Michel Moriceau ci accompagna nella lettura di questo romanzo di Frédéric Burnier-Framboret, che descrive la ricerca di un padre e delle proprie origini.


Luglio 2015. Fine dell’embargo. L’Iran sta per riaprirsi al mondo. Una vera e propria scossa per Frédéric Burnier-Framboret, affascinato da questo Paese. Savoio, nato da un padre che non lo ha riconosciuto, non sa nulla di quest’uomo senza nome, senza corpo né volto, se non che è iraniano e forse ancora in vita. Orfano di una madre eccezionale, amante della libertà e dotata di una curiosità senza limiti, è solo con i suoi ricordi, le sue domande sepolte sotto i non detti, le dimenticanze, i divieti.

Durante un viaggio di lavoro a Teheran, l’imprenditore lascia vagare la mente al di là delle sale riunioni. Si immerge nel cuore di questa capitale brulicante, rumorosa, polverosa e circondata da alte montagne innevate. Il caso gli fa incontrare un collega anch’egli appassionato di alpinismo. Insieme, si accordano, si legano con la corda, condividono i propri sogni e i propri segreti: segreti di famiglia per l’uomo senza padre, segreto di Stato per colui che non deve rivelare l’altitudine esatta del Damavand, vetta meno alta per i geometri che per i dirigenti del Paese.

Per i due amici, la montagna è un punto di riferimento, un legame che li avvicina, un luogo dove parlare la stessa lingua, quella della fiducia e della condivisione. Il francese si lancia alla ricerca della parte iraniana di sé stesso. Di città in città, si impregna della ricchezza di una civiltà millenaria, della saggezza dei poeti, della bellezza dei paesaggi, dell’accoglienza di un popolo sempre all’erta.

Tornato a casa, indaga, cerca, si ostina. Si avventura alla scoperta delle sue origini. Esplora diverse piste, penetra con emozione, ma non senza inquietudine, nell’intimità di sua madre. Scrive la sua storia, vuole darle un senso. Internet gli apre la strada verso le sue sorellastre in una serie di scambi contrastanti, improntati al mistero e alla curiosità, al sospetto e infine a un violento rifiuto. La speranza si scontra con un muro di indifferenza e avversione che forse nasconde anche la paura della verità.

Non si arrende, non si scoraggia. Esamina minuziosamente la corrispondenza di sua madre di un tempo. È attento al minimo indizio. La traccia di un padre si delinea e subito si confonde. Svanisce e riappare durante un viaggio, si perde di nuovo e si ritrova a Parigi, sulle rive della Senna.

Una mattina d’ottobre, anni dopo. Il figlio inaspettato è colto dall’imperioso bisogno di andare finalmente a trovare suo padre, di colmare quella mancanza. Tenta di salire su una torre di Beaugrenelle. Si arrampica senza fiato, con il cuore che batte forte. Suona il campanello, impaziente nell’attesa della rivelazione. Una porta si apre. Poche parole e poi il crollo.

Quindicisecondi mettono fine a una vita intera di interrogativi su un’identità a lungo oscurata. Una storia si conclude con uno schianto brutale in cui si mescolano l’incompiuto e, curiosamente, il sollievo. Frédéric Burnier-Framboret trasmette con sincerità il sentimento di una lunga assenza, quella di un padre che l’amore di una madre ha compensato con il suo esempio, l’ottimismo della sua volontà e la sua umanità. Un uomo riflette sul proprio passato. Ma occorre non uscire dall’ambiguità a proprio discapito, né distruggersi nella ricerca ossessiva di un genitore insensibile.

15 SECONDI – FREDERIC BURNIER-FRAMBORET – L’EDITEUR A PART – 2026

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Michel Moriceau è uno degli animatori del Salone Internazionale del Libro di Montagna di Passy. È presidente del Consiglio di sorveglianza degli Ospedali del Pays du Mont-Blanc, Cavaliere della Legion d'Onore, amministratore della FACIM (Fondazione per l'azione culturale internazionale in montagna) e dell'Association pour la qualité de vie au travail des professionnels de santé. È autore di La vie en parenthèses (1999), Valeur Refuge (2017) La vie suspendue (2019), La vie entre les lignes (2024), e anche di Traces de vie, La vie pharisienne, Opera bouffe, La vie en vrac.

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