Il nuovo sindaco Bryan Masson ha rimosso la bandiera europea dalla facciata del municipio di Cagnes-sur-Mer, con le conseguenti polemiche e dibattiti. Il giovane esponente (ha 29 anni) del Rassemblement national è stato eletto al primo turno delle municipali il 15 marzo 2026 con il 50,21 per cento dei voti, superando di circa tremila voti il sindaco uscente Louis Nègre, alla guida di Cagnes-sur-Mer da trent’anni. La città non è piccola: conta circa 53mila abitanti ed è la quinta del dipartimento delle Alpi Marittime.

In Francia, alcuni altri sindaci del Rassemblement national hanno rimosso la bandiera europea dalle facciate dei municipi conquistati – come a Carcassonne (la città medievale tra Tolosa e Narbonne) o ad Harnes (vicino a Lens e a sud di Lille) ma il fenomeno è stato relativamente limitato.

Inoltre, la bandiera europea non è obbligatoria, tranne il 9 maggio, giornata dell’Europa, ma anche la disposizione delle bandiere deve rispettare norme protocollari. Il richiamo reso noto il 31 marzo del prefetto delle Alpi marittime al sindaco di Cagnes ha quindi un valore generale sulla disposizione delle bandiere sui municipi, e non strettamente su quella europea.

Il commento del 31 marzo del ministro degli esteri, Jean-Noël Barrot, secondo cui togliere la bandiera europea è “un tradimento di ciò che siamo” ha invece un significato politico, in un contesto in cui il Rassemblement national – e in generale le estreme destre europee – hanno variabili posizionamenti rispetto al tema europeo, anche al loro interno.

Intanto, a Cagnes un nuovo sindaco dopo 30 anni

In Italia, il tema europeo è meno soggetto ad attacchi rispetto a qualche anno fa, in pieno populismo (che è ancora presente), e malgrado una forte componente di estrema destra nel governo nazionale guidato da Giorgia Meloni. Il rispetto delle regole di stabilità, il mantenimento dell’Italia nel dibattito europeo, il posizionamento in difesa dell’Ucraina costituiscono anche elementi di rassicurazione interna. Solo al parlamento europeo Lega Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni adottano posizioni più radicali con tratti anti-europei, ma il fenomeno è anche qui limitato.

In Francia, nel Rassemblement national si sono nel tempo delineati due profili, a volte parzialmente sovrapposti. Uno è tradizionalmente antieuropeo e o europeo-per-necessità da parte di Marine Le Pen. Nella logica di de-diabolisation in questa posizione sono scomparsi i riferimenti all’uscita dall’euro e dall’Europa. La stessa le Pen non ha disapprovato questa vicenda delle bandiere, pur considerandola relativamente marginale, come ha indicato il suo entourage. Le altre forze politiche l’hanno additata per mostrare il volto più duro del partito, proprio quello che la Le Pen cerca di far dimenticare.

Più attento ai temi europei è invece il presidente del partito Jordan Bardella, che partecipa e segue i risultati politici conseguiti come avvenuto – ricorda Le Monde – con l’approvazione al Parlamento europeo del Regolamento sui centri di rimpatrio per gli immigrati, il 26 marzo 2026. Emerge in questo ambito l’idea che l’Europa sia uno strumento di rafforzamento anche degli Stati membri.

Intanto è ferma al Senato una proposta di legge approvata nel 2023 dall’Assemblea nazionale che renderebbe obbligatoria l’esposizione delle bandiere francese ed europea nei comuni con più di 1.500 abitanti.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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