Per i naturalisti si tratta di una notizia attesa da anni, ma che evidenzia anche la precarietà della situazione di queste due specie di uccelli mitici ed emblematici delle montagne: la tutela della Pernice bianca e del Gallo cedrone è in vigore in Franica dal 12 agosto scorso.
In tutto il Paese, la loro caccia è ora vietata e regolamentata, come in altri territori europei. In Italia, ad esempio, la Pernice bianca è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa a causa del declino registrato negli ultimi anni, ma possibilità di cacciarla dipende dalla disciplina di ognuna delle Regioni in cui è presente, in un contesto comunque caratterizzato da ricorsi e polemiche.
L’inserimento nella Lista costituisce una notizia particolarmente degna di nota, poiché « dal 2009 in Francia, data di pubblicazione del decreto che stabilisce l’elenco degli uccelli protetti sul territorio e le modalità della loro protezione, nessuna specie di uccello era stata aggiunta all’elenco delle specie protette», come sottolinea Yoann Bunz, responsabile della fauna vertebrata presso il Parco nazionale degli Écrins, a cavallo tra i due dipartimenti delle Hautes Alpes e dell’Isère.
L’inserimento in questo elenco, stabilito con decreto ministeriale nel 2009 e che conta oltre 250 specie di uccelli, tra cui il falco pellegrino, il gipeto o ancora l’emblematica aquila reale, rende di fatto queste specie non cacciabili e significa anche che il loro habitat, le loro uova, i loro nidi, i loro siti di riproduzione e le loro aree di riposo beneficiano anch’essi di una protezione contro qualsiasi distruzione, alterazione o degrado. Ciò può inevitabilmente avere ripercussioni sui progetti di sviluppo o sulle intenzioni di sviluppo o di costruzione (ad esempio funivie per la pratica dello sci sui ghiacciai o nelle loro vicinanze).
Una protezione forte, quasi definitiva
Si tratta quindi di una protezione forte, quasi definitiva, poiché occorrerebbe un intervento legislativo per «escludere» queste due specie, il Lagopus muta e il Tetrao urogallus, da questo elenco protettivo.
Come sottolinea del resto il Ministero francese della Transizione ecologica, della biodiversità e dei negoziati internazionali sul clima e sulla natura, « questa inclusione si inserisce in un approccio globale alla conservazione basato sul miglioramento delle conoscenze, sul monitoraggio delle popolazioni e sulla conservazione e il ripristino degli habitat favorevoli alla specie ». Andando così «a integrare le misure già avviate per arrestarne il declino», ha dichiarato la ministra francese Monique Barbut (ex presidente dell’ONG WWF Francia – World Wildlife Fund – dal 2021 al 2023).
La Strategia nazionale francese per la biodiversità 2030
Inoltre, in Francia questa protezione rientra negli obiettivi della Strategia nazionale per la biodiversità 2030, «volta ad arrestare l’erosione della biodiversità e a ripristinare gli ecosistemi degradati». Tuttavia, ciò significa soprattutto che la situazione di questi uccelli è preoccupante, con un forte rischio di estinzione a medio termine.
Per quanto riguarda la Pernice bianca, che in Francia si trova nell’area alpina, dall’Alta Savoia al Mercantour, e sulle alte vette dei Pirenei, le statistiche mancano di precisione, ma le diverse campagne di censimento effettuate da decenni mostrano un calo drastico e costante del numero di esemplari, delle coppie e delle aree di nidificazione.
Infatti, da un punto di vista puramente numerico «è complicato, se non addirittura illusorio, stimare la popolazione della Pernice bianca su larga scala, come nel caso del Parco nazionale degli Écrins. Detto questo, all’interno del territorio esistono “siti di riferimento per la specie” che sono oggetto di monitoraggi scientifici regolari, al fine di stimarne l’andamento demografico. Vengono utilizzati anche altri strumenti, come la modellizzazione degli habitat favorevoli alla specie», sottolinea ancora Yohann Bunz.
Nel Parco Nazionale degli Écrins, i siti di riferimento si trovano a Chantelouve nel Valbonnais, in un’area vicina al Saut-de-Laïre (tra Champsaur e l’Embrunais), nonché sul sito del Col d’Arcine, nel Briançonnais, «di fronte» alle maestose vette della Meije.
Un habitat raro e in pericolo
Un uccello che risale alle ere glaciali? È una delle particolarità di questa piccola pernice delle nevi. È un testimone, come può esserlo anche la lepre variabile, di altri tempi antichi, di altri climi, di un’epoca ormai lontana, in cui le nevi e i ghiacciai coprivano territori montani più estesi e in cui i limiti ghiaccio-neve scendevano molto più in basso nelle valli.
Come spiega ancora Yoann Bunz «gli studi dimostrano una fortissima influenza del manto nevoso sulla presenza della pernice bianca. Maggiore è il numero di giorni all’anno in cui il suolo è ricoperto di neve – almeno 200 giorni all’anno – maggiore è la probabilità che la specie sia presente. È perfettamente adattata a queste condizioni estreme: piume isolanti, muta stagionale per adattare il proprio camuffamento, capacità di scavare «igloo» ecc..»
Il paradosso di questo uccello dal piumaggio variabile, che muta tre volte all’anno – in estate, autunno e inverno, proprio come la lepre variabile – risiede proprio nel suo straordinario adattamento alle stagioni, che è anche un suo elemento di fragilità.
Se l’inverno e la neve arrivano troppo tardi, il suo piumaggio ha già completato la «muta»: si trova ad essere quindi di un bianco immacolato in un ambiente ancora dai toni bruno-marroni di fine autunno.
Al contrario, in primavera, quando dovrebbe essere ancora perfettamente adattato alle ultime nevicate di aprile o maggio, uno scioglimento precoce della neve può lasciare la Pernice bianca, che non ha ancora indossato il piumaggio estivo, ancora bianca tra i primi colori della primavera. «Questo disallineamento tra la muta e i cambiamenti del suo habitat la rende più vulnerabile alla predazione », come precisa ancora lo specialista della fauna vertebrata del Parco nazionale degli Écrins.
Vulnerabile perché può essere preda dei suoi predatori naturali, e vulnerabile perché non sempre riesce a trovare il cibo.
Riscaldamento globale delle nostre montagne
Alla fine, si tratta del secondo paradosso per questo volatile. È un indicatore, suo malgrado, del riscaldamento globale delle nostre montagne. Il suo areale di distribuzione, la sua «mappa degli habitat favorevoli», si sta restringendo e sta scomparendo a poco a poco, anno dopo anno. Secondo le proiezioni dell’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), in termini di possibili scenari di evoluzione del clima e di modelli realizzati per la pernice bianca, la constatazione è inequivocabile. Infatti, «entro il 2070 i modelli prevedono una diminuzione media del 36% dell’habitat favorevole al Lagopedo alpino, e di oltre il 50% entro il 2100. Ciò si tradurrà probabilmente, a medio termine, in una progressiva scomparsa di parte delle popolazioni delle Prealpi e delle Alpi meridionali», precisa ancora Yoann Bunz.
Di conseguenza, poiché i siti favorevoli si spostano gradualmente verso altitudini sempre più elevate, gli uccelli si ritroveranno in una sorta di «isole d’altitudine» sempre più ristrette e distanti le une dalle altre, il che comporta un’altra minaccia. Quella di un impoverimento genetico, dovuto alla mancanza di un sufficiente rimescolamento tra i diversi individui a causa del loro isolamento, che ne riduce così la sostenibilità a lungo termine.
Infatti, la Pernice bianca, pur essendo perfettamente adattata alle alte vette ghiacciate e innevate, non è una grande avventuriera né una grande viaggiatrice. Almeno questo è quanto sembrano dimostrare gli studi e il monitoraggio degli esemplari tramite GPS (come avviene per alcuni esemplari nel Parco nazionale del Mercantour).
Una vittoria per la protezione della pernice bianca
Per la LPO (Lega per la Protezione degli Uccelli), che da circa dieci anni opera presso i ministeri francesi e i prefetti, presentando ricorsi presso i vari tribunali amministrativi contro le autorizzazioni di caccia alla pernice bianca, si tratta di una vittoria per la sua protezione.
Si tratta inoltre, come sottolinea Anaël Marcha, responsabile della mediazione giuridica presso la LPO PACA (Région Sud – Provenza-Alpi-Costa Azzurra), di un adeguamento «alla direttiva europea che impone allo Stato francese di attuare misure per proteggere la specie».
È vero che, di fatto, in alcuni Dipartimenti, come le Alte Alpi, dal 2021 le quote di caccia – rinegoziabili ogni anno – erano state fissate a zero con decreto prefettizio. Ma ciò lasciava in sospeso alcuni rischi e comportava la necessità di presentare ricorsi d’urgenza ogni autunno, all’apertura della caccia alla specie.
Ciò vale del resto ancora per altre specie di uccelli emblematici, come il Gallo cedrone o la Corturnice. Queste due specie potrebbero essere le prossime ad essere inserite nell’elenco francese delle specie protette, sancendo così il loro status di grande vulnerabilità.
Quale protezione per il gallo cedrone?
Entrambe fanno infatti parte della Lista Rossa dell’IUCN. Del resto il Prefetto delle Alte Alpi ha anticipato i tempi, poiché nel suo decreto del 26 maggio 2026, con le date di apertura della caccia nel Dipartimento, ha classificato quattro galliformi di montagna, tra cui il gallo cedrone, la pernice bartavella e il gallo cedrone di bosco, come escluse dal «piano di caccia» per la stagione 2026-2027.
Ricordiamo che anche questi uccelli sono soggetti a forti pressioni legate non solo al riscaldamento globale e alla riduzione dei loro habitat naturali, ma anche a un’eccessiva frequentazione dei loro territori. Infatti, in alcune zone, come ad esempio le alture dei comuni confinanti con i comprensori sciistici, gli sciatori fuoripista, o talvolta gli escursionisti con le racchette da neve, possono trovarsi ad attraversare aree di nidificazione.
Dunque, per proteggere gli uccelli, talvolta vengono segnalate “zone di tranquillità” con dei cartelli, per richiamare l’attenzione degli sportivi e consentire una convivenza il più armoniosa possibile tra esseri umani e galliformi di montagna.
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