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    Home » Articoli » Modernità ordinaria: fotografie di paesaggi urbanizzati nei Pays de Savoie
    Cultura e patrimonio

    Modernità ordinaria: fotografie di paesaggi urbanizzati nei Pays de Savoie

    Enrico MartialEnrico Martial6 Gennaio 2026
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    Une des images de l'éxposition sur la modernité ordinaire dans les Pays de Savoie (c) Eric Tabuchi et Nelly Monnier
    Une des images de l'éxposition sur la modernité ordinaire dans les Pays de Savoie (c) Eric Tabuchi et Nelly Monnier

    La mostra Modernité ordinaire, in programma a L’îlot-S di Annecy fino al 4 aprile 2026, esplora la trasformazione dei territori e dei paesaggi dei Pays de Savoie attraverso le fotografie di Nelly Monnier ed Eric Tabuchi. Questo lavoro fa parte del loro progetto Atlas of Natural Regions (ARN), un’indagine fotografica e documentaria iniziata nel 2017 su tutto il territorio francese.

    La mostra ha un approccio stimolante e particolare. Ci parla dei paesaggi che viviamo quotidianamente, sulle strade di tutti i giorni. Ci offre una visione onesta dello stato del paesaggio costruito nelle nostre Alpi.

    Allontanandosi volutamente dalle grandi città e dai luoghi turistici, i due artisti percorrono le strade secondarie alla ricerca dell’architettura quotidiana.

    La loro attenzione è attirata da elementi spesso trascurati: un sanatorio abbandonato, un cinema degli anni Trenta, un fienile con il tetto di lamiera, un pittoresco chalet o una casa di muratori. Ogni fotografia rivela una memoria locale, inscritta nella materia stessa degli edifici e nell’uso che ne fanno gli abitanti. L’architetto Carine Bonnot ha curato la mostra.

    Modernità ordinaria, lontana dai dogmi architettonici

    La mostra è un dialogo tra immagini contemporanee e documenti storici. Delle 350 fotografie scattate tra il 2021 e il 2025, una dozzina di edifici sono stati demoliti e una trentina trasformati.

    Insieme formano un archivio in divenire, testimonianza del passato e strumento per pensare al futuro. La scenografia classifica le viste in base all’altitudine – 500, 700 e 1000 metri – evidenziando gli effetti dell’altitudine sulla forma costruita.

    Questa modernità ordinaria, lontana dai dogmi architettonici del dopoguerra, è caratterizzata dall’adattamento ai vincoli climatici e topografici, dall’uso di risorse locali e dalla trasmissione di competenze tradizionali.

    La mostra mette in luce un’architettura radicata nelle culture costruttive regionali, che riflette una capacità di adattamento, resistenza e reinvenzione.

    Pensare fuori dagli schemi

    Guardando oltre l’estetica, la mostra ci invita a ripensare il valore di ciò che già esiste. Di fronte al cambiamento ecologico e all’esaurimento delle risorse, la conservazione dell’ambiente costruito sta diventando una questione fondamentale. La filosofa Sandra Laugier, citata nella mostra, ci ricorda che “l’ordinario è ciò di cui bisogna prendersi cura “. E’ un approccio in linea con un’etica della “cura“, basata sull’attenzione ai luoghi, agli oggetti e ai gesti quotidiani.

    In questo contesto, le fotografie di Monnier e Tabuchi offrono, oltre alla dimensione documentaria, un perimetro di riflessione. Rivelando i dettagli di un cancello in ferro battuto, di un tetto di lamiera o di una decorazione dipinta, danno un valore tangibile a un’architettura che si pensava fosse abituale. Mostrano anche la fragilità di queste costruzioni, spesso destinate a scomparire, e la necessità di considerarle come parte integrante delle transizioni sociali e ambientali.

    Un approccio artistico e territoriale

    Nelly Monnier ed Eric Tabuchi hanno già mappato 450 regioni naturali in Francia, secondo una divisione personale. Le loro immagini, pubblicate regolarmente online (archive-arn.fr, e bisogna guardare le foto …) e in una serie di volumi stampati, formano un panorama senza precedenti dello spazio abitato. Il loro approccio, che non prevede indicazioni dalle instituzioni, si basa su un’indagine attenta alle forme di appropriazione, agli usi impropri e ai dettagli vernacolari.

    Nelly Monnier, nata nel 1988, vive e lavora tra Ain ed Essonne. Diplomata all’ENSBA di Lione nel 2012, sviluppa una pratica che combina pittura, disegno e narrazione, in relazione al paesaggio e all’architettura. Eric Tabuchi, nato a Parigi nel 1959 da padre giapponese e madre danese, vive a Essonne. Formatosi in sociologia, ha fondato il collettivo Glassbox nel 1999, prima di dedicarsi a un corpo di lavori fotografici incentrati sulle nozioni di territorio, memoria e identità.

    Come artisti riconosciuti sulla scena contemporanea, hanno presentato il loro lavoro in diverse istituzioni: Arc en Rêve a Bordeaux, Rencontres d’Arles, FRAC Méca, Centre d’art et de photographie de Lectoure e il National Center of Photography and Images di Taipei.

    LEGGI ANCHE: I cambiamenti nelle Alpi secondo il rapporto EUSALP 2025

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    Enrico martial
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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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