Nel Queyras il cambiamento climatico potrebbe spostare in altitudine, e per centinaia di metri, le condizioni termiche delle valli alpine, rendendo simile all’attuale Embrun (873 metri) alla futura situzione di Ceillac (1665 metri).
Ad agosto, su questo tema, il Parco ha presentato i risultati della sua analisi climatica e una prima analisi di vulnerabilità, che serviranno a definire con amministrazioni e attori locali le azioni per affrontare gli effetti del riscaldamento su acqua, agricoltura, foreste, turismo e altri settori del territorio.
A Ceillac il clima estivo di Embrun
Uno dei dati più significativi riguarda Ceillac, comune del Queyras situato a 1.665 metri di altitudine. Secondo le proiezioni pubblicate dal Parc naturel régional du Queyras, alla fine del secolo (nel 2100) la temperatura estiva potrebbe essere superiore di 5,3 gradi rispetto al periodo di riferimento 1976-2005, raggiungendo valori paragonabili a quelli registrati nello stesso periodo a Embrun, nella valle della Durance, a 873 metri.
Il fenomeno riguarda tutte le stagioni, ma sarebbe più marcato in estate e in autunno.
Nelle proiezioni considerate dal Parco l’aumento delle temperature estive può variare tra 2,5 e 6,6 gradi. Anche in inverno il cambiamento sarebbe rilevante: entro la fine del secolo, a 2.400 metri si potrebbero avere condizioni termiche simili a quelle che tra il 1976 e il 2005 caratterizzavano un’altitudine di circa 1.500 metri.
Piogge simili, ma meno acqua disponibile
L’aumento delle temperature non significa necessariamente una forte diminuzione immediata delle precipitazioni. Secondo le ipotesi, intorno al 2050 i valori mediani annuali potrebbero restare relativamente vicini a quelli del periodo 1976-2005: inverno e primavera avrebbero incrementi compresi tra l’1 e il 9 per cento, mentre estate e autunno registrerebbero diminuzioni tra il 2 e il 4 per cento.
Verso il 2100, invece, le precipitazioni mediane annuali e stagionali risulterebbero inferiori, con riduzioni comprese tra il 4 e il 13 per cento.
Il problema riguarda però anche ciò che accade all’acqua una volta arrivata al suolo. Temperature più elevate aumentano evaporazione ed evapotraspirazione. Per questo, spiega il Parco, anche con quantità di precipitazioni relativamente stabili possono diminuire l’umidità dei terreni e le portate dei corsi d’acqua.
Le proiezioni mostrano inoltre una notevole variabilità tra un anno e l’altro, con la possibilità che periodi particolarmente asciutti si ripetano per più anni consecutivi.
Un osservatorio per conoscere le sorgenti
La gestione dell’acqua è già diventata uno dei primi campi di intervento. Dall’inizio del 2026 il Parco ha avviato un osservatorio della risorsa idrica per migliorare la conoscenza delle acque sotterranee, anche sulla base dell’esperienza della siccità del 2022.
Secondo il Parco il Queyras non è ancora interessato da siccità croniche, ma stanno aumentando i periodi senza precipitazioni mentre crescono le temperature. Anche in questi giorni, tutto il Dipartimento delle Hautes Alpes è sottoposto a delle restrizioni idriche.
Una possibile conseguenza è l’alterazione del ciclo dell’acqua, con sorgenti che possono ridurre la loro portata, prosciugarsi temporaneamente o presentare variazioni nella qualità.
Il progetto prevede la localizzazione delle sorgenti naturali e di quelle utilizzate negli alpeggi, meno documentate rispetto alle captazioni destinate all’acqua potabile. Sono state inoltre acquistate sonde per misurare conducibilità e temperatura, parametri che permettono di raccogliere informazioni sull’origine e sulle caratteristiche delle acque.
Per il censimento delle risorse idriche il Parco sta raccogliendo anche le conoscenze delle persone che frequentano e utilizzano quotidianamente il territorio.
La Fédération de pêche e l’Agence régionale de santé collaborano alla condivisione dei dati tecnici e sanitari. Sono stati coinvolti anche ex agricoltori, chiamati a indicare sorgenti conosciute localmente e a raccontare i cambiamenti osservati nel corso degli anni. Durante l’estate il progetto ha previsto inoltre incontri con i gestori degli alpeggi.
Otto settori per capire la vulnerabilità del Queyras
L’acqua rappresenta però soltanto una parte del nuovo lavoro di adattamento. L’analisi promossa, a livello transfrontaliero, dal Parco e dalla Riserva della biosfera del Monviso prende in considerazione otto componenti del territorio: tra cui salute, risorsa idrica, agricoltura e allevamento, biodiversità e foreste rischi naturali, trasporti e mobilità, energia e abitazioni e infine turismo.
Il progetto Life Biospher’Adapt, sostenuto dalla Commissione europea ha svolto l’analisi del contesto locale e quella climatica, per passare poi alla fase della concertazione.
Il percorso si inserisce inoltre nella strategia di lungo periodo del Parco con la Charte 2026-2041, che indica l’adattamento ai cambiamenti ambientali e la gestione delle risorse tra le questioni centrali per il futuro del Queyras.
Il piano presentato nell’estate 2026 aggiunge ora un livello operativo, con alcuni dei cambiamenti possibili e livelli di intervento, anche per prevenire le emergenze.
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