Nella sera del 10 febbraio, il Consiglio generale di Sion, in Vallese, ha stabilito di far effettuare un’ analisi delle acque reflue per stabilire il livello del consumo di droghe nella città.

Il provvedimento incarica l’esecutivo comunale di presentare entro dodici mesi un rapporto con proposte operative per orientare le politiche pubbliche sulla base di dati verificabili.

Conoscere l’ampiezza del problema della droga

Il Consiglio generale (cioè il consiglio comunale, composto da 60 membri) di Sion ha infatti accolto la proposta (nel linguaggio svizzero: il postulato) presentata da Vaïc Perruchoud, consigliere comunale centrista, sostenuta da altri tredici rappresentanti del Consiglio. L’atto chiedeva di finanziare un sistema di analisi delle acque reflue per conoscere «l’ampiezza del problema della droga a livello comunale».

Il Consiglio municipale lo aveva in precedenza respinto, in sede di bilancio. La stima del costo era valutata in 40mila franchi e pareva troppo oneroso. Tuttavia, il confronto con altre città medie in Svizzera, che hanno dovuto adottare altre misure più costose e affrontare il fenomeno dal punto di vista sociale e sanitario, ha indotto alla fine al voto favorevole.

Secondo Perruchoud, «di fronte al mercato nero è necessario puntare sulla trasparenza dell’informazione per informare la popolazione e fondare le politiche pubbliche su dati e fatti accertati».

Un vuoto informativo sulle droghe in Vallese

In Vallese, l’unica stima disponibile sul consumo di stupefacenti proviene oggi dai dati giudiziari, che offrono un quadro parziale e retrospettivo. A Sion non esiste un sistema di monitoraggio sistematico né una strategia comunale strutturata sul tema.

L’analisi delle acque reflue consente di misurare i residui metabolici delle sostanze e di stimare i volumi di consumo su base aggregata, offrendo un’indicazione epidemiologica più precisa rispetto ai soli dati di polizia o giudiziari.

Confronto con altre città svizzere

Una decina di città svizzere utilizza già questo tipo di monitoraggio, tra cui Losanna e Ginevra. Studi recenti hanno analizzato le acque reflue di centri come Neuchâtel, Berna, Basilea, San Gallo, Zurigo, Lucerna, Winterthur, Lugano e Coira, con l’obiettivo di tracciare una mappa dei tipi di stupefacenti e delle quantità consumate in Svizzera.

Il confronto con realtà urbane di dimensioni analoghe è uno degli elementi richiamati nel dibattito politico. Negli ultimi anni diverse città svizzere, comprese aree di medie dimensioni, hanno segnalato un aumento del consumo di crack, una forma di cocaina con elevato potenziale di dipendenza.

Unione europea, ruolo dell’EUDA e la collaborazione esterna con la Svizzera

Un monitoraggio delle acque reflue è condotto ogni anno in numerose città europee dall’Agenzia europea sulle droghe (EUDA), agenzia decentrata dell’Unione europea con sede a Lisbona, istituita il 2 luglio 2024, come successore dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze.

Secondo i dati europei più recenti, la cocaina è, dopo la cannabis, la seconda sostanza illecita più consumata in Europa. Circa 2,7 milioni di giovani adulti tra i 15 e i 34 anni, pari al 2,7 per cento della fascia d’età, hanno dichiarato di averne fatto uso nell’ultimo anno. I residui di cocaina rilevati nelle acque reflue municipali sono aumentati nella maggioranza delle città con dati disponibili per il 2022 e il 2023.

L’EUDA elabora e diffonde ogni anno la “Relazione europea sulle droghe”, con una analisi nei 27 Stati membri dell’Unione Europea, in Turchia e in Norvegia. La Svizzera partecipa alle attività dell’EUDA come partner esterno, sulla base di un accordo di cooperazione firmato nel 2017, collaborando con la rete di esperti europei.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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