Tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio scorsi un panel di esperti e specialisti si è riunito a Monaco per completare la stesura del nuovo Piano operativo della Convenzione delle Alpi dedicato alla tutela della biodiversità alpina. Il documento, firmato da Slovenia, Austria, Italia, Svizzera, Germania, Francia e Monaco, sarà sottoposto all’approvazione dei ministri durante il prossimo incontro previsto nel mese di gennaio del 2027.
Il Piano per la biodiversità alpina della Convenzione delle Alpi
L’iniziativa del Piano sulla biodiversità alpina si inserisce nel quadro della Convenzione delle Alpi, accordo internazionale firmato nel 1991 che coordina le politiche di sviluppo sostenibile nell’arco alpino. Lo scopo è di dotare il territorio alpino di uno strumento condiviso per proteggere ecosistemiparticolarmente sensibili e garantire una gestione equilibrata delle attività umane.
Il futuro documento intende tradurre gli obiettivi globali per la biodiversità in misure concrete su scala alpina, fornendo strumenti comuni per le politiche di protezione su scala transnazionale e visioni condivise tra Stati. Gli esperti hanno difatti sottolineato come la natura sia a oggi esposta a pressioni sempre più intense tra cambiamento climatico, frammentazione degli habitat ed evoluzione delle attività economiche.
I quattro pilastri della strategia
Il Piano per la biodiversità alpina della Convenzione delle Alpi si basa su quattro ambiti di intervento, ovverosia conservazione degli habitat, ripristino degli ecosistemi, rafforzamento dei collegamenti ecologici e monitoraggio. Tali settori sono strettamente interconnessi e devono essere affrontati in modo coordinato per mantenere la resilienza degli ecosistemi montani.
Tra le priorità individuate figurano, più nello specifico, il rafforzamento delle aree protette, la creazione di corridoi ecologici per favorire gli spostamenti delle specie e lo sviluppo di sistemi condivisi di raccolta dati sulla biodiversità. Parallelamente sono a oggi in fase di sviluppo strumenti di supporto come sistemi condivisi di dati ambientali e nuovi rapporti sullo stato degli ecosistemi alpini.
Studi e orientamenti
Il progetto del Piano per la biodiversità alpina nasce da un percorso iniziato durante la presidenza slovena della Convenzione delle Alpi (2023-2024), quando è stata elaborata una prima base strategica sotto forma di documento di indirizzo.
Un passaggio importante è poi stata la Conferenza internazionale sulla tematica organizzata nel 2024 a Kranjska Gora, che ha riunito ricercatori, amministrazioni e organizzazioni per discutere le priorità di intervento. Il processo di redazione ha coinvolto diversi soggetti tra esperti scientifici, istituzioni pubbliche e organizzazioni ambientaliste, in modo da costruire una strategia condivisa a livello transnazionale.
Nel 2025 la presidenza è passata all’Italia, che ha fatto del piano uno dei principali obiettivi del proprio mandato, concentrando il proprio sul suo completamento e sulla definizione delle modalità di attuazione entro la fine del ciclo di presidenza. Prima dell’adozione prevista nel 2027, il testo continuerà a essere affinato attraverso gruppi tecnici e riunioni intergovernative.
LEGGI ANCHE: Un repertorio transfrontaliero per le piante spontanee delle Alpi
