Il forte di Bramafam, a Bardonecchia, in Val di Susa, ha riaperto quest’estate dopo aver integrato cinquanta installazioni multimediali. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per animare le fotografie d’archivio.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare (Assam), che dal 1995 gestisce il restauro e la valorizzazione di questa fortificazione militare della fine del XIX secolo.
Una stagione all’insegna di nuove installazioni multimediali
Il percorso di visita si è quindi arricchito quest’anno di cinquanta installazioni distribuite lungo le sale espositive. Si tratta di cinquecento fotografie storiche e documenti dell’Istituto Luce, l’istituto audiovisivo pubblico italiano specializzato in archivi cinematografici, che sono stati rielaborati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale per dare movimento ai volti dei soldati raffigurati.
Il percorso si snoda attraverso trentanove sale, con ricostruzioni d’epoca, centottanta manichini in uniforme, settantaquattro pezzi di artiglieria e oltre duemila oggetti legati alla vita quotidiana dei militari. È possibile guardare il seguente video per avere un’idea della nuova allestimento tecnologico.
Trenta anni di restauro da parte di volontari
Nel 1995, l’Assam ha ottenuto in locazione dal Ministero delle Finanze una struttura allora abbandonata e danneggiata. Da allora, sono state dedicate al suo restauro oltre centodiecimila ore di lavoro volontario, finanziate con fondi pubblici, da fondazioni bancarie e dai proventi delle visite reinvestiti dall’associazione.
Il forte appartiene ancora allo Stato italiano, ma è in corso una procedura di trasferimento al Comune di Bardonecchia, nell’ambito del federalismo demaniale, che consente agli enti locali di riottenere la proprietà di beni pubblici inutilizzati o sottoutilizzati dallo Stato.
Il forte costituisce oggi una sezione distaccata del Museo Nazionale d’Artiglieria di Torino. Un video ripercorre inoltre i trent’anni di restauro del sito.
Proseguono inoltre i lavori sulla galleria di gola del forte, dove devono essere ricostruiti due pezzi di artiglieria Gruson della fine del XIX secolo. Questo cantiere, associato alla realizzazione di un nuovo spazio museale di seicento metri quadrati, dovrebbe concludersi nel 2027.
Un’opera legata alla linea ferroviaria del Fréjus
Costruito alla fine del XIX secolo su uno sperone roccioso che domina la conca di Bardonecchia, a 1.447 metri di altitudine, il forte di Bramafam è considerato la più vasta opera fortificata di quel periodo nelle Alpi Cottiane. Il suo scopo era proteggere la linea ferroviaria Torino-Modane e la galleria ferroviaria del Fréjus in caso di conflitto con la Francia. Al suo apice, la guarnigione contava più di duecento uomini, dotati di artiglieria distribuita in diverse torrette e batterie.
Parzialmente smantellata durante la Prima guerra mondiale, la fortezza fu utilizzata come campo di prigionia per i prigionieri austriaci addetti alla manutenzione delle strade militari e della galleria del Fréjus. Negli anni ’30 fu integrato nel Vallo Alpino occidentale, il sistema di fortificazioni di confine italiane voluto da Mussolini. Il forte, leggermente bombardato all’inizio della Seconda guerra mondiale, fu poi occupato, nel settembre 1943, da una piccola guarnigione tedesca, prima di essere abbandonato alla fine di aprile del 1945. Al termine del conflitto, in conformità con il trattato di pace, l’esercito italiano lo smantellò e lo lasciò in stato di abbandono, fino a quando l’associazione non ne assunse la gestione nel 1995.
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