Oggi, 24 aprile 2026, si apre la 74ª edizione del Trento Film Festival, in programma anche tre film valdostani.

Con 130 film provenienti da 38 Paesi, la rassegna si conferma anche quest’anno come un osservatorio privilegiato sulle culture del mondo attraverso lo sguardo universale della montagna.

Vivere la montagna: tre film dalla Valle d’Aosta

In questo vasto panorama trovano spazio anche tre opere prodotte e realizzate in Valle d’Aosta. Tre sguardi diversi quelli degli autori: Chiara Zoja, Gaël Truc ed Elettra Gallone, accomunati da un forte legame con il territorio. Due di questi progetti nascono grazie a “Match and Catch”, iniziativa promossa dalla Film Commission Valle d’Aosta: un bando pensato per sostenere gli autori e, insieme, valorizzare il contesto valdostano.

A Trento scorrono immagini che arrivano da 38 Paesi e la Valle d’Aosta porta tre storie che non chiedono di “rappresentare” la montagna, ma di attraversarla: una salita nella memoria della Resistenza, il ghiaccio come palestra di comunità, un paese che si confronta con i suoi visitatori. È lo stesso sguardo evocato dall’apertura del Festival: la montagna come lingua comune, capace di far dialogare mondi lontani.

Prima dell’aurora: un’eroina della Resistenza

Il primo progetto è quello della più giovane tra i registi valdostani selezionati a Trento: Chiara Zoja. Nel tempo sospeso della pandemia ha avuto modo di avvicinarsi al cinema, scoprendo che la sua passione per le storie poteva trovare un’espressione nell’immagine. Dopo la riapertura è passata alla pratica, creando con le amiche un gruppo con cui, racconta, «giravamo in continuazione». Poi la formazione universitaria al DAMS di Torino, senza mai smettere di filmare, fino all’incontro con la storia di Lola.

Il film di Zoja, dal titolo Prima dell’Aurora, prodotto da L’Eubage, è un racconto partigiano che mette al centro una figura femminile della Resistenza valdostana: la staffetta di Cogne Aurora Vuillerminaz, nome di battaglia Lola.

La locandina del film di Chiara Zoja

Ad avvicinare Zoja al personaggio è stato anche un dettaglio anagrafico: la giovane partigiana, nell’ultima missione in alta quota ricostruita dal film, ha 20 anni; la regista, quando si imbatte nella sua storia ne ha solo uno in meno. Il film intreccia il realismo della ricerca documentaria — le tracce di quella missione, vissute in prima persona dalla regista — con il vero viaggio della partigiana rievocato attraverso l’animazione. Più che una ricostruzione storica tradizionale sembra che la regista abbia voluto puntare su una dimensione emotiva, quasi intima di una memoria intrisa di ideali che devono essere trasmessi.

Il film verrà proiettato al festival nel giorno della Liberazione, il 25 aprile alle 20.45; e il 30 aprile alle 16.30.

Passione per il ghiaccio, l’hockey di Cogne in Play Off

Il secondo regista è originario di Cogne e porta sul grande schermo una storia interamente “cogneintze“. Gaël Truc non è alla prima partecipazione al Trento Film Festival: nel 2022 il suo corto Lo Combat era già stato tra i selezionati. Laureato al DAMS di Bologna e poi alla Iulm di Milano, Truc considera il cinema “un’arte completa”, capace di far coesistere tutte le altre.

La locandina del film di Gaël Truc

Il film che porterà a Trento quest’anno è Play Off, prodotto da RedSled. Si tratta di un documentario sulla storia dell’Hockey Club Sant’Orso che aveva già convinto la giuria di Match and Catch, proiettato in anteprima e poi premiato al Festival del Cervino Cinemountain.

Play Off, come dice il regista, non è un film sull’hockey, racconta la nascita di una passione, la formazione di un gruppo che prima ha creato una squadra di amici e poi ha imparato a giocare. Il ritratto proposto da Truc è intriso di memoria: una memoria che a tratti commuove, ma la narrazione avanza soprattutto attraverso la forte dose d’ironia dei protagonisti che si raccontano in prima persona. Una storia partita dai prati ghiacciati di Cogne e arrivata nei migliori palazzetti del Nord Italia, per giocarsi la serie B1.

Il film sarà proiettato al Festival il 28 aprile alle 17.

Uno sguardo antropologico: Courma et Courmayeur

L’unico lungometraggio italiano in concorso al Trento Film Festival è Courma et Courmayeur di Elettra Gallone, prodotto da Emerald Mountain Films.

Elettra Gallone è nata a Milano, già dal liceo segue le orme del padre come fotoreporter, poi prosegue la sua formazione alla NABA di Milano e completa gli studi con un master in antropologia sociale. Da queste esperienze nasce la sua attenzione per la comunità e per i modi in cui un territorio cambia chi lo attraversa e chi lo abita.

La locandina del film d’elettra Gallone

Si trasferisce a Courmayeur durante il Covid per motivi personali vivendo “la montagna come luogo di rinascita”, racconta. Subito dopo la riapertura i commercianti sono a corto di personale, lei si mette a disposizione della comunità che l’ha accolta, è in questo contesto che percepisce il rapporto del turista con paese e residenti. Da un lato Courma, la località di svago e passaggio — spesso frequentata da turisti milanesi — dall’altro Courmayeur come casa. Una casa inevitabilmente da condividere con chi a volte viene percepito come ospite e altre come invasore. Gallone costruisce così un film che prova a restituire importanza al paese e alle persone.

Nel documentario si intrecciano più punti di vista che diventano personaggi: i commercianti, che vivono la località a stretto contatto con i flussi turistici; gli allevatori, più distanti da certe dinamiche, e la voce dei turisti stessi. E, infine, il paese: Courmayeur come quarto personaggio, luogo che contiene tutto e tutti.

Il film in concorso verrà proiettato al Festival il 30 aprile alle 19.

Non solo cinema

Tra l’altro, a inaugurare il festival, prima della cerimonia ufficiale delle 17, sarà una mostra dedicata ai paesaggi coreani di Ulju, patrimonio UNESCO per le sue incisioni rupestri. L’apertura ribadisce fin da subito il dialogo tra cinema, territorio e patrimonio culturale.

Tra le sezioni più significative, “Destinazione…” — attiva dal 2011 — amplia l’orizzonte della manifestazione oltre il tema strettamente montano, proponendo ogni anno una cinematografia nazionale. Per questa edizione, lo sguardo si posa sulla Corea del Sud, protagonista negli ultimi anni sulla scena internazionale anche grazie al successo di Parasite, premio Oscar nel 2020 per la regia di Bong Joon-ho.

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Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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