La Fondation Pierre Gianadda di Martigny apre l’estate espositiva 2026 con una mostra che mette in dialogo due protagonisti della cultura europea, Auguste Rodin e Rainer Maria Rilke. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Musée Rodin di Parigi, propone una lettura delle sculture del maestro francese attraverso gli scritti del grande poeta di lingua tedesca.

Visitabile sino alla prossima domenica 22 novembre, l’esposizione si ancora al territorio vallesano in nome della permanenza di Rilke nel Castello di Muzot, nei pressi di Sierre, dove egli compone alcune delle sue opere più importanti. Tale profondo legame, esordito nel 1921, culmina alfine nella nascita della Fondation Rilke nel 1986 e del Museo Rilke l’anno successivo, testimonianze di una memoria culturale ancora oggi particolarmente viva nella regione.

L’amicizia tra Rodin e Rilke alla Fondation Pierre Gianadda

La mostra dal titolo “Rodin secondo Rilke” prende avvio dalla relazione personale che nasce tra i due all’inizio del XX secolo, quando il poeta raggiunge Parigi per incontrare lo scultore mentre prepara una monografia dedicata al suo lavoro. Da quell’incontro si sviluppa un rapporto destinato a durare oltre un decennio, nel corso del quale egli accoglie più volte il giovane autore nella propria casa di Meudon e gli offre anche un impiego in un momento economicamente difficile.

L’ammirazione di Rilke per l’artista è profonda poiché egli vede nelle sue opere una rivoluzione capace di superare i canoni accademici tradizionali attraverso una rappresentazione intensa del corpo, del movimento e delle emozioni. La ricorrenza del centenario della sua morte offre inoltre l’occasione per rileggere tale legame che contribuisce in ultima analisi a influenzare il percorso creativo di entrambi in un costante dialogo tra arti visive e letteratura.

Un percorso tra capolavori e testi poetici

L’esposizione è articolata in diverse sezioni tematiche che accostano sculture, disegni e documenti ai brani scritti da Rilke, permettendo ai visitatori di osservare le opere attraverso lo sguardo del poeta.

Ad accoglierli è anzitutto una parte introduttiva con lettere, materiali di archivio e la prima edizione della monografia dedicata a Rodin, da cui si sviluppa un itinerario che affronta alcune tematiche temi centrali della produzione dello scultore. Tra queste rappresentazione del corpo, forza espressiva del gesto, ritratto, allegorie e disegno, trattate attraverso opere come “La Danaïde”, la testa di Georges Clemenceau, e una selezione di studi grafici dedicati alle danzatrici cambogiane.

Il Pensatore al centro della mostra

Fulcro dell’intero progetto espositivo che la Fondation Pierre Gianadda dedica a Rilke e Rodin è tuttavia il monumentale gesso de “Il Pensatore”, collocato al centro del tempio gallo-romano del museo. Concepita inizialmente come parte della celebre “Porta dell’Inferno”, la scultura rappresenta la riflessione dell’uomo che si trovi dinnanzi ai grandi interrogativi dell’esistenza.

Nella lettura di Rilke, il corpo stesso pare trasformarsi in pensiero, offrendo una delle interpretazioni più celebri dell’opera di Rodin e sottolineando la dimensione interiore della figura. Lungi dall’interpretare la statua quale semplice uomo che medita, egli vi scorge una figura totalizzante in cui tutto il corpo si è trasformato in teschio e cervello, annullando ogni forza fisica per concentrarla nell’atto della riflessione.

Mani, corpi e movimento

Ampio spazio è dedicato agli elementi che più affascinarono il poeta, tra cui le mani, considerate da Rilke autentici organismi autonomi, capaci di comunicare emozioni indipendentemente dal resto del corpo. Ne è esempio la potente “Grande mano chiusa con figura implorante” di Rodin nella quale il contrasto tra forza e vulnerabilità assume un intenso valore simbolico.

Il percorso continua con l’analisi del corpo umano, protagonista assoluto della ricerca e dei disegni dello scultore, definiti dal poeta quali testimonianze dell’attimo e della natura più profonda delle cose. Nella parte conclusiva il rapporto tra i due artisti è osservato dalla prospettiva opposta: non più le parole al servizio della comprensione delle sculture bensì l’influenza che Rodin esercita sull’opera poetica di Rilke.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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