La teleferica dell’Aiguille du Midi permette in pochi minuti di lasciarsi alle spalle la Valle di Chamonix (Alta Savoia) e raggiungere i quasi 3.800 metri di quota della celebre guglia del Monte Bianco. La moderna infrastruttura a oggi conosciuta è tuttavia l’esito di una lunga storia esordita nel 1905, narrata da Bruno Dupety e illustrata da Fabrice Bertolotto nel volume “Le premier plus haut téléphérique du monde”.
Pubblicato nel 2021 dalle Éditions du Mont-Blanc, il testo ripercorre le vicende che precedono l’inaugurazione dell’attuale impianto nel 1955, approfondendo tentativi, difficoltà e soluzioni tecniche che lo hanno preceduto. Esso, dedicato prettamente alla fascia di lettori tra bambini e ragazzi, è acquistabile sul sito web della sua casa editrice al prezzo di 18,00 euro per la versione cartacea.
La teleferica dell’Aiguille du Midi
Il titolo scelto da Bruno Dupety, “Le premier plus haut téléphérique du monde” ovverosia “La prima e più alta teleferica del mondo”, fa riferimento al periodo degli Anni Cinquanta del quale data l’apertura della teleferica dell’Aiguille du Midi. Il collegamento, difatti, raggiungeva allora quote percepite quali limiti tecnologici considerevoli, secondi soltanto alla teleferica Pico Espejo, in Venezuela, con i suoi circa 4.765 metri di quota toccati nel 1960.
L’attuale infrastruttura collega anzitutto Chamonix (circa 1.038 metri) al Plan de l’Aiguille (circa 2.317 metri), con un secondo tratto che copre circa 2,9 chilometri senza piloni intermedi. Dalla stazione superiore (circa 3.777 metri) un ascensore consente di arrivare alla terrazza sommitale dell’Aiguille du Midi (circa 3.842 metri), un tratto sospeso sopra la Vallée Blanche che tanto ha fascinato il suo autore.

Una idea nata quando la teleferica non esisteva ancora
La storia della teleferica esordisce nel 1905, quando gli ingegneri Wilhelm Feldmann ed Emil Strub immaginano di collegare la Valle di Chamonix alla sommità dell’Aiguille du Midi attraverso una combinazione di funicolari e sistemi di trasporto verticale. La tecnologia disponibile, però, non permette ancora di affrontare facilmente un percorso del genere pertanto il disegno è progressivamente modificato a mano a mano che essa avanza.
L’idea di una linea in parte terrestre lascia spazio a quella di un sistema interamente sospeso, basato sui cosiddetti “funiculaires aériens”, definizione utilizzata antecedentemente all’uso corrente del termine “teleferica”. Il progetto è perfezionato con la collaborazione dell’ingegnere Giulio Ceretti e porta alla concessione del collegamento nel 1909, la cui costruzione si rivela subito più complessa di quanto pronosticato.
Il primo impianto arriva soltanto sino ai ghiacciai
Il primo stop al cantiere è imposto dalla Prima Guerra Mondiale, dopo la quale la costruzione riprende soltanto negli Anni Venti e il primo tratto, tra il quartiere dei Pèlerins e La Para, entra in funzione nel luglio del 1924. Nel 1927 è completato un secondo tratto, che porta sino alla stazione dei Glaciers a circa 2.404 metri, ciò che rende la teleferica dell’Aiguille du Midi la prima dedicata ai passeggeri realizzata in Francia.
La vetta, però, resta ancora lontana e le cabine dell’epoca, con la loro particolare struttura a gradoni, rammentano più da vicino i veicoli di una funicolare piuttosto che le moderne cabine sospese. Il nuovo impianto diviene intanto parte dello sviluppo turistico e sportivo di Chamonix, trasformando lentamente la montagna da territorio prevalentemente destinato all’alpinismo a spazio accessibile a un pubblico molto più ampio.

Il progetto cambia strada
La conquista dell’Aiguille du Midi richiede diversi tentativi, primo dei quali avviato alla fine degli Anni Trenta ma rimasto incompleto e relegato al trasporto di uomini e materiali per la costruzione della vera e propria teleferica. Alla fine degli Anni Quaranta prende forma un tracciato più diretto, associato al progettista e imprenditore Dino Lora Totino e all’ingegnere Marcel Auvert, ambizioso nel suo tentativo di superare un enorme dislivello senza ricorrere a piloni intermedi.
La nuova teleferica è realizzata tra l’inizio degli Anni Cinquanta e il 1955, mentre il primo tronco da Chamonix al Plan de l’Aiguille entra in servizio nel 1954 e l’infrastruttura è conclusa l’anno successivo. I cavi rappresentano il dettaglio più significativo di tale fase, con quello portante che pesava circa 60 tonnellate e quello traente che pesava circa 5 chilogrammi, interamente trasportati dagli operai in quota.
Non soltanto ingegneria
Il racconto si focalizza anche su coloro che hanno reso possibile l’opera, ovverosia ingegneri e progettisti ma anche tecnici e operai costretti a lavorare in un ambiente nel quale quota e intemperie divengono parte integrante del problema costruttivo. Dupety dedica spazio anche a insuccessi e progetti abbandonati, mostrando come la realizzazione della teleferica si configuri di farro quale il risultato di una serie di tentativi che poi fungono da filo conduttore del volume.
L’autore stesso che lo descrive, Bruno Dupety, affronta la storia dal punto di vista di un ingegnere civile che ha lavorato su importanti opere infrastrutturali in diversi Paesi ma è anche appassionato di montagna. Il suo interesse per l’Aiguille du Midi si manifesta in altre pubblicazioni, ultima delle quali “Le téléphérique de l’Aiguille du Midi” (“La teleferica dell’Aiguille du Midi”) apparso nel 2025.
Dopo l’apertura l’infrastruttura continua a essere modificata e aggiornata e, tra il 1990 e il 1991, essa è sottoposta a una profonda ristrutturazione guidata dall’ingegnere Denis Creissels. Se negli anni successivi sono effettuati ulteriori interventi sulle stazioni e sugli spazi destinati ai visitatori, le vecchie strutture tra cui parti di stazioni e piloni sono ancora visibili lungo l’antico tracciato.
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