Mille persone, duemila paia di mutande e migliaia di bustine di the interrate in diversi punti della Svizzera: è il singolare esperimento di citizen science sviluppato congiuntamente da Agroscope e dall’Università di Zurigo. L’obiettivo era di studiare il suolo, sistema complesso nel quale vivono organismi responsabili della decomposizione della materia organica, del ciclo dei nutrienti e di numerosi processi fondamentali per gli ecosistemi.
Per renderne percepibile l’attività anche ai non specialisti, i ricercatori hanno scelto un indicatore decisamente fuori dall’ordinario, dimostrando così che anche un esperimento apparentemente bizzarro può avere una precisa finalità scientifica. Il progetto è stato peraltro premiato lo scorso giovedì 3 settembre a Zurigo con il Premio Ig Nobel, riconoscimento satirico assegnato annualmente a dieci autori di ricerche che “prima fanno ridere e poi pensare”.
Mille mutande sotto terra
Il progetto, denominato “Proof by underpants” (letteralmente “Test delle mutande”) è stato realizzato nel 2021 coinvolgendo mille persone selezionate per ottenere una distribuzione geografica il più possibile equilibrata. Ogni partecipante ha ricevuto un kit standardizzato contenente due paia di mutande in cotone biologico, dodici bustine di the, materiali per il campionamento del terreno e istruzioni per eseguire l’esperimento.
Il protocollo prevedeva di interrare le mutande, costituite quasi interamente da cotone tranne elastico e cuciture realizzati con materiali sintetici, a circa otto centimetri di profondità. Dopo un mese doveva essere recuperata la prima e dopo due mesi la seconda, assieme alle bustine di the e ai campioni di suolo successivamente inviati ai ricercatori.
In aggiunta, attraverso una apposita applicazione sono state raccolte informazioni sulla posizione del sito, sull’utilizzo del terreno e sulle pratiche di gestione nonché una serie di fotografie georeferenziate. Sono stati restituiti 883 campioni, 1.752 mutande e oltre 7 mila bustine, che, a seguito di controlli sulla qualità dei dati, hanno portato a una analisi statistica su 780 tra giardini privati, terreni agricoli, prati permanenti e altre superfici.
Quanto velocemente scompare una mutanda?
Il cotone contiene cellulosa, una sostanza organica che può essere degradata dagli organismi presenti nel terreno, pertanto la quantità di tessuto che scompare può fornire una indicazione dell’attività di decomposizione. Dopo un mese, difatti, le mutande dell’esperimento svizzero avevano perso in media circa il 10% della loro superficie; trascorsi due mesi, la quota media di materiale degradato era scesa a circa il 50%.
I ricercatori hanno quantificato la degradazione sia attraverso la perdita di peso sia attraverso la riduzione della superficie del tessuto, questo ultimo risultato come metodo più affidabile. Le bustine di the, utilizzate come secondo indicatore, hanno fornito un termine di confronto con un protocollo già impiegato negli studi sulla decomposizione della materia organica.
I giardini privati sono il terreno dove il cotone si degrada di più
Uno dei risultati più evidenti del “Test delle mutande” svizzero riguarda il rapporto con l’utilizzo del suolo, con differenze maggiori che sono state osservate proprio tra le diverse categorie di terreno.
Nei giardini privati la decomposizione dopo due mesi ha raggiunto mediamente circa il 58%, il valore più elevato registrato nello studio, mentre i prati rasati si sono fermati intorno al 40%. I terreni agricoli si sono collocati su valori intermedi, attorno al 51%, mentre nei prati permanenti la decomposizione è stata di circa il 47%, dati peraltro validati anche dall’indicatore delle bustine di the.
L’analisi ha inoltre cercato di mettere in relazione la velocità di decomposizione con numerose caratteristiche dei siti, tra le quali spiccano l’uso del terreno, la disponibilità di alcuni nutrienti, il tipo di fertilizzazione e la composizione fisica. I risultati hanno mostrato una relazione positiva tra degradazione del cotone e alcuni parametri associati alle caratteristiche del suolo, tra cui carbonio organico e pH, nonché una progressiva riduzione con l’aumentare della quota e la diminuzione dei nutrienti.
La mutanda più consumata non significa necessariamente terreno migliore
Una elevata decomposizione, tuttavia, può non essere indicatrice della presenza di un suolo sano poiché, per esempio, nei giardini privati dov’è essa è stata maggiore sono state riscontrate anche concentrazioni elevate di nutrienti. In particolare, i livelli medi di fosforo disponibile erano molto superiori a quelli osservati nei terreni agricoli e, in diversi casi, oltre le soglie considerate necessarie per la crescita delle colture.
Il fenomeno può essere legato anche alle pratiche di fertilizzazione, laddove una eccessiva disponibilità di nutrienti può favorire perdite di sostanza attraverso erosione e dilavamento e influenzare ecosistemi acquatici e biodiversità. Per questo, secondo gli autori, l’”Underpants Index” sembra riflettere soprattutto l’attività di decomposizione e aspetti legati alla fertilità del terreno, più che rappresentare da solo una misura completa della salute ecologica del suolo.
Un indicatore semplice ma non una diagnosi
Lo studio evidenzia anche i limiti del metodo, un modello statistico che spiegava circa il 16,5% della variabilità osservata nella decomposizione delle mutande dopo due mesi. Sono difatti numerosi i fattori che possono influenzare la vita del suolo, ovverosia temperatura, umidità, struttura, composizione chimica, organismi presenti, gestione del terreno e caratteristiche locali.
L’esperimento non pretende dunque di sostituire le analisi di laboratorio bensì di mostrare, attraverso semplici paia di mutande consumate in soli due mesi, che sotto la superficie è in corso una intensa attività biologica. Questo perché il suolo contiene una parte considerevole della biodiversità terrestre, immagazzina carbonio, partecipa al ciclo dell’acqua e dei nutrienti e sostiene larga parte della produzione alimentare.
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