Il crollo del Ghiacciaio Birch che lo scorso mercoledì 28 maggio 2025 ha travolto Blatten (Cantone del Vallese) è ora riprodotto in un modello 3D che funge da supporto nello studio e soprattutto nella prevenzione delle frane.
L’iniziativa si deve al laboratorio dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF), sito all’interno di un ex bunker militare nei pressi di Davos, nel Cantone dei Grigioni.
Un modello 3D di Blatten
Il modello 3D di Blatten riproduce la morfologia della Valle del Lötschental in scala 1:577 e raggiunge dimensioni massime di 5,4 metri per 4,5 metri, con una superficie complessiva di circa 12 metri quadrati. La sua struttura è composta da 56 elementi, ciascuno ottenuto separatamente attraverso la stampa tridimensionale, per completare i quali sono stati necessari circa 100 giorni di tempo.
Su di esso i ricercatori possono ricreare fenomeni franosi similari a quelli che si verificano in ambiente alpino, grazie a una miscela composta da acqua e sedimenti immessa nella parte superiore e lasciata scendere lungo il pendio. L’obiettivo, variando composizione e quantità dei materiali in funzione dell’esperimento, è di capire come una massa fluida reagisca mentre attraversa un terreno caratterizzato da pendenze, curve e ostacoli.
Tra gli aspetti osservati dei vari episodi figurano velocità e altezza del flusso, distanza raggiunta, materiale depositato lungo il percorso e forza con cui la massa interagisce con gli ostacoli. Il comportamento della colata è registrato attraverso telecamere, laser, sensori, scanner, sistemi per la misurazione delle forze e sensori di pressione, al fine di produrre dati quantitativi utilizzabili per verificare le simulazioni numeriche.
Dal modello fisico a quello digitale
La ricerca condotta sul plastico si inserisce all’interno di un programma più ampio che l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe dedica alla comprensione dei movimenti di massa alpini. Parallelamente, il gruppo guidato da Johan Gaume, ricercatore e professore associato all’ETH di Zurigo, sviluppa modelli numerici capaci di riprodurre al computer frane, colate detritiche e altri movimenti di materiale lungo i versanti.
Tuttavia, le simulazioni digitali possono descrivere scenari molto complessi ma per essere utilizzate nella valutazione dei pericoli devono essere confrontate con fenomeni osservabili e con esperimenti riproducibili. I dati raccolti nel laboratorio consentono quindi di verificare quanto i modelli matematici riescano a rappresentare correttamente la dinamica reale di una massa in movimento.
Una maggiore affidabilità potrebbe, in prospettiva, aiutare le autorità responsabili della gestione dei pericoli naturali a individuare con maggiore precisione le aree esposte e a valutare la vulnerabilità di infrastrutture e insediamenti.
Perché proprio Blatten?
La scelta della Valle della Lötschental non è casuale ma comprende il territorio interessato dalla gigantesca frana che nel maggio del 2025 ha colpito Blatten dopo il collasso del Ghiacciaio Birch. La massa di roccia e ghiaccio scesa dal versante del Kleines Nesthorn ha allora raggiunto il fondovalle, provocando la distruzione di larga parte del villaggio e modificando profondamente la morfologia della vallata.
Il modello 3D di Blatten rappresenta il primo esperimento di tali dimensioni ma la struttura di base potrà essere adattata, installando altre riproduzioni topografiche che permettano di studiare configurazioni del terreno e tipologie di movimento. Le sperimentazioni si concentreranno su interrogativi tra cui il ruolo della morfologia nella dinamica delle colate, l’erosione, l’interazione con gli ostacoli o la capacità di una massa in movimento di risalire il versante opposto di una valle.
La ricostruzione dopo la frana
Mentre la ricerca cerca di comprendere meglio i processi che possono produrre eventi di tipologia e portata similari a quello di Blatten, il villaggio continua ad affrontare le conseguenze della catastrofe. La ricostruzione deve tenere conto di un territorio la cui conformazione si trova modificata dalla frana e della presenza di nuove condizioni di rischio, con un 70% del territorio nel quale essa è stata giudicata impossibile.
Nel luglio scorso, a circa quattordici mesi dall’evento, procedevano i lavori per la nuova strada cantonale di 2,8 chilometri destinata a collegare Wiler con il nuovo insediamento. Il progetto, in atto su di un fondovalle caratterizzato da uno spesso strato di detriti e masse di ghiaccio, prevede inoltre un collegamento a fune tra Wiler e Weissenried.
Nel dicembre 2025 era stato peraltro inaugurato nei pressi della stazione sciistica di Lauchernalp l’hotel temporaneo Momentum, realizzato in pochi mesi con una struttura modulare destinata a rimanere operativa per cinque anni. In parallelo, ha preso il via anche la ricostruzione di alcune infrastrutture scientifiche, tra cui la stazione meteorologica, sostituita da una struttura mobile provvisoria nel maggio di quest’anno.
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