Il Giro ciclistico internazionale della Valle d’Aosta riafferma la propria dimensione transfrontaliera distintiva prendendo il via oggi, giovedì 16 luglio, da Passy, nel dipartimento dell’Alta Savoia. La 62ª edizione della corsa riservata agli under 23 esordisce dunque con una cronoscalata verso Plaine-Joux, salita che negli ultimi anni è entrata nel panorama delle grandi competizioni grazie anche al passaggio del Tour de France.
Una palestra per i campioni del futuro
Dal 1962 il Giro della Valle d’Aosta rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi del calendario internazionale giovanile, spesse volte definito il “Petit Tour” per la durezza dei percorsi e l’elevato livello tecnico dei partecipanti. In oltre 60 anni di storia, la corsa ha visto passare molti corridori destinati a lasciare il segno nel professionismo, perciò per molti esso costituisce ancora oggi uno dei banchi di prova più severi prima del salto definitivo di categoria.
Anche quest’anno il livello si annuncia particolarmente elevato, con 24 squadre provenienti da tutta Europa sulla linea di partenza, per un totale di 120 corridori pronti a contendersi la vittoria. Nell’arco di quattro giornate di gara, da giovedì 16 a domenica 19 luglio, essi si cimenteranno su di un percorso di circa 406,5 chilometri e oltre 10.800 metri di dislivello positivo, distribuiti lungo dodici “Gran premi della Montagna”.
L’apertura transfrontaliera e la cronoscalata di Passy
Il primo giorno del Giro della Valle d’Aosta si disputa interamente in Alta Savoia sulla già citata cronoscalata Passy-Passy Plaine-Joux (1.350 metri), di lunghezza pari a 10,5 chilometri, di dislivello pari a 740 metri. La pendenza media importante, stimata al 5,6% ma in un breve tratto sino al 10%, si somma a 13 tornanti di natura impegnativa che rendono tale breve tratto sufficiente per delineare sin da subito i corridori più forti.
Il comune alto-savoiardo è uno dei principali punti di accesso al comprensorio del Monte Bianco e negli ultimi anni è diventato una presenza abituale nelle grandi corse ciclistiche internazionali. La sua salita immersa nei boschi è oramai conosciuta dagli appassionati grazie al passaggio del Tour de France e rappresenta uno dei percorsi più spettacolari dell’intera area del Monte Bianco.
Dal borgo di Hône alla tappa a Saint-Christophe
Venerdì 17 luglio, la seconda tappa del Giro riporterà la corsa in Valle d’Aosta con i 147,5 chilometri della Hône-Forte di Bard, destinata a rappresentare il primo vero banco di prova per i ciclisti di classifica. Dopo una prima parte piuttosto movimentata, il percorso entrerà nel vivo con la salita di Ravet (2.220 metri), caratterizzata da pendenze che raggiungono il 12%, seguita dal più lungo Col de Joux (1.640 metri) e dal più impegnativo passaggio sul Col d’Arlaz (1.029 metri) prima della discesa conclusiva verso Bard.
Con i suoi 154,9 chilometri, la terza frazione della gara prevista nella giornata di sabato 18 luglio sarà la più lunga dell’edizione 2026 e, probabilmente, anche la più logorante per i corridori. Essa partirà e si concluderà a Saint-Christophe, alle porte di Aosta, ma nel mezzo proporrà un itinerario tipicamente di montagna tra salite impegnative – Doues, Verrogne e Saint-Barthélemy – e discese vertiginose che metteranno alla prova anche i più allenati.
L’epilogo ai piedi del Cervino
Come ormai da tradizione, sarà Breuil-Cervinia a incoronare il vincitore finale del Giro ciclistico internazionale della Valle d’Aosta-Mont Blanc 2026 nonché colui che otterrà il nuovo “Premio fair play”. Dedicato a Samuele Privitera, giovane corridore tragicamente scomparsa durante la seconda tappa dell’anno passato, esso mira a sottolineare valori quali correttezza e rispetto nel ciclismo e non soltanto.
L’ultima frazione della gara, la Valtournenche-Breuil-Cervinia, misura 93,6 chilometri e vincola i giovani ad affrontare le salite di Verrayes, Champlong e Saint-Pantaléon, prima della scalata conclusiva che conduce ai piedi del Cervino. Con la strada che sale progressivamente verso la conca ai piedi della vetta, il finale promette ancora una volta spettacolo e potrebbe ribaltare la classifica generale sino agli ultimi metri, come accaduto a Jarno Widar (Belgio) nell’edizione precedente.
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