L’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana e sul bar Le Constellation coinvolge ora, a distanza di oltre due mesi dalla tragedia, anche il sindaco Nicolas Féraud.

Il Ministero pubblico del Canton Vallese ha esteso il 5 marzo l’istruzione penale a cinque nuovi indagati, mentre proseguono gli accertamenti sul rogo del 1° gennaio che ha provocato 41 morti e 115 feriti.

L’estensione dell’inchiesta

Tra i nuovi indagati, oltre al presidente del comune di Crans-Montana Nicolas Féraud, vi sono Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del comune, e il suo predecessore Ken Jacquemoud.

Con l’estensione dell’inchiesta è entrato nel procedimento anche Kévin Barras, consigliere comunale con deleghe alla sicurezza e oggi deputato supplente nel parlamento cantonale vallesano. Vi sono anche Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, funzionari che hanno avuto incarichi nei controlli di sicurezza tra Crans-Montana e Chermignon. I nomi sono stati diffusi dai giornali italiani La Repubblica e Il Corriere della Sera.

I capi d’accusa sono analoghi a quelli già stati contestati ai gestori del locale, Jacques Moretti e Jessica Moretti.

Il comune aveva riconosciuto che nel locale non erano stati effettuati controlli antincendio dal 2019. Nuovi interrogatori sono previsti dal Ministero pubblico tra il 7 e il 15 aprile.

Una denuncia penale contro Nicolas Féraud era stata presentata a fine gennaio da due avvocati vallesani che rappresentano una vittima gravemente ustionata e i suoi genitori. I nuovi indagati avranno ora accesso agli atti dell’inchiesta.

Questioni giuridiche con Italia e Francia

La tragedia di Crans-Montana presenta sviluppi in Francia e in Italia. Questa settimana la procura di Parigi ascolterà quattro persone che erano presenti al momento della tragedia, tre ex-dipendenti e un cliente. Vi sono dunque dossier aperti.

Tra l’altro, la procura svizzera aveva chiesto il 14 gennaio il sequestro di beni, appartamenti e conti bancari dei coniugi Moretti. Tuttavia, il 27 febbraio la Corte d’appello di Aix-en-Provence aveva respinto la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dalla magistratura del Vallese. La corte francese ha ritenuto che i beni indicati non fossero direttamente o indirettamente collegati ai reati oggetto dell’inchiesta.

Nelle relazioni con l’Italia, la richiesta di assistenza giudiziaria, nella forma di accesso alle prove era stata accolta dalla procura vallesana il 30 gennaio, nel rispetto delle competenze rispettive.

L’ambito di collaborazione era poi stato ulteriormente precisato in un incontro avvenuto a Berna, tra le due procure, presente l’ufficio federale di giustizia svizzero (UFG), il 19 febbraio scorso.

La questione dei risarcimenti

La questione dei risarcimenti si è poi inserita nel dibattito. Da un lato infatti, in Svizzera il Consiglio degli Stati ha approvato una legge di sostegno alle vittime con un contributo di solidarietà di 50 mila franchi per persona. Altri aiuti sono stati approvati da altre istituzioni, come il Canton Vallese. Tuttavia, rispetto al sistema italiano dei risarcimenti civili, si tratta di importi molto ridotti. Infatti, il sistema svizzero si basa soprattutto sulle assicurazioni private, che comunque nel caso del Constellation hanno indicato coperture limitate.

La “fredda cordialità” dei rapporti, che si mantiene sul piano formale e sostanziale, finisce per frenare un ampio ambito di collaborazioni e temi. Per esempio, la questione del trasporto transfrontaliero con i bus, con le nuove norme sul cabotaggio, già ratificato in Svizzera non è ancora in agenda nel Parlamento italiano. Bisognerà vedere se si riuscirà a tenerlo come argomento tecnico, per mandarlo avanti.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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