Dal 1° settembre 2026, in Francia la fattura elettronica è diventata obbligatoria per tutti i soggetti fiscali con sede nel Paese, ma solo in ricezione. Dal 1° settembre 2027, anche le PMI dovranno inviarle su piattaforma, cosa che già fanno le grandi imprese.

L’Italia ha introdotto la fatturazione elettronica obbligatoria per gli enti pubblici nel 2014 e per tutte le imprese dal 2019, quindi otto anni prima della Francia, se si considera la data conclusiva del 2027. Nei Paesi dell’Unione europea la fatturazione elettronica B2B procede a velocità diverse: è obbligatoria in Romania dal 2024, mentre Germania, Polonia e Francia la stanno introducendo gradualmente tra il 2025 e il 2028.

Il Belgio ha introdotto l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica B2B dal 1° gennaio 2026. In Svizzera, che è fuori dall’Unione europea, la fatturazione elettronica è disponibile su varie piattaforme ma non è obbligatoria: la dimensione digitale non ha un effetto sul procedimento fiscale.

Non esiste un sistema europeo comune, la frammentazione sul piano fiscale è evidente e non aiuta il mercato unico. L’Unione europea sta lavorando a un sistema che riguarda soprattutto l’IVA, e con tempi lunghi, dal 2030 al 2035. Le operazioni transfrontaliere dunque rimarranno come ora, con gli adempimenti rivolti alla sola propria amministrazione fiscale nazionale.

La Francia comincia dal 1° settembre, in ricezione per tutti, per i grandi anche in emissione

Dal 1° settembre 2026 tutte le imprese francesi devono essere in grado di ricevere fatture elettroniche. Alla stessa data scatta l’obbligo di emissione per le grandi e medie imprese. Per piccole e medie imprese e microimprese l’obbligo di emettere fatture elettroniche partirà invece il 1° settembre 2027.

La Francia aveva inizialmente previsto un sistema centralizzato, con il Portail public de facturation collegato a Chorus Pro, la piattaforma già usata per la fatturazione verso il settore pubblico. Nel 2024 il governo ha però cambiato impostazione e ha affidato lo scambio delle fatture tra imprese a una rete di piattaforme private accreditate e interoperabili, cioè quelle attraverso cui analogamente in Italia si elaborano le fatture: per citare degli esempi, Sage, Cegid, SAP, Je facture, Qonto, Odoo, Yooz. Allo Stato resta l’annuario centrale e la raccolta dei dati fiscali.

Il modello multipiattaforma è diffuso anche altrove in Europa: il Belgio, per esempio, ha scelto una rete aperta basata su Peppol come metodo di interscambio, anziché un unico sistema centralizzato, come in Italia, con lo SDI, Sistema di interscambio.

Niente cambiamenti per la fattura transfrontaliera

Non esiste un sistema europeo, anche senza riflesso fiscale, che riceva una fattura a Milano e la consegni automaticamente all’infrastruttura fiscale francese a Lione, o viceversa, né esiste interoperabilità strutturata tra le piattaforme private. Ogni impresa nel proprio sistema fiscale nazionale emette una fattura nel proprio formato, applica le attuali regole per l’IVA intracomunitaria o estera, e poi trasmette l’informazione fiscale alla propria amministrazione nazionale, quindi per esempio con il cosiddetto reverse charge.

Gli operatori possono naturalmente utilizzare software, intermediari e reti, ma questo non equivale a un sistema europeo coordinato.

L’armonizzazione europea parte nel 2030, per Italia e Francia dal 2035

Il passaggio a un maggiore coordinamento europeo è previsto con il VAT in the Digital Age, (in sigla, ViDA), adottato a marzo 2025. I tempi sono piuttosto lunghi: dal 1° luglio 2030, o dal 2035 per alcuni Stati, le operazioni B2B transfrontaliere all’interno dell’Unione saranno sottoposte a procedimenti armonizzati di comunicazione digitale basati su fatture elettroniche strutturate conformi allo standard europeo EN 16931.

Non ci sarà un unico portale europeo, e quindi resteranno i sistemi privati, con la frammentazione tra i Paesi membri. Il sistema ViDA europeo intende rendere compatibili dati, formati e sistemi nazionali, con informazioni strutturate secondo regole comuni.

La scadenza del 2030 riguarda solo alcuni Stati: quelli che già hanno sistemi nazionali di reporting digitale in tempo reale, come Italia e Francia, potranno completare l’allineamento alle nuove regole europee entro il 1° gennaio 2035.

A Bruxelles, gli Stati membri si sono presi del tempo quindi, quasi dieci anni.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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