A più di 4 mila metri di quota sulla Barre des Écrins, sepolte tra ghiaccio e roccia, stanno ricomparendo tracce concrete della frequentazione umana del secolo scorso sotto la più angosciante forma di rifiuti. Sulla vetta di 4.102 metri nel Massiccio degli Écrins, al confine tra Hautes-Alpes e Isère, il progressivo arretramento della massa glaciale ha riportato alla luce vecchie lattine, frammenti di plastica e persino paia di sci.

La segnalazione è stata rilanciata dal meteorologo piemontese Andrea Vuolo attraverso immagini e video realizzati dal valsusino Davide Marcucci durante una escursione nella zona del Glacier Blanc, in direzione del rifugio degli Écrins. È stato ipotizzato che alcuni degli oggetti individuati possano risalire addirittura agli Anni Quaranta del Novecento, materiali che dopo l’abbandono sono stati progressivamente inglobati nel terreno rimanendo sottratti alla vista per decenni.

Un archivio nascosto nel ghiaccio

Il ritrovamento di vecchi rifiuti sulla Barre des Écrins, all’interno del Parco nazionale omonimo, offre una particolare testimonianza della frequentazione della montagna nel corso del Novecento. Un ghiacciaio, difatti, può conservare per lunghi periodi oggetti finiti sulla sua superficie tra cui bottiglie, contenitori metallici, bombole e attrezzature, sepolti dalle nevicate e successivamente inglobati nella massa glaciale.

Quando però il ghiaccio inizia a perdere volume e ad arretrare, tali materiali possono tornare visibili e il loro riaffioramento diviene una sorta di involontario archivio della presenza umana in alta quota. Tale fenomeno non è peraltro nuovo alla zona poiché in passato in parco ha già documentato il recupero di rifiuti dal Glacier Blanc, tra cui vecchi contenitori, lattine, bottiglie di plastica e ricariche di gas rimasti nascosti per decenni.

Il ritiro del Glacier Blanc

Il contesto nel quale tali rifiuti stanno tornando alla luce è quello della progressiva trasformazione dell’ambiente glaciale che sta interessando il Glacier Blanc, uno dei più noti del massiccio da tempo sottoposto a osservazioni e monitoraggi. Secondo i dati riportati dal Parco nazionale degli Écrins, tra il 1985 e il 2015 il fronte del ghiacciaio si è ritirato di circa 760 metri, aspetto che ha modificato concretamente il paesaggio e riportato in superficie materiali rimasti celati sotto neve e ghiaccio.

Le immagini diffuse nei giorni passati mostrano dunque un effetto particolarmente evidente di questo processo ma evidenziano anche come ciò che è abbandonato nell’ambiente può rimanervi molto più a lungo di quanto si possa immaginare. Tali reperti raccontano il passato della frequentazione alpina ma allo stesso tempo mostrano come la trasformazione del ghiaccio stia modificando un paesaggio che per generazioni è apparso immutabile.

Dalla archeologia glaciale alla memoria delle Alpi

Il ritrovamento sulla Barre des Écrins si inserisce in un fenomeno più ampio spesse volte definito archeologia glaciale, ovverosia la riemersione di testimonianze di epoche anche molto lontane. Nel caso della vetta tra Hautes-Alpes e Isère, il significato dei ritrovamenti è particolarmente evidente dato che gli oggetti sono legati a un passato relativamente recente e un ambiente considerato tra i più selvaggi delle Alpi.

Se sulle Alpi sono per esempio tornati alla luce resti legati alla Prima Guerra Mondiale, il caso più noto resta quello di Ötzi, la mummia del Similaun vissuta più di 5 mila anni fa e ritrovata nel 1991 sulle Alpi Venoste. Anche in Valle d’Aosta il ghiaccio ha restituito reperti naturali eccezionali, come la cosiddetta marmotta del Lyskamm, vissuta 6.600 anni or sono e oggi conservata al Museo Efisio Noussan di Saint-Pierre.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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