti di convivialità tipici della vita di paese. Tra i personaggi rappresentati compare anche Giacomo Bove, esploratore ivi nato nella seconda metà dell’Ottocento e protagonista di importanti spedizioni geografiche cui è dedicata anche una casa museo nel centro del paese.

Il Castello di Maranzana (c) CC BY-SA 4.0, Brigante mandrogno, Wikimedia Commons

Il castello, il Bosco delle Sorti e le passeggiate tra i vigneti

Oltre agli incontri vis-à-vis con i Babaci – parola piemontese che significa pupazzi o fantocci – la visita a Maranzana può trasformarsi in una occasione per scoprire il paesaggio del Monferrato. Il centro storico conserva ancora il castello trecentesco con le sue torri e parte della cinta muraria, posizionato sulla sommità della collina da cui si apre un ampio panorama sulle campagne circostanti.

A poca distanza da esso si trova inoltre il Bosco delle Sorti, area naturale attraversata da sentieri percorribili a piedi, in bicicletta o a cavallo con itinerari che si sviluppano tra vigneti e zone boschive. Per chi ama i punti panoramici e il turismo dal ritmo lento, nei dintorni si trova anche una delle Big Bench del circuito monferrino, raggiungibile attraverso strade e sentieri immersi nelle colline.

L’esperienza turistica nel “Paese dei Babaci” si lega inevitabilmente anche alla tradizione enogastronomica locale, con produzioni tipiche come Barbera, Moscato, Brachetto, Cortese e Dolcetto. In stagione sono peraltro proposte formule dedicate agli escursionisti e ai visitatori che desiderano trascorrere qualche ora tra natura e vigneti, con possibilità di organizzare pic nic lungo i percorsi panoramici che attraversano il territorio.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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