Per Nos Alpes alla scoperta, questa volta usciamo dalle Alpi, con un contributo che riceviamo a Patrice Ponza. Lo abbiamo incontrato al Salon du livre de Montagne de Passy, dove ha presentato il suo ultimo testo, Via Alpina. Mes Alpes intérieures un trekking di 2.000 chilometri alla scoperta di luoghi e paesaggi ma anche di se stesso (da leggere la recensione di Michel Moriceau).

Il personaggio merita attenzione: è di Barcelonette (dove tra l’altro ci sarà la Festa delle Alpi del 2027), e ha una storia personale speciale: è stato pastore, alpinista, scrittore, è un po’ girovago, molto curioso.
Patrice partirà per una nuova avventura, con Sébastien Golé, un pilota di linea di Air France. Vogliono attraversare il lago Pipmuacan in canoa. Il posto è incredibile, nel Québec in Canada, è difficile capire dove si trovi: bisogna cercarlo sulle carte. È un luogo selvaggio, e l’avventura durerà un mese, dal 15 settembre al 15 ottobre.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il testo di Patrice Ponza. Pensiamo anche al lettore italiano, ormai molto sedentario, per riscoprire insieme a lui il gusto dell’avventura che pure aveva una certa visibilità qualche tempo fa, anche nella Penisola.

(originale in lingua francese)

Il pastore e il pilota

Dalla valle dell’Ubaye alle rive selvagge del Pipmuacan, due uomini originari delle Alpi si apprestano ad attraversare in kayak uno dei vasti bacini idrici del Québec, nel cuore della foresta boreale. Da un lato, Sébastien Golé, pilota e comandante di volo presso Air France, abituato alla velocità, agli strumenti e agli orizzonti aperti. Dall’altro, Patrice Ponza, pastore e scrittore per la casa editrice La Trace, uomo della terra, degli animali e dei sentieri d’alta quota. A prima vista, tutto sembra opporli. Il primo si muove nei cieli, in un universo in cui la precisione e l’anticipazione sono essenziali; il secondo conosce gli alpeggi, le stagioni e il ritmo degli animali. Eppure, al di là dei loro mestieri e dei loro percorsi, una stessa terra li unisce: la valle dell’Ubaye e, soprattutto, una lunga amicizia, vero e proprio collante di questa avventura.

Il gusto per i grandi spazi

Il loro progetto consiste nel cambiare radicalmente territorio senza rinunciare a ciò che li caratterizza: il gusto per i grandi spazi, l’autonomia e l’ignoto. Destinazione: il Canada e il lago Pipmuacan, immensa distesa d’acqua incastonata nella foresta boreale del Québec. Per diversi giorni, i due uomini intendono percorrere il lago in kayak in completa autonomia, con l’attrezzatura necessaria per navigare, allestire il campo, pescare e cucinare. Le vette dell’Ubaye lasceranno il posto all’orizzontalità dell’acqua, le foreste d’alta quota all’immensità della foresta boreale. Lì, le distanze, il vento, l’umidità, gli sbalzi di temperatura e i silenzi di questo territorio innu saranno parte integrante della spedizione.

La pesca occuperà un posto centrale in questa ricerca di autonomia, sia come mezzo per nutrirsi sia come modo per entrare nel ritmo del lago. Aspettare, osservare, comprendere l’ambiente: un altro modo per scoprire un territorio dalle tradizioni ancestrali.
Anche la scelta dell’attrezzatura sarà al centro del progetto. Con il sostegno di Akammak, marchio francese di abbigliamento tecnico, i due avventurieri testeranno in particolare indumenti intimi termoregolatori in diverse situazioni: navigazione, pesca, sforzo fisico, attesa e notti in tenda. In un ambiente in cui è necessario passare costantemente dall’attività al riposo, gestire l’umidità e mantenere una temperatura corporea confortevole, l’abbigliamento diventa un vero e proprio elemento dell’attrezzatura da spedizione.

Non è solo uno spazio selvaggio

Ma il Pipmuacan non è solo uno spazio selvaggio. Il suo nome, di origine innu, richiama la storia antica di questo territorio. Il bacino idrico si trova nel Nitassinan, territorio ancestrale degli Innu, dove la foresta, i laghi e i fiumi costituiscono da generazioni uno spazio di vita, di spostamento, di caccia e di pesca. Il paesaggio racchiude anche un’altra storia, quella dello sfruttamento delle risorse e dell’industria forestale che ha profondamente plasmato il territorio del Québec. Tra immensità naturale e territorio industriale, il Pipmuacan offre così uno scenario al tempo stesso selvaggio e permeato dalla storia dell’uomo.

Per questi due Ubayens, questa traversata segnerà anche un cambiamento di punti di riferimento: gli stambecchi e i lupi lasceranno il posto ai caribù e agli orsi neri, gli alpeggi alle foreste boreali, la montagna all’acqua. Il gusto per l’avventura e la loro comune passione per questi territori, dove l’uomo deve imparare a osservare, a prevedere e ad adattarsi, saranno il cuore pulsante di questo viaggio.
La partenza si avvicina, è il 15 settembre. I kayak sono pronti, l’attrezzatura è stata selezionata e l’itinerario si delinea sulla mappa. Ora non resta che scoprire cosa ha in serbo per loro il Pipmuacan.

Il pastore conosce la terra. Il pilota conosce il cielo. Al Pipmuacan, dovranno imparare a conoscere l’acqua.

LEGGI ANCHE: Via Alpina, le mie Alpi interiori, di Patrice Ponza, di Michel Moriceau

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