In mezzo alle guerre, ai rafforzamenti dell’estrema destra, nella resistenza dello stato di diritto e dei modelli europei di partecipazione e di politica, le elezioni comunali 2026 in Francia sono un buon osservatorio dei cambiamenti in corso.

Solo una parte delle tensioni generali si ritrova nella campagna elettorale il cui voto si terrà questa domenica, 15 marzo, con il secondo turno il 22 marzo 2026.

Nel suo insieme, e malgrado alcuni fatti gravi, come delle minacce dirette al sindaco di Nizza Christian Estrosi, si leggono sullo sfondo elementi dominanti di continuità. Si legge una capacità di resilienza e adattamento, con spostamenti che rimangono nei binari nazionali francesi ed europei, anche nell’estrema destra.

Per cui, in sottofondo, si riescono a individuare tre temi: in primo luogo, l’importanza delle persone e del radicamento anche come fattore di continuità, poi alcuni casi esemplari di come scattano i cambiamenti, laddove avvengono, e infine dove si registrano le conflittualità e alcune delle loro ragioni, spesso personali.

Il radicamento locale, il rapporto diretto con i sindaci

Anche quando nelle città più grandi i candidati si presentano con l’etichetta di un partito nazionale, contano le persone, la loro riconoscibilità e il rapporto costruito con il territorio. Le Monde ha realizzato un’analisi di queste tendenze, mostrando uno spostamento generale a destra e verso l’estrema destra, e un indebolimento della spinta verde ed ecologista che aveva caratterizzato le comunali del 2020. Nello stesso tempo, ha sottolineato la continuità come l’elemento dominante.

Anche il Rassemblement national, con il consenso nazionale quasi al 30%, è costretto a concentrarsi su poche città e sulle aree in cui è maggiormente radicato. Infatti, vi sono molti comuni in cui il sindaco uscente si ricandida, con buone o ottime probabilità di essere rieletto, con una lista civica.

Vi sono sindaci che rimangono al loro posto per due, tre o anche quattro elezioni, e i cambiamenti o le transizioni avvengono spesso quando si ritirano.

Vi sono certamente spostamenti del voto, che raccolgono quindi l’attenzione degli osservatori, malgrado queste continuità. In queste elezioni, si parla infatti con maggiore frequenza di Nizza (con lo scontro tra Christian Estrosi e Eric Ciotti), di Lione e Grenoble (dove è messa in discussione la maggioranza e i sindaci ecologisti uscenti), di Annemasse e Chamonix, dove i sindaci uscenti, presenti da vari mandati, non si ripresentano, dove ci sono conflitti, da Aix-Les-Bains, a Bonneville, a Briançon.

Per vari altri, si tratta di rielezioni, e sono la maggior parte.

Meccanismi di continuità

In alcuni casi, quando il sindaco uscente non si ripresenta, si creano comunque meccanismi di continuità. Per esempio, a Chamonix lascia dopo due mandati Éric Fournier, eletto nel 2014 e riconfermato nel 2020. Tra i candidati c’è il deputato Xavier Roseren, che è in continuità con l’amministrazione precedente su diversi temi, compresa l’ostilità al transito al traforo del Monte Bianco, e non solo alla realizzazione di una seconda canna. Anche a Montgenèvre Guy Hermitte non si ricandida, a 83 anni e dopo 25 anni di servizio, e la transizione, con il voto popolare, sembra indirizzare verso Roger Rouaud, che lo ha spesso affiancato come presidente della società che gestisce gli impianti di risalita.

Questo elemento di continuità ha un peso nazionale. È nei Comuni che si è mantenuta una gran parte della forza dei partiti tradizionali – così frammentati e ridotti sul piano nazionale. La continuità + proprio nelle persone dei sindaci e nei circoli politici locali in particolare Les Républicains e i Socialisti, anche con le loro scissioni e storie personali. Il Senato è composto da loro rappresentanti, e malgrado abbia un ruolo minore rispetto all’Assemblée nationale, questa Camera porta ancora una forte voce dell’eredità gollista.

In altri termini, a livello comunale contano le persone, il loro radicamento. La dimensione politica si associa e da sola non basta.

I cambiamenti guardando al passato, o cercando nuove strade

I sindaci ecologisti eletti nel 2020 sono in difficoltà e si guarda da mesi al possibile cambiamento nelle città allora conquistate, da Lione a Grenoble.

A Lione il sindaco ecologista uscente Grégory Doucet cerca la rielezione, e tra i suoi principali sfidanti c’è Jean-Michel Aulas, imprenditore ed ex presidente dell’Olympique Lyonnais, sostenuto da una parte della destra e del centro. A Grenoble il sindaco ecologista Éric Piolle non si è ripresentato passando la mano a Laurence Ruffin, che affronta l’ex sindaco Alain Carignon, figura storica della destra repubblicana.

Nei due casi, si è preferito proporre l’alternativa ai sindaci ecologisti recuperando figure classiche, con i bagagli positivi e negativi che li accompagnano. Alain Carignon, 76 anni, è stato sindaco di Grenoble per 12 anni dal 1983 al 1995, ed è all’origine del Synchrotron, del Centre national d’art contemporain (Magasin-CNAC) e del World Trade Center. È stato anche ministro, e presidente del Dipartimento dell’Isère per 12 anni, dal 1985 al 1997. Condannato per corruzione per 5 anni, è tornato in politica nel 2002, nel 2020 in Consiglio comunale, in opposizione. Quanto conta il radicamento … Carignon è sostenuto da Les Républicains e anche da esponenti del centro, sui temi della sicurezza, che a Grenoble sono evidenti e raccontate, tra diffusione dello spaccio e violenze in alcune zone.

A Lione e Annemasse

A Lione, dove anche qui la sostituzione del sindaco ecologista Grégory Doucet è nell’aria (i sondaggi li danno al 43% e al 35% al primo turno), la candidatura di Jean-Michel Aulas ha persino indotto dodici personalità locali a scrivere una lettera aperta. Sottolineano che il candidato, sostenuto dal Medef (la Confindustria) è un “re del cemento e dei notabili”, notando come abbia promesso soprattutto nuove costruzioni, un tunnel sotto la città, una linea metropolitana, una sede della polizia.

In altri casi il cambiamento politico si profila con il ritiro dei sindaci uscenti. Per esempio, ad Annemasse il sindaco socialista Christian Dupessey, in carica dal 2001, ha deciso di non ricandidarsi.

Dopo gli addii in un clima persino di commozione per il lavoro svolto – complicato delle relazioni frontaliere con Ginevra – nelle settimane seguenti sono emerse critiche su scelte e metodi degli anni trascorsi. Al di là delle questioni di contenuto, sono azioni che spingono verso il centro o centro-destra di un comune da sempre a sinistra.

Le conflittualità, tra il personale e il politico

La conflittualità, spesso personale, è il terzo tema delle elezioni municipali del 2026 anche nelle nostre Alpi.

Vi sono anche ritorni al proprio comune, e scontri. A Bonneville, in Alta Savoia, il presidente del dipartimento Martial Saddier si candida nella città di cui è stato sindaco dal 2001 al 2015, contro Stéphane Valli. Era il suo ex-vicesindaco, gli era succeduto nelle votazioni del 2015 e nel 2020 era stato rieletto al primo turno.

Ad Aix-les-Bains (32 mila abitanti) il confronto oppone il sindaco uscente Renaud Beretti, esponente di Les Républicains, a Marina Ferrari, del MoDem e attuale ministra dello sport.

Come a Bonneville, Ferrari era stata vicesindaca nella precedente amministrazione, guidata da Beretti, e anche qui la competizione ha una dimensione personale. Nelle elezioni comunali del 2020 Beretti era stato eletto al primo turno con il 54,68% mentre Marina Ferrari aveva ottenuto il 22,88 per cento dei voti.

Vi è un altro caso in cui un vicesindaco si candida contro il sindaco uscente. A Briançon Richard Nussbaum è in competizione con l’attuale sindaco Arnaud Murgia.

Mentone e Nizza

Il conflitto è tra ambienti e squadre a Mentone, dove la transizione politica e amministrativa dopo la lunga epoca di Jean-Claude Guibal, di sua moglie e della figlia non è stata risolta. La sua eredità è frammentata tra vari gruppi, ma si va verso una loro sostituzione o superamento.

Sono candidati Alexandra Masson del Rassemblement (presente in molte occasioni pubbliche, con tono tranquillo e conciliante) e Louis Sarkozy, figlio dell’ex-presidente della Repubblica, Nicolas. C’è uno sforzo dell’area della destra repubblicana (Les Républicains e partiti di centro-destra come Horizons) di non cedere la città al Rassemblement e a Eric Ciotti. La sfida riguarda tutte le Alpes-Maritimes.

Mentone è bella e curata, ricca, ma il contesto giudiziario è davvero critico. Solo pochi giorni fa, il sindaco uscente (e non ricandidato) Yves Juhel, succeduto a Guibal dopo il suo decesso, è stato condannato con interdizione immediata dai pubblici uffici, per questioni legate al porto turistico.

Tuttavia è a Nizza che le tensioni sono più forti. Vi è un tema nazionale di conquista della città da parte dell’estrema destra, ma soprattutto uno scontro diretto e personale tra il sindaco uscente Christian Estrosi ed Éric Ciotti, che in passato fu suo collaboratore.

Oggi Ciotti guida all’Assemblée nationale l’UDR, scissione dei Les Républicains alleata con il Rassemblement national. Dispone di un gruppo di sostegno e di una rete importante, tra sindaci di comuni e medi e nel Dipartimento. Nello scontro, si è notato un tentativo di mantenere i nervi saldi. Tuttavia la tensione resta alta: Estrosi ha persino trovato davanti a casa la testa di un maiale, con le denunce e polemiche che ne sono seguite.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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