Mentre venerdì 26 agosto una valanga d’acqua, fango e massi ha devastato il Pré de Madame Carle, luogo simbolo dell’alpinismo nelle Hautes-Alpes, nel cuore del Parco nazionale degli Écrins, senza causare né feriti né dispersi, è giunto il momento di fare il punto della situazione, riflettere e agire, ma in modo diverso… almeno così si spera.

Il torrente del Gyr ha ruggito, gonfiandosi delle acque e dei ghiacci provenienti dal bacino glaciale degli Écrins-Pelvoux. A pochi giorni di distanza da una catastrofe avvenuta dall’altra parte del pianeta, alla quale non si può fare a meno di pensare.

L’Appello di Vallouise, un nuovo grido d’allarme

A quasi 50 anni dall’Appello di Vallouise dell’allora Presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing dal borgo di Ailefroide, porta d’accesso al Parco dal versante delle Hautes-Alpes (comune di Vallouise-Pelvoux), è stato lanciato un nuovo appello dal senatore Jean-Michel Arnaud, durante una conferenza stampa a seguito di una riunione di crisi presieduta da Philippe Balbé, Prefetto delle Hautes-Alpes.

«Lancio il nuovo Appello di Vallouise a 50 anni dall’Appello di Giscard d’Estaing! Dobbiamo guardare alle cose con umiltà e lavorare insieme».

La situazione, verificatasi il 26 agosto, è grave: strada cancellata dalla mappa negli ultimi chilometri che portano al Pré de Madame Carle, ostacoli di ogni tipo che galleggiano nel fiume e vengono trascinati verso la Durance, erosione degli argini in numerosi punti del comune (quartiere Saint-Antoine, Les Eyssards, La Gravière), reti idriche e fognarie scoperte e interrotte… distruzione parziale della strada dipartimentale a valle, nel comune di Les Vigneaux, e rischi che incombono sulle abitazioni in riva al fiume.

Nei quartieri colpiti ci si sta adoperando per far fronte all’emergenza e ripristinare le reti, rimuovendo gli accumuli di detriti «per proteggersi da eventuali future piogge o piene», precisa Gaëlle Moreau, sindaco di Vallouise-Pelvoux, «la priorità è mettere in sicurezza le sponde e garantire la sicurezza della popolazione».

Il Comune intende quindi rafforzare e realizzare nuove argini e ripascimenti nel letto del fiume, al fine di proteggere le zone situate a valle: abitazioni, campeggi, parcheggi, negozi…

Uscita da Pelvoux, limitazioni alla circolazione, comune di Vallouise-Pevoux il 2 settembre 2026 (c) Nos Alpes Sylvie Roman

Giugno 2024, primo allarme

Già nel giugno 2024, mentre piogge torrenziali si abbattono sul massiccio del Pelvoux e la frazione di La Bérarde, nell’Oisans (lato occidentale del massiccio), viene quasi cancellata dalla mappa, sfiorando una catastrofe umanitaria, anche il suo versante orientale risulta gravemente danneggiato.

Il comune di Vallouise-Pelvoux paga un pesante tributo, con la distruzione di una strada che collega la valle d’Entre-les-Aygues al ghiacciaio dei Bans e danni al Pré de Madame Carle, ma soprattutto il villaggio è particolarmente colpito lungo le rive.

Due campeggi sono a rischio e i turisti vengono evacuati.

È vero tuttavia che queste strutture, così come una mensa e dei parcheggi, sono situate nel letto dei torrenti e in una zona ad alto rischio di inondazioni e colate detritiche. Pertanto non edificabili, almeno dall’approvazione nel giugno 2014 del suo PPRN (Piano di Prevenzione dei Rischi Naturali).

Nuove opere di protezione per adattarsi

Così, dopo queste prime inondazioni del giugno 2024, il Comune e la Comunità dei Comuni del Pays des Écrins hanno avviato dei lavori, in particolare per la realizzazione di nuove opere di protezione in pietrame, «con una semplice dichiarazione di lavori, poiché si trattava di meno di 100 metri lineari», ha precisato Gaëlle Moreau durante la conferenza stampa.

Tuttavia, come riconosciuto da diversi intervenuti, sebbene le opere di ripascimento abbiano tenuto, a valle ciò potrebbe aver contribuito a indebolire gli argini e le rive (che ospitano campeggi, zone artigianali, ecc.) e riguarda in particolare altri due comuni, quello di Les Vigneaux e quello di Puy-Saint-Vincent.

Come si può vedere, la situazione è tutt’altro che semplice, tra la parte a monte e quella a valle di questo bacino idrografico torrenziale e capriccioso. E del resto è sempre così quando si tratta di problematiche e questioni relative ai fiumi.

La mappa diffusa in conferenza stampa
Gi interventi (c) Nos Alpes Sylvie Roman

La fine della strada del Pré de Madame Carle

Il Pré de Madame Carle (fine della strada, vicolo cieco) attira migliaia di visitatori soprattutto d’estate (29.000 veicoli e 92.000 escursionisti e alpinisti), grazie in particolare al suo ampio parcheggio da 700 posti. Come abbiamo visto, questo parcheggio subisce regolarmente danni, a volte più volte a stagione, il che può creare attriti tra i diversi gestori: il Comune, il Consiglio dipartimentale delle Hautes-Alpes per la strada D204T e il Parco nazionale, che circonda letteralmente la carreggiata, ma che ha finanziato la realizzazione del parcheggio nel 1996, come ha sottolineato Arnaud Murgia, presidente del Parco naturale degli Écrins, vicepresidente del Consiglio dipartimentale e sindaco di Briançon.

«Non torneremo alla situazione precedente, in particolare a causa dei cambiamenti climatici, che provocano eventi sempre più gravi e frequenti, come a La Bérarde, nel giugno 2024», ha sottolineato il presidente del Parco.

La questione centrale è quella degli accessi al Pré de Madame Carle, punto di partenza di tante escursioni o vie alpinistiche. Che rappresenta, oltre che la porta d’accesso a un’area naturale straordinaria, un punto nevralgico dell’economia locale, con ripercussioni che vanno oltre il comune, la comunità di comuni o persino il dipartimento.

«La domanda che ci poniamo è: come realizzeremo un nuovo accesso al Pré de Madame Carle? Dobbiamo definire una linea d’azione per la prossima stagione, che sia sostenibile e fattibile». Per il presidente del Parco nazionale degli Écrins «la strada non deve essere ricostruita com’era, ma deve terminare all’altezza del Pon du Ban, dove sarà possibile allestire un punto di sosta rapida, accessibile alle navette». Un tema messo sul tavolo più volte nel corso degli anni, ma spesso respinto dagli amministratori locali.

La conferenza stampa, il 2 settembre 2026 (c) Nos Alpes Sylvie Roman

Nulla sarà più come prima

«Nulla sarà più come prima, e bisogna rendersene conto», ha ancora sottolineato. Stesso discorso da parte del presidente della Comunità dei comuni del Pays des Écrins, Cyrille Drujon d’Astros, sindaco di Freissinières, comune gravemente colpito dagli incendi di luglio.

Anche il senatore Jean-Michel Arnaud, relatore della commissione sui 40 anni della legge Montagna e della legge Litorale, si è espresso in questo senso, chiedendo che, al di là del dibattito sulla «linea di costa», si rifletta sulla «linea di valle», destinata a spostarsi, ma anche di avviare discussioni sui rapporti e sulla solidarietà tra a monte e a valle dei bacini idrografici dei fiumi.

Le parti interessate, le autorità, i gestori del Parco Nazionale, di RTM (Restaurazione dei Terreni di Montagna) e gli eletti si riuniranno ogni settimana per fare il punto sulla questione, che rischia di essere movimentata e sicuramente poco compresa e accettata. Ma di fronte all’urgenza e ai pericoli incombenti, sembra necessaria una soluzione radicale.

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L’estensione del letto del Gyr, il 2 settembre 2026 (c) Nos Alpes Sylvie Roman

Nata a Nizza e residente a Briançon, giornalista e guida turistica. Ha collaborato con diverse riviste francesi specializzate in urbanistica, architettura e sport: Le Moniteur, Construction Moderne, Méditerranée Magazine, Témoignage Chrétien...

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