A Ronco Canavese e Ceresole Reale, due comuni della Valle Orco in Piemonte, le scuole propongono lezioni di francoprovenzale, la lingua storicamente parlata in quelle comunità. Oggi parlata quasi esclusivamente dagli anziani, la lingua è tornata nelle aule grazie a progetti di tutela delle minoranze linguistiche coordinati dalla Città metropolitana di Torino nell’ambito della legge 482 del 1998, con il supporto dell’associazione Chambra d’Oc.
Due classi, due approcci
A Ceresole Reale gli alunni sono due. Le lezioni sono tenute da Marco, artista nato e cresciuto in paese, che unisce nella sua figura diverse conoscenze del territorio: scultore, maestro di sci e scrittore di romanzi ambientati in Valle Orco, porta all’insegnamento una conoscenza diretta della cultura alpina francoprovenzale locale.
A Ronco Canavese la classe conta 14 alunni. Il percorso di alfabetizzazione francoprovenzale ha radici negli anni Ottanta del Novecento, quando la magihtra — termine francoprovenzale per «maestra» — Gabriella Stefano avviò un’esperienza didattica incentrata sul mantenimento della lingua madre come elemento identitario per i bambini di montagna. Oggi le maestre Marilena, Maura e Margherita proseguono quel lavoro attraverso il gioco, il canto, le recite, gli indovinelli, le filastrocche e le interviste in lingua ai personaggi del territorio, restituendo alla comunità i nomi originali dei luoghi della valle.
Una lingua, un’identità
Secondo l’associazione Chambra d’Oc, l’obiettivo non è soltanto trasmettere un vocabolario, ma offrire ai bambini un modo di leggere il territorio e la comunità di cui fanno parte. Il francoprovenzale, presente nelle valli alpine da secoli, rischia di scomparire con le generazioni che lo hanno parlato quotidianamente. I progetti scolastici in corso rappresentano uno degli strumenti previsti dalla legge 482 del 1998 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche, che in Piemonte include anche il francoprovenzale accanto all’occitano e al walser.
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