Ététrad 2026, il Festival internazionale delle nuove musiche Trad in Valle d’Aosta, è iniziato martedì 25 agosto ad Aosta e prosegue soprattutto a Fénis fino al 29 agosto, con un epilogo in altitudine il 30 agosto, sui colli Citrin e Barasson, al confine con il Vallese.

Ai concerti da ascoltare si affiancano i bal, con la gente, e molta, che danza sotto il palco, in uno spirito di libertà e in un clima gioioso. Poi c’è il cibo, e poi la cultura, compresa una mostra dedicata agli oggetti sonori.

Etétrad nel 2026 svolge anche della formazione con corsi di canto e danza e la collaborazione con la Scuola di Formazione e Orientamento Musicale di Aosta (SFOM), che porta nel festival il campus estivo Cluster.

Per l’edizione 2026 i concerti del pomeriggio e l’area dedicata alla cucina si può accedere anche senza acquistare l’ingresso agli spettacoli serali.

Nei pressi del castello di Fénis è inoltre disponibile un’area campeggio per tende, aperta per la durata della manifestazione.

Un festival nato dalla ricerca sulle musiche tradizionali e alpine

La storia di Ététrad è legata alla ricerca dei Trouveur Valdotèn, formazione nata all’inizio degli anni Ottanta, che ha svolto un lavoro importante nella raccolta e nella valorizzazione delle musiche delle Alpi occidentali, con legami personali e di rete con associazioni, gruppi, territori. Tra questi va ricordato per esempio Noé Novel, con i concerti in prossimità del Natale che traggono ispirazione dai canti antichi di Bessans, in Haute Maurienne. La ricerca si è svolta anche sugli strumenti musicali, sia con il recupero sia con il loro impiego nei concerti e nella nuova produzione musicale.

Il festival nasce dunque nel 1998 su iniziativa della famiglia Boniface, parte essenziale dei Trouveur Valdotèn e si sviluppa fin dall’inizio con una formula itinerante, attraversando diversi comuni della Valle d’Aosta e legando il patrimonio musicale locale con altre tradizioni europee. Dal 2016 l’organizzazione è passata all’Associazione culturale Ététrad.

In quasi trent’anni la manifestazione ha progressivamente allargato il proprio campo: alla musica di tradizione orale, che è rimasta comunque presente, si è affiancata la ricerca contemporanea, contaminazioni tra generi e soprattutto il balfolk. A guardare i concerti, lo spettacolo è proprio notevole, di una comunità che balla.

Il Monte Bianco tra Savoia, Valle d’Aosta e Vallese

L’edizione 2026 occupa il secondo capitolo di una progettazione triennale, dal 2025 al 2027, costruita intorno al Monte Bianco.

Dopo una prima tappa dedicata alla Francia e ai Pays de Savoie nel 2025, quest’anno si parla di Svizzera, con particolare interesse per il Vallese. Nel 2027 sarà la volta dell’Italia in particolare alpina.

La programmazione anche di questa edizione presenta comunque una forte dimensione internazionale e globale: accanto alle produzioni alpine ci sono musicisti e repertori da altre aree d’Europa e del mondo.

(c) Association Ététrad

Da Aosta ai prati di Fénis

Il festival ha aperto il 25 agosto ad Aosta. Al Teatro Giacosa la Cie Fi ha presentato Wilfried, che rielabora richiami pastorali, campane, organetto, movimento e paesaggio alpino. La serata si è poi spostata in piazza Roncas con i Violons Volants, ensemble coordinato da Rémy Boniface, e con il bal dei Topette!!.

Dal 26 agosto il centro del festival si trasferisce a Fénis, tra il MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano di Tradizione, l’Arena Tsantì de Bouva e il Main Stage. Etétrad diventa un villaggio musicale, con concerti pomeridiani, balli serali, incontri e attività che proseguono fino a notte inoltrata.

Mercoledì 26 agosto il MAV inaugura alle 16 la mostra Sons de sonailles di Mauro Savin, dedicata agli oggetti sonori e alla loro costruzione artigianale. Alle 18 l’Arena Tsantì de Bouva ospita Wolf Gang e Thar Na Mara.

La serata sul Main Stage comincia alle 21 con Héloheïdi e prosegue alle 21.30 con l’Orchestre Alpestre. Héloïse Fracheboud, che partecipa a diversi momenti di Ététrad, reinterpreta lo yodel tradizionale svizzero mescolandolo ai suoni della natura, dalle montagne ai boschi, e a linguaggi contemporanei come hip-hop e sonorità globali, in uno stile personale sviluppato fin dagli esordi, nel 2004, tra strada e caffè, e portato oggi sui palchi svizzeri e internazionali.

Dalle 23 lo spazio passa alla danza con Traucanèu (bourrée, valzer e mazurke, melodie rurali rare tra sonorità modali e bordoni ipnotici) mentre Djîga (un duo tra Svizzera romanda e Paese Basco, con violino, canto, improvvisazione e groove) andrà avanti a partire dalle una e un quarto.

Il 27 agosto, Tre Martelli e Blowzabella, il 28 agosto tra libri, concerti e balfolk

Giovedì 27 agosto la giornata comincia alle 16 al MAV con il concerto della Walser Blaskapelle insieme a Marco Tardito. Alle 18 l’Arena Tsantì de Bouva ospita il bal di Plook.

Sul Main Stage torna Héloheïdi alle 21, seguito alle 21.30 dai Tre Martelli, una delle formazioni storiche della musica tradizionale piemontese. Alle 23 è la volta dei Blowzabella, gruppo di riferimento della scena folk europea, mentre dall’1.30 la notte continua con La Furie, un duo che sta viaggiando con molti concerti e molto bal trad.

Venerdì 28 agosto il programma si apre alle 11 al MAV con la presentazione di Chacho! – Cantant da paìz. Nello stesso spazio, alle 16, è previsto Raìs – Concerto poetico solare, nato con Rémy Boniface ed Elementa Teatro, tra musica, narrazione e gesto, ispirandosi anche alle contadoras e cantadoras sudamericane. Alle 18 Tradplus Duo porta il ballo nell’Arena Tsantì de Bouva: è un duo italiano con organetto e violino in un balfolk energico.

La sera inizia ancora con Héloheïdi alle 21.

Alle 21.30 arrivano sul Main Stage i Mitsune: per capirsi, è una band folk fusion berlinese, con musicisti di origine giapponese, australiana e greca, che mescola tradizione giapponese e sonorità psichedeliche e contemporanee. Poi alle 23.15 ci sono i Beat Bouet Trio, nato nella campagna di Ploërmel in Bretagna, mescola canti tradizionali in gallo con rap, trap, dancehall, fisarmonica e beatbox. Lucas Thébaut chiude con il bal dell’1.30: fisarmonicista del Poitou, da quasi vent’anni mescola ricerca, musica, ritmo e movimento.

Premio Betti Zambruno, musica valdostana e poi la sera si balla con i concerti

Sabato 29 agosto una parte del festival interessa anche Nus. All’Auditorium, alle 11, è in programma la presentazione degli stage di formazione di musica d’insieme e canto, tra l’altro con una degustazione.

A Fénis, dalle 16, il MAV ospita l’animazione di Diouga Zanetta, pensata per un pubblico di tutte le età. Alle 18 Panighiröl si esibisce all’Arena Tsantì de Bouva: nati in Ticino nel 1981, portano leggende e racconti popolari in canzoni acustiche tra memoria alpina e con toni contemporanei.

Sul Main Stage, alle 21, viene assegnato il Premio Betti Zambruno, che ricorda la ricercatrice di musica popolare e della tradizione orale piemontese. Alle 21.15 segue il concerto di Ruben Voyat, con il francoprovenzale che si unisce a sonorità new folk e indie, e con racconti di memoria, lavoro, emozioni e di persone.

La serata continua con La Fanfareduloup (di Ginevra, con fiati e percussioni, jazz, funk, samba e musiche del mondo, lo spirito è festoso e coinvolgente) et Frères de Sac Quartet (tradizioni europee, da Bretagna a Auvergne fino alla Svezia, con originalità e néo-trad, fisarmoniche, flauti, clarinetto basso e nyckelharpa, un vecchio strumento svedese ad arco e a tastiera).

In mezzo ci si trova Rémy Boniface e Patates Sound System, con suoni tra bal trad, rock progressivo e techno, con ghironda e cornamusa mescolati con synth, chitarre, banjo, batteria ed elettronica. Non so se ci siamo spiegati, in tutto questo va e vieni di strumenti e suoni tra passato e presente giovane e vivace. E comunque si balla, e si va poi avanti ancora a partire dalle 1 e 30 con Duo du Balcon, anche qui con un mix di bal trad, rock progressivo e techno, con ghironda, cornamusa, synth, chitarre, banjo, batteria ed elettronica.

Domenica 30 agosto tra Valle d’Aosta e Vallese, in quota

Domenica 30 agosto Ététrad salità sui colli Citrin (a quasi 2500 metri di quota) e Barasson, a quasi 2700 metri) tra Valle d’Aosta e Vallese. Ci saranno due gruppi, per un’esecuzione simultanea.

L’idea è anche di usare dei corni delle Alpi, utilizzati per comunicare a distanza. È coerente con il tema del 2026, con uno sguardo proprio al Vallese e alle valli alpine: un modo di vedere la montagna e la comunità che la abita.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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