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    Home » Articoli » L’oro nell’arte giapponese tra storia, luce, tecnica e bellezza, al MegaMuseo di Aosta
    Publiredazionali

    L’oro nell’arte giapponese tra storia, luce, tecnica e bellezza, al MegaMuseo di Aosta

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction24 Dicembre 2025
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    Kin L'oro nelle arti giapponesi, della mostra al MegaMuseo di Aosta
    Kin L'oro nelle arti giapponesi, della mostra al MegaMuseo di Aosta
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    AGGIORNAMENTO: La mostra KIN sull’oro nell’arte giapponese è proprogata fino al 14 gugno 2026.


    Al MegaMuseo di Aosta l’oro nell’arte giapponese è al centro della mostra KIN 金 – L’oro nelle arti giapponesi, in programma fino al 6 aprile 2026. Si tratta di un percorso espositivo che racconta il ruolo dell’oro nella cultura materiale del Giappone, dalle origini medievali fino alla produzione contemporanea.

    Curata da Roberta Vergagni, esperta della lingua, della letteratura e della civiltà giapponesi (cioè iamatologa) e realizzata con il patrocinio del Consolato generale del Giappone a Milano, la mostra esplora tecniche, simboli e significati legati all’uso dell’oro nelle arti giapponesi, attraverso manufatti che spaziano dalla metà del XV secolo ai giorni nostri, offrendo al pubblico diversi livelli di lettura, dalla contemplazione estetica all’approfondimento tecnico e culturale.

    L’oro come luce nella tradizione giapponese

    Nella tradizione giapponese l’oro non è soltanto un materiale prezioso o un colore decorativo, ma è concepito come pura luce. Nel Buddhismo rappresenta lo splendore della luce del Buddha, mentre nel teatro tradizionale Nō simboleggia la dimensione sacrale che distingue le divinità dagli esseri umani. Con il passaggio all’arte moderna questa sensibilità si trasforma: l’oro diventa il più brillante tra i colori, mantenendo però intatto il suo valore lussuoso e il suo potere evocativo.

    A partire dal periodo Edo (1603–1868), l’oro assume un ruolo centrale nelle arti decorative, perfezionandosi ulteriormente nel periodo Meiji (1868–1912) e nei tempi successivi. Tecniche come kinpaku (foglia d’oro), kirigane, kinran, kintsugi e maki-e testimoniano una ricerca costante che ha portato il Giappone a sviluppare una delle tradizioni più raffinate al mondo nell’uso dell’oro.

    Un percorso in tre sezioni

    La mostra si articola in tre sezioni, concepite per accompagnare il visitatore attraverso secoli di produzione artistica e artigianale.

    La prima sezione propone una panoramica di manufatti storici che attraversano diverse epoche.

    Spade
    Alcune delle opere esposte al Megamuseo di Aosta per la mostra (c) Regione autonoma Valle d’Aosta

    Tra le opere esposte spicca una katana firmata Masamune del XV secolo, accanto a oggetti laccati e dorati nurimono, ceramiche caratterizzate da soluzioni tecniche ardite, tessuti haori e kimono illuminati da fili dorati, eleganti cinture obi, dipinti su rotolo verticale kakemono e oggetti bronzei legati al mondo dei bushi. L’allestimento gioca consapevolmente sui contrasti cromatici, alternando l’essenzialità del dialogo tra oro e nero alla sfarzosità dell’oro accostato a una ricca palette di colori.

    La seconda sezione è dedicata alle stampe di incisori moderni e contemporanei, eredi della tradizione delle xilografie ukiyo-e, che hanno introdotto l’oro come elemento distintivo nelle loro opere.

    Il percorso culmina con una litografia di Takashi Murakami, fondatore del movimento Superflat. The Golden Age: Hokkyo Takashi (2016) fonde la pittura artistica del periodo Edo con la Pop art contemporanea, mettendo in scena teschi e fiori sorridenti su uno sfondo dorato che sintetizza il dialogo tra tradizione e modernità.

    Takashi murakami
    Una riproduzione della litografia di Takashi Murakami (c) Regione autonoma Valle d’Aosta

    Le artiste contemporanee: calligrafia e kintsugi

    La terza sezione è dedicata a due artiste contemporanee, che interpretano l’oro attraverso linguaggi diversi ma complementari.

    Kazuko Hiraoka combina la foglia d’oro con l’espressività della calligrafia giapponese shodō. Laureata nel 1973 all’Accademia d’Arte Bijutsu Daigaku di Musashino, ha lavorato come graphic designer alla Sony prima di dedicarsi interamente alla calligrafia. Nel 1999 ha ottenuto il titolo di Maestra calligrafa dopo quindici anni di studi presso la scuola Akitsu-Kai, sotto la guida di Kanichi Nakata, Maestro della famiglia imperiale.

    Dal 2000 vive in Italia, dove diffonde l’arte calligrafica giapponese. Nei suoi lavori, le sfumature dell’inchiostro nero dialogano con la luminosità dell’oro, creando superfici di grande equilibrio formale.

    Accanto a lei, Aiko Zushi, maestra di kintsugi, l’arte del restauro ceramico con lacca e oro che trasforma le fratture in nuova bellezza. Originaria della prefettura di Yamanashi, ha studiato kintsugi con la maestra Yoko Furuya.

    Dopo un periodo trascorso a Torino, dove ha aperto un laboratorio e insegnato presso l’Associazione Interculturale Italia-Giappone Sakura, è tornata in Giappone, continuando la sua attività artistica e didattica. Le sue opere restituiscono agli oggetti una nuova vita, in cui tecnica, filosofia ed estetica si fondono.

    La scatola della cerimonia degli incensi, esposta al MegaMuseo di Aosta (c) Regione autonoma Valle d'Aosta
    La scatola della cerimonia degli incensi, esposta al MegaMuseo di Aosta (c) Regione autonoma Valle d’Aosta

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