A Ventimiglia, la cooperazione italo-francese in materia di migrazione fa un nuovo passo avanti con un accordo volto ad accelerare i trasferimenti di persone in situazione irregolare tra i due Paesi.
Firmato il 24 settembre 2026 presso la Prefettura di Imperia, alla presenza dei prefetti Antonio Giaccari e Jean-Marie Girier (Prefetto delle Alpi Marittime), questo protocollo sperimentale riunisce i servizi di polizia di frontiera di Ventimiglia e delle Alpi Marittime. Questo accordo si inserisce in un contesto recente che denota la volontà di una maggiore cooperazione a livello transfrontaliero e si inserisce nel quadro delle relazioni italo-francesi e del Trattato del Quirinale.
Una procedura per le pattuglie miste
Il dispositivo riguarda le persone intercettate in prossimità del confine da pattuglie composte da agenti di polizia francesi e italiani. Esso mira a facilitare la loro consegna alle autorità del Paese confinante, secondo la procedura prevista dall’articolo 23 bis del Codice delle frontiere Schengen, introdotto nel giugno 2024. I comunicati francesi lo presentano come una prima applicazione di tale procedura in Francia. Per quanto riguarda il flusso, si tratta di cittadini che transitano dall’Italia alla Francia.
Il quadro europeo impone diverse condizioni: deve essere chiaramente accertato l’arrivo diretto dall’altro Stato, così come l’assenza di diritto di soggiorno nel Paese in cui la persona viene fermata. Il trasferimento deve avvenire immediatamente e al più tardi entro ventiquattro ore. Esso viene effettuato verso lo Stato confinante, non verso il Paese d’origine.
I richiedenti asilo e i beneficiari di protezione internazionale sono esclusi da questa procedura. Alla persona interessata deve essere consegnata una decisione individuale, contro la quale spetta il diritto di ricorso, senza sospensione automatica del trasferimento. In generale, si tratta quindi di una procedura ben regolamentata.
Da Montgenèvre ad Antibes, una cooperazione che si consolida
Le pattuglie congiunte hanno una storia più lunga. Il 2 ottobre 2022, Carabinieri e Gendarmi francesi avevano effettuato un primo servizio congiunto a Oulx, durante la Fiera Franca. Tale cooperazione era stata allora presentata come uno strumento per rispondere alle esigenze di sicurezza degli abitanti e dei turisti dei comuni di confine. Esistono inoltre uffici di polizia congiunti presso il tunnel del Monte Bianco e a Fréjus.
Più recentemente, il 15 aprile 2026, dopo un incontro a Montgenèvre e una presentazione delle pattuglie miste, i responsabili dei Carabinieri e della Gendarmeria si sono recati a Marsiglia. In tale occasione sono stati firmati protocolli operativi per le province di Cuneo e Imperia.
Successivamente, il 25 giugno ad Antibes, in occasione del vertice italo-francese, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Laurent Nuñez hanno firmato un documento volto a rafforzare le brigate miste, che si occupano di immigrazione irregolare e criminalità transfrontaliera.
L’accordo del 24 settembre si inserisce in questo quadro di avvicinamento, sebbene riguardi tematiche e specializzazioni diverse.
Nelle Alpi, i passaggi continuano
Sull’asse Oulx–Montgenèvre–Briançon, i controlli coesistono da anni con il proseguimento dei attraversamenti. Come ha dimostrato Nos Alpes, il rifugio Fraternità Massi di Oulx ha registrato 11.504 nuovi arrivi nel 2025, contro i 5.773 del 2024, di cui 2.899 minori non accompagnati. A Briançon, Refuges Solidaires dichiara di accogliere oltre 5.000 persone all’anno.
Queste cifre non rendono conto di tutti gli attraversamenti e testimoniano la persistenza dei flussi migratori. Le persone soggiornano generalmente uno o due giorni in questi rifugi, prima di proseguire il loro viaggio.
Anche l’accoglienza è precaria: a Briançon l’attività è stata sospesa dal 1° al 5 agosto 2026, mentre a Oulx il rifugio Massi rimarrà chiuso a partire dal 1° settembre per lavori di ristrutturazione.
Un ravvicinamento politico ed europeo
Questa cooperazione si sviluppa in un contesto politico in evoluzione: il governo di Giorgia Meloni ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare una priorità (con ampie critiche, anche sull’incertezza dei risultati). Nell’ottobre 2024, Bruno Retailleau e Matteo Piantedosi avevano annunciato un’unità comune di ricerca sulle reti dei trafficanti a Ventimiglia. Ad Antibes, lo scorso giugno, i due governi hanno confermato la loro volontà di collaborare sulle politiche migratorie, anche con la Germania.
Anche le norme europee stanno evolvendo, dopo l’adozione nel 2024 e l’attuazione nel giugno 2026 del Patto sulla migrazione e l’asilo. La riforma del Codice delle frontiere Schengen, di cui fa parte l’accordo di Imperia, fornisce a sua volta ulteriori strumenti in questa direzione.
Effetti ancora da valutare
Le autorità si aspettano innanzitutto che il protocollo riduca i tempi e le procedure tra i servizi francesi e italiani. Le riammissioni esistevano già, in particolare nell’ambito dell’accordo di Chambéry del 1997; la sperimentazione dovrebbe rendere più rapidi alcuni rimpatri.
Il suo effetto sul numero di attraversamenti resta da stabilire. I dati dei rifugi alpini mostrano che gli spostamenti sono proseguiti nonostante i controlli, ma non consentono di prevedere le conseguenze del nuovo dispositivo a Ventimiglia.
Sarà necessario osservare i risultati in entrambi i sensi: i tempi effettivamente risparmiati e le condizioni di accesso ai diritti.
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