Il 6 ottobre sono in corso nuove manifestazioni di protesta degli studenti delle scuole superiori anche nelle Alpi francesi, sostenute anche da sindacati degli insegnanti, organizzazioni universitarie e associazioni dei genitori. È un fenomeno emerso in qualche area e poi si è esteso in tutta la Francia, con scontri, alcune violenze, e un grande coinvolgimento dei giovani. Le proteste riguardano le condizioni di studio: carenza di personale, classi affollate, orari pesanti e condizioni degli edifici.
Ci sono proteste dall’agglomerazione di Grenoble alle città della Costa Azzurra, fino alle valli savoiarde. Per esempio nell’Isère, il liceo Emmanuel-Mounier di Grenoble è già mobilitato dal 28 settembre mentre in Savoia, sono coinvolti anche studenti di Moûtiers, Albertville e Saint-Jean-de-Maurienne. Nelle Hautes-Alpes, dove il 2 ottobre non risultavano blocchi, per oggi sono annunciate iniziative a Gap e Briançon.
Le richieste degli studenti
Le organizzazioni sindacali che sostengono il movimento chiedono di sostituire gli insegnanti assenti, ridurre il numero di alunni per classe, consolidare la struttura del personale educativo, sanitario e di accompagnamento agli studenti con disabilità.
Nell’Isère, per esempio, l’intersindacale segnala la mancanza di infermieri, psicologi e assistenti educativi, oltre a locali scolastici con temperature troppo elevate a giugno. In Savoia, la FSU richiama anche le difficoltà di accesso alle cure e al sostegno sociale. Force Ouvrire Isère chiede di abolire Parcoursup, il sistema di candidatura e ammissione all’istruzione superiore e universitaria.
Il 2 ottobre una delegazione di sei licei di Grenoble è giunta al Rettorato. Gli studenti non hanno apprezzato l’esito dell’incontro e hanno confermato la prosecuzione della protesta. Per oggi, 6 ottobre, a Grenoble, l’appello è sostenuto anche dalla FCPE, federazione dei genitori della scuola pubblica, mentre appuntamenti sono previsti a Chambéry e Nizza.
Chiusure, lezioni a distanza e incidenti
In alcune città, ai blocchi e ai cortei si sono aggiunti gli incendi di cassonetti, lanci di oggetti, scontri e danneggiamenti. Le autorità hanno disposto chiusure e modifiche all’attività scolastica: 29 licei pubblici dell’Isère sono rimasti chiusi il 2 ottobre, mentre nelle Alpi Marittime 28 istituti hanno svolto lezioni a distanza il 5 ottobre.
Fra questi ultimi figurano anche i licei Paul-Valéry e Pierre-et-Marie-Curie di Mentone. In Alta Savoia, le lezioni a distanza continuano in cinque istituti di Annecy e Argonay, fra cui il Berthollet e il Louis-Lachenal.
In Alta Savoia, secondo le indicazioni della prefettura del 2 ottobre, 15 istituti avevano organizzato raduni, senza blocchi totali, ma con 30 persone fermate e due gendarmi lievemente feriti. A Passy, il 1° ottobre, circa un centinaio di studenti si era riunito davanti al liceo del Mont-Blanc. A Briançon, gli studenti del liceo Suzanne-Joulié-Roos hanno invece annunciato per il 6 ottobre un blocco filtrante che intendono mantenere pacifico.
Poi c’è un dibattito sulla didattica a distanza in queste situazioni di crisi: il SNPDEN-UNSA, sindacato dei dirigenti scolastici, la considera una soluzione per proseguire l’insegnamento quando manca la sicurezza necessaria e quando ci sono blocchi, mentre il SNUEP-FSU di Nizza contesta che si possano sostituire le lezioni in presenza.
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